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Israele, Netanyahu incriminato: una speranza per la Palestina

Il primo ministro d’Israele Benjamin Netanyahu è stato incriminato per corruzione, frode e abuso di fiducia. Il capo della polizia Roni Alsheich, che ha coordinato le indagini per un anno, ha dichiarato che le prove raccolte (documenti, intercettazioni, interrogatori) accusano Bibi (come lo chiamano affettuosamente i suoi followers) senza ombra di dubbio.

Giacché le incriminazioni sono arrivate a ridosso delle elezioni (il prossimo 9 aprile ci saranno le politiche), è inevitabile parlare di giustizia ad orologeria. Sono state le sinistre ad aver “incoraggiato” la decisione dei magistrati, per cui anche in Israele si può parlare di una giustizia braccio armato della sinistra.

È probabile che sia così, ma il fatto è che, dopo dieci anni di potere indiscusso e di insediamenti “spontanei” e di bombardamenti a tappeto e di costruzione di muri e di recinti e di filo spinato e di cecchini assassini e di caccia al Palestinese… benvenuta sia la congiura sinistra-giudici.

Il partito di Netanyahu ha accusato gli avversari di «complotto e bullismo» e si è rivolto alla Corte Suprema che però ha confermato la legittimità dei provvedimenti presi dal procuratore generale dello Stato Avichai Mandelblit a carico del premier.

Perché l’incriminazione e – forse – la sconfitta di Netanyahu ha particolare valore? Il fatto è che in Israele non tutti sono convinti di continuare l’aggressione contro i Palestinesi e l’occupazione dei loro territori. Ci sono stati ufficiai piloti che si sono rifiutati di bombardare inermi villaggi. Tra i soldati sono aumentate le diserzioni e le resistenze passive. Organizzazioni di pacifisti israeliani si muovono da tempo a favore dei Palestinesi. Il grande sogno del Grande Israele dotato di diritto divino e incoraggiato da Jahvè in persona a prendersi la Terra Promessa non è più il sogno di tutti gli israeliani. Perciò, ci sia o meno una giustizia ad orologeria anche a Tel Aviv, in questo caso è un bene.

Con le sinistre al potere, sarà probabilmente più facile ricominciare a parlare di un vero Stato palestinese.

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