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Il volantino firmato Movimento studentesco di Giurisprudenza

50° Lotta di Popolo. Gli inizi a Roma, all’Università

Cinquant’anni fa nasceva Lotta di Popolo, il movimento che poi assumerà la denominazione di OLP- Organizzazione Lotta di Popolo. Il tam tam giornalistico, ispirato dalle intellighenzie poliziescosinistrorse, ci definì “nazimaoisti” e con questo marchio entrammo (e ci siamo rimasti) nella pubblicistica corrente.

Ci hanno anche definito “provocatori”, “fascisti camuffati da comunisti”, “rivoluzionari posticci” e via imbrogliando le carte. La verità è che, prima di arrivare al giorno della fondazione, facemmo un percorso lungo e, a volte, doloroso. La tappa fondamentale, a mio parere, è stata l’occupazione della Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Roma “La Sapienza”.

L’occupazione cominciò a gennaio del 1969. Non ricordo il giorno, ma il primo documento che ciclostilammo è del 18. All’epoca (niente telefonini, computer etc.) il ciclostile era lo strumento della rivoluzione. Ce n’erano di diversi tipi e costi, ma funzionavano più o meno allo stesso modo: si batteva a macchina il testo su un foglio-matrice, poi si montava sull’aggeggio appositamente inchiostrato e si girava la manovella. Non ho mai giocato a tennis, ma ho sentito parlare del gomito del tennista. A me venne il gomito del ciclostilatore.

Non ho cominciato a gennaio questo ricordo di mezzo secolo fa, perché non è mia intenzione fare una rievocazione giorno per giorno, nonostante me l’abbiano chiesto in parecchi.

Non credo che i volantini e i documenti di allora suscitino grandi interessi e perciò lo faccio come testimonianza: una prova provata che la gestazione non fu affatto tranquilla e che fummo noi (i primi occupanti e i fondatori di LdP) a delineare programmi e strategie. Non ci fu alcuna commistione con apparati più o meno segreti e nessuna indicazione da parte di partiti e sindacati. Mi capita sovente di avere notizie di tizi che si vantano di aver creato Lotta di Popolo e che io non ho mai visti oppure facevano politica con altri e non con noi. Un appunto necessario per chiarire che qui io faccio la cronaca basata sui miei ricordi e sui documenti che sono riuscito a conservare in barba a perquisizioni, sequestri e traslochi di casa.

Comincio con un volantino che, secondo me, è abbastanza riassuntivo. 

È intitolato “Febbraio 1968 – Febbraio 1969 Un anno di lotte nell’Università”. Il testo era il seguente:

«Esattamente un anno fa, il mondo universitario romano trovava nel Movimento Studentesco, nato con I’occupazione dell’Ateneo, un momento unitario dì lotta. Un anno denso di episodi rilevanti, un anno fondamentale che ha segnato definitivamente una generale presa di coscienza della forza e del ruolo politico assunto dal mondo giovanile italiano. Oggi, il Movimento studentesco si presenta frantumato al suo interno e disperde le sue energie in battaglie settoriali nelle varie Facoltà. Tutto questo mentre il Potere politico ritorna all’attacco nell’Università, proponendo la Riforma Sullo; che è ancora più subdola; falsa ed insidiosa dello 2314, sepolto l’anno scorso dalle lotte studentesche. Tutto questo mentre più stridenti si fanno i contrasti sociali nella Comunità italiana; mentre l’Uomo è sempre meno partecipe della vita civile e sempre più “manipolato” dai centri di condizionamento del ”sistema”; mentre la pressione dell’imperialismo russo-americano (Praga-Vietnam-America Latina-Trattato di non proliferazione nucleare) si fa più drammatica.

OGGI, COME L’ANNO SCORSO,

DEVE RITROVARSI UN RINNOVATO

MOMENTO D UNITA NELLA LOTTA!

CHI alimenta il frazionismo fa il gioco del sistema nella misura in cui facilita la manovra repressiva del Potere politico, che potrà colpire, ISOLATAMENTE, Facoltà per Facoltà, gruppo per gruppo.

Dalla Facoltà dì Giurisprudenza occupata da 19 giorni

IL MOVIMENTO STUDENTESCO DI GIURISPRUDENZA».

Il nostro primo pensiero era ricompattare il mondo universitario contribuendo a cancellare divisioni dovute sia ai personalismi (capetti che non mollavano il megafono, siglette che non si rassegnavano a sparire) sia agli interessi di alcuni partiti (Pci in testa) che sfruttavano e manipolavano la protesta studentesca.

Il richiamo alla “Comunità italiana” mostra la nostra volontà di evitare l’uso di “Paese”, imposto dai cosiddetti laici della sinistra, e di “Nazione”, usato dalla destra reazionaria.

Due indicazioni dicono, inoltre, della nostra visione spirituale e geopolitica. Gettammo l’allarme sull’Uomo (con la “u” maiuscola) manipolato per richiamarlo ai suoi doveri di cittadino. Che sarebbe stato ridotto, come si vede oggi, a cliente-consumatore, era difficile non immaginarlo.

Sottolineavamo la dipendenza dal bipolarismo americano-sovietico, citando la violenta occupazione della Cecoslovacchia che l’anno prima avevano compiuto i carri armati sovietici, la guerra in Vietnam fatta dagli Usa per non perdere il controllo del Sudest asiatico, le continue invasioni più o meno sotterranee degli americani in Sudamerica (prassi mai abbandonata come dimostrano i fatti di oggi in Venezuela) e il Tnp, Trattato di non proliferazione nucleare (del quale parlerò domani, per non appesantire adesso la lettura).

Per quanto riguarda la Riforma Sullo e la precedente Riforma Gui (che ai tempi era nota come la 2314) la nostra ostilità era determinata soprattutto dal fatto che entrambi le leggi dimostravano la profonda ignoranza di deputati e senatori nei confronti del mondo universitario. L’aumento delle tasse universitarie lo vedevamo come un modo per sbattere le porte in faccia alle famiglie con mezzi insufficienti a mantenere i figli all’università.

L’invito all’unità lo spiegavamo anche avvertendo che per le cosiddette “forze dell’ordine” sarebbe stato più facile ammanettare la protesta un pezzo per volta.

Come “Movimento studentesco di Giurisprudenza”, inoltre, impedimmo il ritorno in quella Facoltà dei soliti gruppi della destra reazionaria, che s’erano lì accampati da anni anche grazie alle complicità con i reazionari baroni che la gestivano. Più tardi, un incazzato Giorgio Almirante ci avrebbe definito “comunisti mascherati”. A me, personalmente, disse di peggio, ma questo non conta.

Rileggendo il volantino, comunque, mi sono (ri)convinto della bontà della nostra lotta.

 

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