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50° Lotta di Popolo. Leo Valeriano a Legge per Jan Palach

Il 19 gennaio del 1969, Jan Palach, studente cecoslovacco di Filosofia all’Università Carlo IV di Praga, si cosparse di benzina sulla scalinata del Museo Nazionale in piazza San Venceslao e si diede fuoco. Aveva deciso di compiere quel gesto estremo per dare forza alla protesta popolare contro l’invasione sovietica. Non morì subito, ma dopo tre giorni di agonia. Mentre a Praga centinaia di migliaia di persone seguivano il suo funerale, noi stilammo, come Movimento Studentesco di Giurisprudenza, un documento di solidarietà con gli studenti e con gli operai cecoslovacchi, nel quale fra l’altro scrivevamo: «Gli studenti cecoslovacchi, non potendo rispondere direttamente alle violenze dell’imperialismo sovietico, lo hanno fatto in modo indiretto, ribaltando la violenza contro se stessi. Il loro atto non è stato moralistico ma estremamente politico…. Il problema cecoslovacco si risolve unicamente in una prospettiva europea… Il compito degli studenti rivoluzionari italiani è mostrare al popolo lo stato di schiavitù politica, sociale ed economica dell’Europa e degli altri paesi…».

Facemmo anche un comunicato stampa che inviammo a tutti i media. Tra l’altro scrivemmo che «il sacrificio di Jan Palach (era stato un) rivoluzionario gesto di ribellione all’imperialismo e di aspirazione alla costruzione di un’Europa autonoma e indipendente» e sottolineavamo che «la libertà dell’individuo esiste e si afferma nella misura in cui esiste e si afferma la libertà del suo Popolo».

Cinque giorni dopo, organizzammo una manifestazione alla quale intervennero con canzoni e poesie (ricordo le struggenti parole e le note di “Budapest” e di “Berlin”) Leo Valeriano, Gianfranco Funari e Sandro Iovino, un attore-doppiatore (è sua la voce di Rutger Hauer in “Blade Runner”) che non ho più incontrato.

Nell’invito indirizzato a tutti gli studenti universitari, scrivevamo: «La tragica morte di Jan Palach, immolatosi per la libertà e l’indipendenza nazionale del proprio popolo, deve indicare alla Gioventù Europea, come tema di riflessione e di lotta, il problema della libertà e dell’indipendenza dei popoli europei dagli imperialismi che, ad Est come ad Ovest, in forme diverse, ripropongono la tragica realtà di un continente imbrigliato in situazioni semi-coloniali».

Scrivemmo anche: «Noi respingiamo il tentativo della classe politica italiana di riportare all’interno del mondo giovanile dei temi e delle divisioni che abbiamo irrevocabilmente superate».

È vero, noi del Movimento Studentesco di Giurisprudenza avevamo superato le strumentali contrapposizioni antifascismo-anticomunismo, destra-sinistra e tutto l’armamentario messo in opera dal sistema per perpetuare se stesso. Oggi, con l’irruzione di movimenti che vincono sul piano elettorale senza chiamare in causa destra, sinistra, antifascismo, anticomunismo etcetera ecceterone, stiamo finalmente uscendo dal dopoguerra. Un po’ siamo favoriti dal fatto che anche nel resto del mondo hanno perso efficacia le parole d’ordine lanciate a Yalta dalle potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale. Sopravvivono alcuni sodalizi che si nutrono delle vecchie formule, ma oggi posso dire che sono state irrevocabilmente superate. Sono gli ultimi rantoli di animali politici battuti dalla cronaca prima che dalla storia.

Successivamente scoprimmo che Jan Palach non era stato il solo. Dopo di lui, molti altri cecoslovacchi s’erano immolati bruciando come bonzi. I loro sacrifici furono nascosti dai comunisti cecoslovacchi al riparo dei carri armati sovietici.

È passato mezzo secolo, eppure quei giorni li sento come se fosse stato ieri.

 

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