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Gli Europei osservano le tende degli Arabi

La prima volta che si parlò di europei fu per contrapposizione. L’identità può anche essere il risultato di un “non”. Tanto per cominciare. Per i Greci erano “barbari” tutti gli altri. E le identità greche erano quasi costantemente nemiche tra loro. L’identità ateniese non aveva alcunché in comune con la spartana: diverse le filosofie, opposte le strategie (Atene talassocratica, Sparta potenza continentale), diversa la lingua. Per avere una visione non romantica della grecità, basti pensare che non tutti si schierarono contro gli invasori “barbari” Persiani. A fermare gli eserciti imperiali persiani alle Termopili e a Maratona non fu la “Grecia Unita”, ma alleanze stipulate al momento o con Atene o con Sparta.

La prima volta nella storia del mondo che un esercito fu definito europeo fu alla battaglia di Poitiers, circa 1.300 anni fa, quando fu arrestata l’espansione musulmana nella Francia sud-occidentale. Da una parte, le truppe  che marciavano dietro i verdi stendardi di Allah e, dall’altra, un’armata composta da Franchi, Borgognoni, Visigoti, Sassoni, Alemanni, Germani di diverse tribù… Come chiamarlo quell’esercito?

Isidoro Pacensis, un monaco portoghese vissuto in quegli stessi anni, scrisse una cronaca della battaglia vinta da Carlo Martello alla testa di quel melting pot di combattenti. Sicché il monaco con la passione per la Storia, quando narrò dei soldati che arrivarono, dopo la batosta, all’accampamento delle milizie del Califfato, scrisse: «… prospiciunt Europenses Arabum tentoria…» cioè «Gli Europei osservano le tende degli Arabi».

I fronti erano due: quello arabo e quello europeo. Poi sono passati secoli durante i quali i popoli d’Europa si sono massacrati tra di loro (come i Greci e come le città della Magna Grecia) e l’aggettivo “europeo” serviva soltanto a qualificare un abitante del continente Europa. Non era più il risultato di una unione di identità a fronte di una identità realizzata dall’Islam.

Siamo oggi sulla strada giusta per fare l’Europa? Quanta Europa c’è – in termini di cultura comune – nella Unione europea? Tra gli abitanti del Vecchio Continente è salito il numero degli euroscettici e perfino dei nemici dell’Europa. È una crisi di crescenza? In circa sessant’anni, dai 6 Paesi fondatori nel 1957, siamo passati a 28 e ce ne sono altri che bussano per entrare nell’Unione europea. Molti guasti si debbono ad una crescita troppo rapida. Ma qui si aprirebbe un capitolo parecchio lungo, che è meglio rimandare ad altra occasione.

Di sicuro è più facile costruire un’identità per contrapposizione. Qualcuno ha inventato lo “scontro di civiltà”, ad intendere che da una parte c’è l’Islam e dall’altra il Cristianesimo, proprio per facilitare un recupero di una forte identità. Operazione facile, giacché le divisioni tra i Cristiani (cattolici, protestanti, ortodossi etc. etc.) non generano più stragi ed epurazioni etniche mentre quelle tra i Musulmani (sunniti, sciiti, alawiti etc. etc.) sono segnate da bombe, incendi e omicidi. Ma facile soltanto all’apparenza, considerando che un fanatico fedele di Allah è disposto a morire per la “Vera Fede”, mentre è quasi impossibile trovare un cristiano con la vocazione del martirio.

L’Europa (qualunque sarebbe la forma istituzionale: federazione o confederazione) per diventare “europea” ha bisogno di creatori e di sognatori più di banchieri e di giuristi, ma senza questi ultimi non potrebbe sopravvivere nemmeno un’ora.

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