Prima / FOCUS / Documenti / 50° Lotta di Popolo. L’Agenzia Italia porta i nazimaoisti a Legge

50° Lotta di Popolo. L’Agenzia Italia porta i nazimaoisti a Legge

Un documento del 18 gennaio dl 1969 nell’intestazione porta “Diritto non strumento di conservazione ma coscienza rivoluzionaria. Ciclostilato grazie alla carta che avevamo rubato a Scienze Politiche, prima che fosse occupata dai compagni, il foglio gettava le basi per l’elaborazione di una teoria del Diritto adeguato ad un modello di società diverso da quello che avevamo ereditato dall’Ottocento (sia pure modernizzato in alcune parti nella prima metà del Novecento).

Un obiettivo ambizioso, che camminava sul binario di una nuova riforma. Per avere il consenso e la partecipazione attiva degli iscritti a Legge, come ho già più volte ricordato, dovevamo presentare progetti e proposte per un miglior funzionamento dell’Università. Le commissioni di studio, alle quali partecipavano anche assistenti e liberi docenti, si occupavano delle materie previste dai corsi di studio e di temi più vasti, sia sul piano tecnico-giuridico che sul versante geopolitico.

Quello stesso giorno, in un comunicato stampa rispondevamo all’Agenzia Italia (di proprietà dell’Eni) che ci aveva definiti nazimaoisti.

Ecco il testo del documento:

«18 GENNAIO I969 – 1° DOCUMENTO DELL’OCCUPAZIONE DI LEGGE

DIRITTO NON STRUMENTO DI CONSERVAZIONE MA COSCIENZA RIVOLUZIONARIA

La cancrena che rode l’Università italiana affonda le sue radici nel pantano limaccioso della disfatta della nostra società. Le strutture partitocratico-parlamentari, invischiate nel baratto, ormai “istituzionalizzato”, delle fette del potere e del sottopotere, non sono riuscite, con l’ultimo aborto (Riforma Sullo), a dare un abbozzo di risoluzione al problema universitario. Infatti, anche sotto la nuova veste (Riforma Sullo), il corpo rimane lo stesso:

  1. a) reiterato incremento dell’autoritarismo accademico
  2. b) più pressante presenza politico-partitica negli organi universitari (es: C.N.U.)
  3. c) soffocamento della rappresentanza studentesca ridotta al misero 25% negli organismi rappresentativi.

Per questi motivi, il Movimento Studentesco di Giurisprudenza ha proceduto all’occupazione della Facoltà come necessario momento di analisi in funzione della ricerca di nuovi sistemi dì lotta contro le imposizioni del Potere politico. Conscio della necessità di ricercare una nuova e viva impostazione umana che risponda alle vere esigenze dell’individuo nel momento storico in cui vive ed opera, il Movimento Studentesco di Giurisprudenza richiama tutti gli studenti alle proprie responsabilità e li invita a partecipare all’iniziativa nell’ambito dell’occupazione. Si è resa necessaria la creazione di varie commissioni di studio articolate in modo da studiare un progetto di ristrutturazione generale dell’Università su nuove e più concrete forme per rendere più corrispondente tale organismo alle esigenze della realtà studentesca.

Movimento Studentesco di Giurisprudenza»

Toccava combattere contro i baroni delle cattedre, da una parte, e, dall’altra, costruire una “ideologia” senza etichette. Né destra, né sinistra, per noi, era un punto basilare. «…ricercare una nuova e viva impostazione umana che risponda alle vere esigenze dell’individuo nel momento storico in cui vive ed opera…» diventava possibile se fossimo stati in grado di estrarre contenuti dalle nostre culture personali da innestare in una società malata. Oggi, vedendo come stiamo combinati, l’aggettivo “malato” è del tutto inadeguato oltre che insufficiente.

Spedire a giornali, agenzie, telegiornali etc. nostri comunicati stampa fu spontaneo: volevamo far sentire la nostra presenza. Va anche detto che in molti avevamo in mente il giornalismo come sbocco professionale.

Ecco il testo:

«COMUNICATO STAMPA

L’assemblea degli occupanti di Giurisprudenza ha esaminato questa mattina le relazioni delle commissioni di studio sui problemi della facoltà e sulle esigenze di ristrutturazione dell’Università in base ai princìpi di autonomia dal potere politico ed economico e di partecipazione effettiva degli studenti all’autogoverno dell’Università ed all’attività di ricerca e di studio.

L’assemblea ha poi deplorato vivamente la mistificazione operata dalla stampa circa i motivi dell’occupazione e la qualificazione degli occupanti, definiti inopinatamente “nazi-maoisti”, quasi a significare uno stato di confusione ideologica e di gratuito estremismo, mistificazione dovuta alle menzogne dell’agenzia “Italia”, organo semiufficiale di alcuni ambienti governativi e non nuova a tale genere di montatura giornalistica, che ha attribuito l’occupazione a gruppi completamente estranei ad essa, quali il neo—fascista “Caravella” e il marxista-leninista “Stella Rossa-Valle Giula”.

L’assemblea è stata aggiornata a lunedì ore 11, mentre prosegue il lavoro delle commissioni di studio.

L’assemblea degli occupanti della facoltà di Giurisprudenza

Roma, 18 gennaio 1969».

Ci interessava, dunque, smentire (ma non ci riuscimmo, tant’è che ancora oggi quella definizione gira da tutte le parti) di essere dei “nazimaoisti” e, anche, di sottolineare i termini “autonomia” e “partecipazione”.

 

 

CONDIVIDI

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close