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Diritto d’autore Ue e cent’anni fa il duello Mussolini-d’Annunzio

Il Parlamento europeo ha approvato le nuove regole sul diritto d’autore. Adesso gli autori (giornalisti, poeti, cantautori, musicisti, sceneggiatori…) hanno uno strumento in più per contrattare con giganti tipo Google compensi e royalties. Le multinazionali del web non potranno più sfruttare senza pagare dazio le creazioni altrui. Non è che da oggi filerà tutto liscio, ma almeno i legislatori europei hanno dato un segnale forte e chiaro.

Questa battaglia sul copyright a livello europeo ha parecchi punti di contatto con il “duello” combattuto circa cent’anni fa (esattamente nel 1925) da Benito Mussolini e Gabriele d’Annunzio. Lo scambio di lettere ricorda due schermidori d’alto livello, che si confrontano a colpi di fioretto.

Dopo un lungo periodo di “preparazione atletica”, il 3 giugno del 1925, d’Annunzio informa Mussolini: «Ho terminato la nota sopra i diritti d’autore e confermo che l’avrai giovedì». Il 17 scrive: «Perdonami se non ho mandato la nota sul diritto d’autore…». Il 24 giugno Mussolini scrive: «Mio caro Compagno, ti mando il testo del disegno di legge sui diritti d’autore, così com’è uscito dalla collaborazione fra Ministero dell’Economia Nazionale, Società degli Autori e sottoscritto». Sottolineando che il 2 luglio intendeva presentare la legge in Consiglio dei ministri, Mussolini invitava il Vate a leggere «attentamente articolo per articolo» il testo ed apporvi «al margine le eventuali modifiche».

Il 30 giugno, d’Annunzio scrive: «…mi sono messo a dare una severa forma italiana al disegno di legge» e Mussolini replica a stretto giro di posta: «Ma quando mi rimanderai il progetto?».

Il 5 luglio insiste telegraficamente: «Martedì si riunisce nuovamente Consiglio Ministri. Puoi mandarmi disegno legge diritto d’autore?».

Il 6 luglio il Comandante risponde: «Entro la settimana avrai il bel rospo legilslativo».

Alla fine del mese (il 29) scrive: «Abbi pazienza. Riceverai fra breve anche il terribile disegno di legge, grondante sangue e poltiglia cerebrale».

Il 1° agosto Mussolini telegrafa: «Attendo soprattutto testo disegno di legge che autori tutta Italia e mondo aspettano impazientemente per tutela sicura loro diritto».

Il 10 agosto il Duce scrive al Questore Rizzo: «Prevenga il Comandante che lunedì 24 comincerà una nuova sessione di Consiglio dei Ministri e che vorrei varare la legge sui diritti di autore».

Sette giorni dopo bissa: «Voglia ancora ricordargli che il 25 agosto comincia la nuova sessione Consiglio Ministri e che disegno di legge è atteso non solo Italia ma Europa da tutti autori».

Il 27 agosto 1925, d’Annunzio parla del suo «lungo indugio nel rinviarti il Disegno di legge sul Diritto d’autore» e aggiunge: «Quando ebbi in mano il testo, inorridii come se per caso avessi stretto in pugno un ficodindia irto di molli ma perfide spine». Dopo aver sottolineato che «da settimane mi provo a riscrivere con la mia penna agilissima il Disegno», conclude: «A un tratto, delibero di chiederti scusa e di rinviarti il fascicolo». A consolazione, d’Annunzio scrive: «…troverai tre o quattro note per me importanti».

I testi integrali di questo duello, sono nel libro a cura di Renzo De Felice e Emilio Mariano “Carteggio d’Annunzio Mussolini 1919/1938”, Mondadori 1971.

Il testo definitivo fu varato con regio decreto legge 7 novembre 1925 con il titolo “Disposizioni sul diritto di autore” (http://www.ubertazzi.it/wp-content/uploads/codice_diritto_autore_doc504.pdf).

Quel decreto fu pubblicato in Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, Provveditorato Generale dello Stato – Libreria, Roma, 1925, n. 1950, ed in GU 20 novembre 1925 n. 270. Entrò in vigore il 10 settembre 1926, e fu convertito dalla legge 18 marzo 1926 n. 562. A guerra persa, fu abrogato dalla legge 22 aprile 1941 n. 633.

Meno male che Gabriele d’Annunzio non aveva sprecato invgentiva ed energie per una legge “fascista” cancellata poi dall’antifascismo militante.

 

 

 

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