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Le tribù politiche come quelle primitive

C’è poco da vantarsi di vivere in questa società del Terzo Millennio, con animalisti, vegani, pacifisti, accoglisti (quelli che a parole accolgono tutti: cani abbandonati, immigrati, tossici, balene spiaggiate…), il fatto è che le regole della politica rimandano a quelle delle società primitive.

Nella tribù, lo stregone mangiava a sazietà, aveva quante donne volesse, non cacciava né pescava, tanto meno zappava la terra o allevava maiali. Era un privilegiato come lo è oggi un politicante anche di basso livello. Quel sacerdote tribale, però, veniva sacrificato (squartato annegato bruciato svenato) per placare il vulcano che eruttava, il cielo che non pioveva, il mare tempestoso, il fiume scomparso nell’aridità, per fermare l’epidemia che falciava uomini e bestie.

La differenza con la società politica odierna è che questa punisce lo sciamano mettendolo a capo di una società di servizi, di un consorzio, di un inutile costoso organismo statale, parastatale, locale. Quando le cose vanno bene, proliferano giovani stregoni che congiurano in base all’inossidabile criterio del “levati tu, che mi ci metto io”.

Tra i primitivi, la forza era un segno di benevolenza soprannaturale onde l’applicazione incontestata della legge del più forte. In politica la forza è di due tipi: la fisica organizzata paramilitare e quella elettorale. In piazza è la forza fisica che conta. Ed è inutile storcere il naso; i fatti così stanno. Ci sono politicanti (saltiamo i nomi per guadagnare spazio) che in tv comiziano di pace e rispetto dell’altro, mentre per strada aggrediscono a bastonate il nemico tribale: tribù contro tribù. Nel Palazzo, la forza si misura a voti. A dirla tutta, c’è anche la forza generata da rapporti sotterranei con centrali di potere eccetera, ma anche qui per ragioni di spazio ci limitiamo all’accenno.

I rapporti tra uomini e istituzioni restano rapporti di forza. La legge del più forte nel sistema democratico è tradotta in termini di maggioranza e minoranza. Nella foresta amazzonica il più forte è il più robusto, il miglior cacciatore, il lottatore più abile; a Montecitorio è quello che procura più voti e più complicità.

Dopo le ultime dure prove di forza elettorale, le sconfitte organizzazioni in campo (partiti, movimenti, associazioni…) si stanno resettando nel tentativo d’adeguarsi ai cambiamenti.

Quando le condizioni dei pensionati portarono una valanga di voti al partito nato per rappresentarli, spuntarono movimenti di pensionati come funghi dopo l’acquazzone e i partiti nonché i sindacati si affrettarono a creare dipartimenti per dimostrare la loro amorevole sollecitudine per chi campava di pensione.

Stesso fenomeno per i Verdi: il loro boom elettorale ispirò partiti e sindacati all’amore per la natura ed al rispetto per l’ambiente.

Poi capitò alla Lega: la sua crescita spinse tutti a diventare federalisti.

Qual è stata l’ultima novità che ha convinto stregoni e apprendisti della necessità di “ammodernarsi”? L’exploit elettorale di chi non è allineato.

Delusi dal centrodestra e dal centrosinistra, gli elettori hanno voluto provare una terza via. Da più di mezzo secolo, chi scrive è tra i sostenitori del superamento di destra e sinistra, in quanto eclissati dalla realtà delle cose, per cui è molto soddisfatto delle vecchie novità.

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