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Gli uomini primitivi credevano che il clima dipendesse dal Sole, noi sappiamo che dipende dallo scarso uso di lampadine a torciglione

Il Sole causa i mutamenti climatici

Solita solfa sui media: l’uomo non rispetta la natura e la Natura si ribella. In questi giorni di freddo polare, i cambiamenti climatici sono diventati l’argomento del giorno. Ovviamente nessuno parla delle conclusioni dei ricercatori dei tanti Consigli nazionali di ricerca in Canada, negli Usa e nella stessa Italia sugli effetti della variabilità solare sul clima della Terra. Sono ricerche che non servono a nessuno. Anzi. Sono dannose per i profeti vegani, per gli eroici miliziani ambientalisti, per gli scienziati televisivi alla “metti moneta vedi cammello”, per quegli opinionisti coscienziosamente addestratisi nello spargere veleno contro l’egoismo dell’uomo che lo sta portando al suicidio di massa.

A casa, sul divano, il teleutente gronda sudore per i sensi di colpa che gli scatenano le invettive dello showman contro la pessima abitudine di usare borse di plastica per la spesa.

Inquinare non è bello. Meglio la pulizia, l’igiene, l’educazione. Ma le cause dei mutamenti climatici stanno nello Spazio e non sulla Terra.

Ci sono domande che è necessario porsi, se si vuole conservare un minimo di indipendenza di giudizio. Per esempio: da quand’è che la foresta amazzonica non brucia più?

I media hanno smesso di pubblicare raffronti allarmanti tipo: oggi nella foresta amazzonica è stata distrutta una superficie pari all’intera Lombardia. Tutti i media – carta stampata, radio, tv… – d’un tratto non hanno più lanciato accorati appelli per salvare il “polmone della Terra”. Nei bar, in metro, nelle quotidiane conversazioni e negli immancabili contrasti d’opinione, la gente non ha più straparlato della criminale devastazione di alberi vecchi di secoli, di biotipi vegetali più unici che rari e della fuga delle tribù indigene che in quello sterminato oceano di verde vivevano da tempi immemorabili. Tutti avevano imparato chi fossero i Guaranì, gli indios a rischio sterminio ad opera dei garimpeiros, i cercatori d’oro e pietre preziose senza scrupoli.

Quand’è stata l’ultima volta che in tv è andato in onda uno speciale sull’Amazzonia? E perché in giro nessuno più si straccia le vesti per l’aggressione feroce con inevitabili raffronti tra l’uomo-predatore e l’animale che attacca soltanto per nutrirsi?

Non è che sia tutto finito, il “polmone terrestre” continua a perdere pezzi. È semplicemente che i media hanno scoperto una tragedia da fine del mondo. D’improvviso, tutti hanno scoperto il buco nell’ozono. Per i pochi che non ricordano, l’ozono è un gas che protegge la Terra dai raggi ultravioletti del Sole e l’allarme lanciato sul “buco” è stato all’altezza di quei millenaristi che, avvicinandosi l’anno Mille appunto, preconizzavano l’estinzione del genere umano.

Tutti diventarono esperti di atmosfera e di raggi mortali. Fu una pacchia per l’industria delle creme protettive e degli occhiali anti Uv (raggi ultravioletti). E fu una bella spinta alla produzione di frigoriferi. Parecchi scienziati erano convinti che il “buco” fosse stato prodotto dai gas clorofluorocarburi (cfc) utilizzati come refrigeranti e perciò venne deciso di proibire la produzione dei frigoriferi funzionanti a cfc. I produttori ebbero una grossa spinta a immettere sul mercato frigoriferi “ecologici” e la gente si sentì subito meglio dopo aver rottamato il vecchio e comprato il nuovo.

All’epoca, chi scrive era corrispondente dalla Pisana (la sede del Consiglio regionale del Lazio) dove un consigliere verde invitava a non comprare più le bombolette e a spruzzare usando la vecchia pompetta della nonna. La sua campagna su questo tradizionale accessorio da toilette ebbe molto successo e le donne esibivano con orgoglio ecologico lo spruzzino da borsetta gas-free.

C’erano anche scienziati che non condividevano la guerra ai cgc, sostenendo che si trattava di cicli naturali etcetera ecceterone. Ma vuoi mettere un titolo sulla fine del mondo prossima ventura? Il terrorismo culturale paga più di quello sanguinario.

A latere, va ricordato che i vecchi frigoriferi finirono quasi tutti in India, dov’era prioritaria la voglia di una CocaCola fredda.

Noi, un terzo del mondo, siamo orgogliosi delle nostre sagge scelte ecologiche, ma gli altri due terzi non possono appuntarsi sul petto la spilletta verde perché stanno ancora combattendo per la sopravvivenza oppure per una qualità decente della vita con almeno un televisore in casa. Noi dell’altro terzo, se non abbiamo un televisore pure al cesso, poco ci manca.

In ogni caso, spostando i frigoriferi dall’Italia in India, abbiamo tappato il buco. Nessuno più parla di ozono e della Terra bruciata dal Sole. Evviva. Un’altra battaglia vinta contro l’uomo-distruttore.

Siamo degli sporcaccioni. Perfino sulle cime del sistema montuoso dell’Himalaya ci sono maleodoranti ammassi di lattine e rifiuti abbandonati da scalatori presi dal brivido di salire sul “tetto del mondo”. A Pechino si cammina con la maschera. Lo smog nasconde il cielo, ma i cinesi se ne fregano: la loro crescita è più importante. È di questi giorni l’ennesima notizia di traguardi straordinari tagliati da scienziati cinesi.

Se proprio ci fa piacere, lamentiamoci per come stiamo riducendo la povera Gea, la Terra che ospita un perfido egoista animale ingrato. Ma l’uomo dovrà sforzarsi ancora parecchio per fare i danni che una mini tempesta solare combina in pochi minuti.

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