Prima / FOCUS / Documenti / Nucleare sì, ma a fusione

Nucleare sì, ma a fusione

L’articolo seguente l’ho pubblicato il 12 maggio 1982 sul settimanale di Randolfo Pacciardi “L’Italia del popolo”. Credo che offra ancora argomentazioni di interesse.

Esiste, a livello mondiale, un problema-energia perché non è pensabile che si possa andare avanti all’infinito a produrre energia servendosi di materiali «non rinnovabili». Che si tratti di petrolio o di carbone, di uranio o di gas, è chiaro pure ad un bambino di dieci anni che sono materie le quali, per quanto possano essere presenti sul nostro pianeta in quantità enormi, sono comunque destinate ad esaurirsi. Ci si può scontrare sui termini di durata ma è pacifico che un bel giorno non ci saranno più giacimenti sufficienti a soddisfare la crescente fame di energia.

Da qui sorge la necessità di inventare — nel senso latino di «invenire» cioè di trovare — fonti di energia che siano pressoché eterne ovverosia rinnovabili. Le centrali nucleari che si fondano sulla fissione nucleare appartengono a quei modi di produzione di energia destinati a sparire: anche la fissione sarà ricordata dai nostri posteri come una tecnica antiquata accanto a quella del petrolio e del carbone.

Come si pone pertanto correttamente il problema? Dicendo che si passerà dall’era delle fonti d’energia limitate a quella delle fonti d’energia rinnovabili. C’è un momento, più o meno lungo, fra le due ere nel quale il vecchio sarà sparito e il nuovo dovrà ancora nascere. In quel momento le centrali nucleari a fissione dovranno «coprire» il buco energetico.

Ma è davvero così?

Nucleare sì, ma a fusione

Innanzitutto vediamo quali fonti «rinnovabili» già «inventate» si offrono al consorzio umano. Energia solare e «fusione» nucleare: queste due sono giudicate al momento in grado nei millenni a venire di assicurare all’umanità l’energia di cui avrà bisogno.

Dell’energia solare si è detto quasi tutto. Ci sono problemi di stoccaggio e problemi di potenza ma l’energia so lare è destinata ad occupare una imponente fetta della torta energetica mondiale; tant’è vero che il ministro saudita del petrolio, Yamani, ha dichiarato recentemente che l’Arabia Saudita conta di diventare un importante esportatore di energia solare.

Il fatto che attualmente le centrali so lari siano poco potenti non significa granché: prima o poi la tecnica risolverà tutti i problemi che ora hanno relegato questa fonte di energia sui tetti di villette marine per riscaldare l’acqua della doccia.

Sull’energia nucleare «a fusione», in vece, si è detto ben poco. E noi crediamo che se ne sia detto poco non tanto perché fosse una tecnica di là da venire ma in quanto è un’opzione che eliminerà dal mercato le centrali nucleari oggi funzionanti. Intanto precisiamo per coloro che si spaventano al solo sentire la parola «nucleare» che il processo della «fusione nucleare» una volta che sarà realizzato non creerà nessun problema: né di sicurezza, né di inquinamento.

Le centrali nucleari a fusione infatti non produrranno scorie radioattive e perciò sarà superato il problema della eliminazione di pericolose scorie che oggi angustia, preoccupa e imbarazza i propugnatori del nucleare e che invece fa da piedistallo ai discorsi ed agli anatemi di ecologisti ed affini. Il procedimento a fusione non genera scorie radioattive per il semplice fatto che non si serve né di uranio, né di altro materiale radioattivo.

Per la fusione nucleare si potrà usare persino l’acqua del mare! «Il futuro della razza umana dipende dalla fusione nucleare», dichiara Edwin Kintner, già capo dell’Ufficio per l’energia da fusione del Dipartimento americano dell’Energia. Ci limitiamo a riportare solo questa dichiarazione ma non c’e scienziato, ricercatore, tecnico che non sia sostanzialmente d’accordo. Allora qual è il problema?

II problema è il «confinamento». Senza scendere in particolari tecnici — per i quali è necessaria almeno una laurea in fisica, che noi non abbiamo — diciamo

che l’esplosione provocata per creare energia da sfruttare dev’essere controllata cioè «confinata».

Ricapitolando: le fonti energetiche «rinnovabili» sono proprio dietro l’angolo — o almeno alcune di esse; può darsi pure che se ne inventino altre ancora — ed è vicino il giorno d’inizio della nuova era. Che fare nel frattempo? Tan te cose ma certamente non costruire centrali nucleari che in qualche decennio diventeranno reperti di archeologia industriale. Una centrale nucleare costa un mare di soldi. Fra progettazione, realizzazione e messa in funzione se ne va una decina d’anni. E’ pericolosa. Ci rende «uranio-dipendenti» per cui se è vero che ci liberiamo dal «ricatto petrolifero» è anche vero che ci sottoponiamo ad un altro ricatto. Insomma non conviene aspettare che sia perfezionata la tecnica della fusione?

Nel frattempo per non precipitare nel la voragine energetica paventata dagli «esperti», prendiamo qualche precauzione.

Fermo restando che crediamo nell’affermazione fatta da più parti che nell’anno 2000 gli idrocarburi, carbone compreso, copriranno ancora il 90% del fabbisogno energetico mondiale, dobbiamo «stimolare» industria e ricerca affinché trovino sistemi adatti a farci «tirare» senza correre rischi fino all’immissione della fusione nucleare nei nostri circuiti produttivi. Diversificando le fonti energetiche, operando oculate politiche di risparmio ed educando la gente al consumo dell’energia, si può fare veramente molto. Già con quanto fatto negli anni scorsi a proposito di risparmi energetici, abbiamo dato un notevole taglio al nostro import petrolifero (purtroppo il costo della bolletta petrolifera è stato ugualmente alto per via dell’impennata del dollaro che ha eroso i margini di risparmio che ci eravamo assicurati consumando meno petrolio). E’ cresciuta anche la quota di energia solare e potrà ancora crescere di parecchio se opportunamente incentivata. Uno dei modi, infatti, di sprecare energia è quello di usare l’energia elettrica

per riscaldare l’acqua: il petrolio viene bruciato e crea calore il quale genera vapore acqueo che fa girare le turbine le quali producono elettricità. Questa a sua volta corre nei fili, arriva nel nostro scaldabagno, rende incandescente la resistenza la quale riscalda l’acqua. Fatevi un po’ il conto di quanto spreco c’e in questo «circuito». Con un pannello solare eviteremmo uno spreco inutile di elettricità.

Citiamo velocemente l’energia geotermica: l’Italia è stata la prima nazione al mondo a sfruttare il calore dei vulcani. E quella che sfrutta i venti.

A conti fatti, accrescendo anche la quota di metano consumata che non scordiamocelo è anche un’energia pulita, la fetta occupata dal petrolio potrà ridursi allo stretto necessario.

Niente voragine energetica, dunque, e niente «buco» da colmare con la fissione nucleare. Una attenta politica energetica in attesa che si attui il passaggio fra due epoche. E se nel frattempo incentivassimo anche le ricerche non sarebbe affatto un male. In questo momento I’Enea (il vecchio Cnen) ha in cantiere ben tre pro getti per quanto riguarda la fusione nucleare: non siamo perciò «impreparati» a questo tipo di tecnica. Ed una cosa vie ne fuori con una certa chiarezza: più sol di si spenderanno per la ricerca e meglio sarà per tutti. Più soldi spendiamo oggi per l’energia e meno ne spenderemo do mani.

Vedi anche

Le paludi pontine prima dell’intervento fascista

«Non sempre l’ambiente paludoso è stato percepito come repulsivo nel corso dei secoli. A volte, …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close