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Storia e storie. L’Italia, espressione geografica

Di tanto in tanto, qualcuno cita l’offesa che il principe di Metternich lanciò all’Italia definendola una «espressione geografica». Meno male che l’appiattimento (sub)culturale ha cancellato il vezzo delle citazioni latine (invariabilmente errate o fuori luogo e oggi affioranti nel cinema americano), il richiamo a frasi “storiche”, i paralleli con vicende antiche. La comunicazione (l’informazione è oramai roba prescindibile) è abbarbicata al quotidiano, anzi al momento e non ha tempo né voglia di raccontare ciò che è avvenuto ieri. «Acqua passata non macina più»: diceva il mugnaio strafregandosene del resto. L’importante era l’acqua che gli faceva girare le pale e nemmeno ci pensava al percorso successivo. Oggi sono tutti mugnai. Stanno attenti all’acqua del momento; il prima e il dopo non sono cose da twitter.

È un bene, dunque, che i comunicatori ci risparmino strafalcioni pseudostorici. A buona parte di loro basta che il film sullo sbarco lunare gli americani lo abbiano girato a Hollywood.

Per quei pochi ancora interessati alla precisione dei riferimenti storici, do spazio alla mia vanità e racconto come ebbe origine la frase offensiva del potente ministro austriaco, ingegnere della Restaurazione dopo l’era napoleonica.

In una nota diplomatica, datata 2 agosto 1847 e inviata al conte Dietrichstein, ambasciatore austriaco a Londra, il cancelliere dell’impero scriveva fra l’altro: «…Italia, nome geografico come quello di Germania».

Era una constatazione politica. All’epoca, l’Italia era un puzzle di Stati sovrani e indipendenti tra loro. Anche la Germania era spezzettata e in qurgli anni Metternich lavorava per costruire una Confederazione Germanica alla cui presidenza insediare l’imperatore Francesco I.

La nota all’ambasciatore era redatta in francese, come s’usava, e la frase incriminata era “’L’Italie est un nom ge’ographique’’.

Un giornale, e precisamente “il Nazionale” di Napoli, la tradusse con “L’Italia non è che un’espressione geografica”. Il disprezzo del cancelliere di Vienna servì alla propaganda risorgimentale per smuovere le coscienze patriottiche.

Un destino analogo subito dalla regina di Francia a proposito di brioches da mangiare al posto del pane. Ma questa è un’altra storia.

Domanda impertinente: vogliamo scommettere che sui libri di storia in uso nelle scuole trova ampio spazio la frase mai detta da Metternich?

 

 

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