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Prelievi forzati anche in Messico, ma lì i cittadini protestano

Il petrolio costa meno e a noi la benzina costa di più

Paghiamo fior di quattrini per i carburanti (benzina, gasolio, gas…). Perché? A causa forse del ricatto energetico da parte dei “cattivi” arabi? O sono le prepotenti multinazionali che ci strangolano imponendo prezzi esorbitanti? Nient’affatto. È un “complotto” tutto nostrano, organizzato tra lo Stato che si ciuccia ben 17 accise (qui elencate alla fine) ed i petrolieri.

Il barile di greggio sui mercati internazionali oscilla tra i 50 e i 60 dollari. Un barile contiene 159 litri circa e, siccome l’euro è più forte del dollaro, sarebbero 33 centesimi di euro a litro. Da un barile si tirano fuori all’incirca 55 litri di benzina e 55 di gasolio. Dagli “scarti” si produce olio, gas e catrame.

Insomma, da pochi centesimi a litro si arriva ai 140 e più alla pompa. Con il debito pubblico (2.345 miliardi e trecento milioni di euro) che ci ritroviamo e con gli impegni di spesa che questo governo sta prendendo per stravincere a maggio le elezioni europee, non è ipotizzabile una riduzione delle accise. Di minori guadagni per i petrolieri, nemmeno a parlarne (e giustamente: fanno soldi mica sono missionari), per cui dobbiamo sopportare l’ennesima rapina di Stato.

Quarant’anni fa (come passa il tempo!) ebbe molto successo un film intitolato “I tre giorni del condor” che raccontava le segrete lotte per il controllo del petrolio. A quei tempi l’America dipendeva dall’Opec (l’organizzazione mondiale dei produttori di petrolio) che decideva quanto petrolio produrre e a quali prezzi venderlo. Tutte le storie, storiacce e storielle di beduini arricchiti che tenevano in pugno le economie cosiddette occidentali sono nate in quel periodo. Sceicchi con gli yacht parcheggiati affianco alla tenda nel deserto, principi arabi da mille e una notte, perfidi sultani sadici e via narrando. Ma oggi? L’Arabia saudita è ancora il primo produttore di petrolio? L’Opec è tuttora padrone del destino industriale del mondo?

Gli Stati Uniti d’America producono 11,9 milioni di barili di petrolio al giorno. Hanno raggiunto l’indipendenza energetica; anzi, sono diventati venditori di petrolio.

Quattro anni fa (https://internettuale.net/2021/rivoluzione-energetica-negli-usa-muore-il-sogno-antiamericano) su queste pagine il tema l’avevo già trattato, ma era difficile immaginare i livelli di produzione raggiunti oggi. In sostanza, l’Opec, che ha deciso di produrre di meno per tenere i prezzi alti, non è riuscita a scalfire il margine di guadagno goduto dai petrolieri americani.

Per la cronaca: l’Arabia Saudita viaggia su circa 10 milioni di barili al giorno e la Russia sugli 11, per cui gli Usa hanno scalato il primo posto in vetta ai paesi produttori di petrolio.

A chiusura ecco l’elenco delle accise che incassa lo Stato su ogni litro di carburante venduto alla pompa. Le “scuse” per prendere quattrini sono cominciate con il Fascismo che con quel prelievo finanziò la guerra in Etiopia (gli automobilisti antifascisti sono costretti a finanziare una guerra fascista vinta ottant’anni fa!) e sono finiti sei anni fa con il terremoto in Emilia.

0,000981 euro: finanziamento per la guerra d’Etiopia (1935-1936);

0,00723 euro: finanziamento della crisi di Suez (1956);

0,00516 euro: ricostruzione dopo il disastro del Vajont (1963);

0,00516 euro: ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze (1966);

0,00516 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Belice (1968);

0,0511 euro: ricostruzione dopo il terremoto del Friuli (1976);

0,0387 euro: ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia (1980);

0,106 euro: finanziamento per la guerra del Libano (1983);

0,0114 euro: finanziamento per la missione in Bosnia (1996);

0,02 euro: rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri (2004);

0,005 euro: acquisto di autobus ecologici (2005);

0,0051 euro: terremoto dell’Aquila (2009);

da 0,0071 a 0,0055 euro: finanziamento alla cultura (2011);

0,04 euro: emergenza immigrati dopo la crisi libica (2011);

0,0089 euro: alluvione in Liguria e Toscana (2011);

0,082 euro (0,113 sul diesel): decreto “Salva Italia” (2011);

0,02 euro: terremoto in Emilia (2012).

E va aggiunta l’Iva al 22%.

È molto improbabile che l’Italia si ammodernizzi per mettersi al pari delle altre nazioni civili finché sopravviveranno balzelli e prelievi che ricordano la “tassa sul macinato” (https://internettuale.net/824/la-tassa-sul-macinato-e-i-residenti-in-svizzera).

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