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50° Lotta di Popolo. A Legge la polizia era iperattiva

A Roma, l’occupazione della Facoltà di Giurisprudenza alla Sapienza rompeva gli schemi destra/sinistra creando non pochi problemi sia ai compagni di Lettere e sia agli equilibri del sistema politico consolidati da decenni di contrapposizioni fasulle. Con i compagni finimmo con il trovare accettabili compromessi, anche grazie ad alcuni improvvisati incontri di calcio con loro. Tra i  leader dei compagni, il più “politico” era Franco Piperno e con lui arrivai all’accordo di definirci “compagni di lotta”. Era un pezzo di strada che facevamo insieme contro il sistema e perciò l’appellativo aveva una sua ragion d’essere. Tra l’altro, ci risolveva un grosso problema: da decenni “quelli di Legge” erano “camerati” e la cosa non ci sconfinferava affatto. Ero un “compagno di lotta”, in linea con il percorso politico originale che avevamo cominciato l’anno prima a Valle Giulia e che era poi continuato tra incontri e viaggi fino all’occupazione come Movimento Studentesco di Giurisprudenza.

Nei nostri confronti, dunque, il sistema si mostrò meno accomodante. Era sufficiente un sit-in rettorato per scatenare la repressione poliziesca. I volantini che riproduco testimoniano della “particolare” attenzione da parte delle cosiddette forze dell’ordine nei nostri confronti.

 

Va detto che, per antiche tradizioni nonché per norme consolidate, soltanto il Rettore dell’Università poteva invocare l’intervento dei poliziotti e/o dei carabinieri. Già era stata una prepotenza impiantare affianco alla biblioteca un commissariato di PS. Uno dei momenti più entusiasmanti di quegli anni fu quando lo sfasciai insieme con tre compagni di lotta. Uno dei nostri vanti era stato di non avere mai rotto alcunché. Avevamo aperto porte e armadi con il “metodo dolcezza” (orgoglio di un compagno di lotta sudicio come me) e alle pareti appendevamo dazebao, cioè manifesti, e non l’imbrattavamo con scritte e disegnacci (come facevano i compagni a Lettere).

«I partiti, dal MSI al PCI, – scrivevamo su un volantino datato 27 gennaio 1969 – cercano tutti i pretesi per inglobare i giovani che hanno rifiutato le vecchie etichette e puntellare, con la contrapposizione violenta dei gruppi, la traballante baracca del sistema. Noi denunciamo la provocazione in atto all’Università da parte di quel mondo che vogliamo distruggere, e invitiamo tutti gli studenti a non prestarsi al gioco dei nostri nemici. Denunciamo altresì le minacce e le intimidazioni nei nostri confronti che gli organi del sistema, e in primo luogo le autorità accademiche e la polizia, stanno attuando dall’inizio dell’occupazione di Giurisprudenza».

In un volantino (sul quale non c’è data… a volte, nella fretta di scrivere e ciclostilare – cosa fosse il ciclostile l’ho detto in una puntata precedente – dimenticavamo la data e anche il linguaggio non era granché limato) raccontavamo degli arresti immotivati e illegittimi che ci colpivano con una frequenza sconosciuta ai compagni di Lettere (cito soltanto questa Facoltà per sintesi, ma erano occupate anche Fisica, Scienze politiche, Farmacia…).

Scrivevamo tra l’altro:

«Il M.S.diG. in un’assemblea tenutasi nella facoltà ha condannato il grave atto di persecuzione poliziesca ai danni degli studenti arrestati e denuncia lo stato di crisi della società italiana che vede l’”autorità” dello stato scaduta in autoritarismo e abusi da parte degli organi dello stato stesso.

Il Movimento Studentesco di Giurisprudenza denuncia la violenza della polizia che può esplicarsi solo per ignoranza dei fatti da parte della magistratura e per una notevole complicità tra i membri di quella polizia che sembra risoluta a non “collegarsi con la società civile” se non con la violenza e i soprusi».

«Il M.S.diG. nega l’accusa di violenza e resistenza rivolta agli studenti arrestati, i quali non erano minimamente tenuti ad adempiere ad un ordine illegittimo da parte dell’autorità che – spiegavamo agli studenti – può intervenire nell’Ateneo ed agire solo su richiesta del Rettore, che in quel momento, come si è saputo poi, era assente. Siamo di fronte ad un grave abuso di potere da parte della polizia agente al di fuori della legalità…».

 

E concludevamo:

«Il M.S.diG. richiede l’immediata estromissione della polizia dalla Università in cui è un corpo estraneo e molesto impedendo la creazione di quella comunità di studenti e docenti che é l’obbiettivo del Movimento.

BISOGNA STRONCARE QUESTI FATTI PRIMA CHE DIVENTINO UNA CONSUETUDINE».

Purtroppo, divenne un’abitudine. Il commissario dell’epoca, di cognome Mazzatosta ma alquanto ciccioncello, si meritò addirittura una medaglia per averci caricato e manganellato.

 

 

 

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