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Dilemma-Tav e l’insaziabile stomaco degli italiani

Il dilemma-Tav, che sta facendo straparlare tutti della crisi prossima ventura, è fra l’altro uno schifo di dilemma. Per l’ennesima volta sarà confermato che l’Italia tradisce l’alleato per schierarsi con il nemico. Si fa una grossa fatica a far dimenticare, soprattutto in Germania, che gli Italiani sono voltagabbana per loro maledetta natura. L’Italia ha firmato precisi accordi per poter essere inserita nella grande direttrice Lisbona-Kiev. Adesso, per non perdere voti, una delle due teste governative vuole tradire gli accordi e stracciare la carta su cui sono stati timbrati e firmati. Domani, non diranno che sono stati i Cinquestelle a tradire la parola data, ma l’Italia intera, perché, si sa, gli Italiani brava gente non hanno onore ma soltanto un grosso insaziabile stomaco.

Il governo è nato da un accordo tra due forze incompatibili. La spregiudicatezza dei vertici (non soltanto di Salvini e Di Maio) ha bloccato la manovra quirinalizia finalizzata all’imposizione di un cosiddetto governo tecnico; roba che, dalla meteora Dini all’insistente Monti, è servita soltanto ad allungare i tempi secondo i desiderata di inquilini del Quirinale decisi a non darla vinta a Berlusconi e, in genere, alle coalizioni di centrodestra.

La nascita del governo bicefalo (mentre Conte lavora disperatamente per essere la terza testa) ha trovato davanti il vuoto assoluto: centrodestra dilaniato dalla voglia di resurrezione del tycoon di Arcore e centrosinistra ucciso dal suicidio del Pd. Con le opposizioni scodellanti inoffensivi anche se scoccianti vagiti, Cinquestelle e Lega hanno spartito i poteri di intervento badando esclusivamente ai veti incrociati delle fazioni interne. I media nella quasi totalità hanno scandito quotidianamente le difficoltà di una coesistenza innaturale e lanciato un giorno sì e l’altro pure annunci di una crisi inevitabile insieme con gli allarmi relativi ad un bilancio pubblico disastroso e prossimo al collasso. Le frizioni con alcuni partner europei e il lavorìo indefesso del deep state, cioè del viluppo di grossi e piccoli burocrati, di esperti a tanto al chilo, di banchieri adusi a sperperare denaro altrui, di capitani d’industria addestrati a servirsi del pubblico denaro, di baroni della cultura e feudatari di piccoli quanto lucrosi poteri locali, ecco, questo deep state s’è subito sentito minacciato. Il duopolio deve fare in fretta: smantellare i vecchi apparati parassitari, immettere propri uomini (intendo: maschi, femmine e transgender) nelle strutture che contano, a cominciare dalla Rai, stravolgere prassi legittimate dalla ripetizione, non deludere un elettorato che si aspetta miracoli perché sono rimasti in pochi quelli che lavorano, essendo ormai la maggioranza composta di gente che vuole tutto, subito e senza faticare. Strillando di diritti inalienabili e mai accennando a sia pur minimi doveri, le italiche genti mirano esclusivamente alla soddisfazione dei propri immediati interessi.

Il problema maggiore, quindi, del governo è di non lasciarsi andare ad un troppo facile cannibalismo reciproco. La tracimazione di Matteo Salvini in quanto aspirante al titolo di salvatore della patria ha purtroppo ingenerato nel mondo pentastellato il timore di diventare, da componente maggioritaria, la miserabile comparsa di uno spettacolo incentrato sul mattatore. Le consultazioni elettorali, per quanto locali, hanno fatto annusare ai pentastellati l’odore acre della consunzione e i sondaggi, per quanto eterodiretti, prediligono il mattatore e umiliano il coprotagonista ridotto a fare da spalla.

Nel frattempo, le opposizioni hanno rimesso insieme un po’ di cocci e, sempre confidando nel sostegno dei media (e anche del deep state che da Berlusconi, Zingaretti e compagnia cantando non si sente affatto minacciato) oltre che da vari supporter in ambito Ue, hanno rilanciato il mantra “arriva la crisi, c’è la crisi, elezioni subito”.

Riesce arduo immaginare che centinaia di deputati e senatori, che hanno speso quattrini per procurarsi un cadreghino, che hanno appena cominciato a rifarsi, e che, soprattutto, sanno di avere scarse probabilità di essere rieletti, possano tranquillamente andarsene a casa. Ma quando mai!

Stanno attaccati come telline allo scoglio e non mollano. In gran parte sono poveri cristi (anche qui il maschile è omnicomprensivo), i quali da una anonima quotidianità sono stati catapultati in un mondo dorato fatto di privilegi sociali oltre che economici, di mondanità e di occasioni viste soltanto nei film, di frequentazioni salottiere che-quando-lo-racconto-agli-amici-li-faccio-crepare-d’invidia, e di comparsate a convegni, premi, commemorazioni, televisioni etcetera ecceterone. E questa umanità di miserabili in gran parte incolti e superstiziosi farà diga, superando anche le divisioni di schieramento, per fermare lo tsunami.

 

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