Prima / ATTUALITÀ / Politica / I professionisti dell’antifascismo: Salvini nazista
Nemmeno il presidente Usa sfugge all'accusa

I professionisti dell’antifascismo: Salvini nazista

Matteo Salvini, ministro dell’Interno (troppi giornalisti perseverano nell’errore e scrivono “degli Interni”), vicepresidente del Consiglio dei ministri nonché capo indiscusso della Lega, è stato accusato di aver ripetuto una frase di Adolf Hitler è perciò di essere filonazista. La stronzata (mi scuso, ma non trovo termini meno volgari) è stata partorita dalle solite pance staliniste che ignorano il crollo del Muro di Berlino, la fine dell’Unione sovietica, la morte del Partito comunista e via seppellendo. Hitler è stato citato a sproposito (tanto per cambiare) e inutilmente, giacché la maggioranza degli elettori di Salvini se ne frega se è nazista oppure ebreo o pedofilo. Chi l’ha votato è in sintonia con le cose che dice e che propone, sbagliate o giuste che siano. La democrazia dà al voto un valore numerico e basta.

La grande bufera sul “nazista” Salvini fa emergere un dato più ampio, globale addirittura.

Si vedono scioperanti in Sudamerica che inalberano cartelloni con tanto di svastica disegnata sui volti dei “nemici del popolo”, perché la croce uncinata identifica il massimo dell’obbrobrio. La globalizzazione è anche questo: segni e linguaggi comuni. Perfino i vignettisti filoarabi mettono la svastica sulla bandiera di Israele. Il modo più rapido per scatenare il pubblico ludibrio è una bella svastica accusatrice. In Italia, dove i comunisti, per far dimenticare la loro dittatura antidemocratica, hanno alimentato leggende e favole sul nazifascismo, marchiare con la svastica è tuttora al top.

Il professore, che punisce il ragazzino scostumato, si becca l’accusa di essere un nazista.

Il cittadino, che reagisce a schiaffoni contro un immigrato ubriacone molesto e troppo confidenziale con sua moglie, diventa un mostro nazista grazie ad un sinistro velinaro che rivela “gli oscuri legami” con un cugino dello zio della moglie del portiere di casa della nonna già ausiliaria della Rsi. Inoltre, un “rapporto riservato” (ma quando? ma dove?) riporta che quel soggetto è stato visto una volta ad un comizio di CasaPound.

Pare che la maniera più sbrigativa per mettere all’angolo qualcuno sia di appiccicargli addosso un fascio o una svastica.

È opinione comune che rappresentino il male assoluto. Perciò se il tale presidente non si allinea ai comandamenti made in White House, scendono in campo gli stipendiatissimi terroristi culturali, che richiamano fatti e misfatti del secolo scorso. Anche nel 1938 a Monaco – strillano le cassandre a un tanto a parola –  i Paesi democratici la fecero passare liscia alla Germania di Hitler e poi fu troppo tardi per fermarlo.

La vecchia preghiera che recita “dacci oggi il nostro pane quotidiano” è stata aggiornata a “dacci oggi il nostro nazista quotidiano”. Fra l’altro il pane fa ingrassare, ha il glutine e non so che altro da sostituire assolutamente con una sana tisana e perciò quella preghiera è datata, come direbbe qualcuno di mia conoscenza.

Un nazista al giorno e ti levi i problemi di torno. Vuoi ricevere unanime consenso per un bombardamento a tappeto? Di’ che se la Francia avesse bombardato la Germania senza darle tempo di costruire aerei e carri armati, non ci sarebbe stato il terribile olocausto della seconda guerra mondiale.

Nella classifica delle accuse che “giustifichino” qualsiasi illegalità, non c’è più la pazzia al primo posto. La infermità mentale funziona ancora, come nel caso del capo comunista nordcoreano Kim Jong-un, ma viene dopo il marchio di filonazifascismo. Quanto durerà ancora? L’accusa di stregoneria (con annesso rogo) è durata per qualche secolo, però in questo Terzo Millennio ci sono preti esorcisti che “salvano” gli indemoniati. Niente sparisce del tutto. È come la foresta amazzonica, che brucia ancora, della quale però nessuno parla perché è sparita dalle prime pagine dei media.

Salvini si deve augurare di non sparire dalle cronache quotidiane: meglio l’accusa di filonazismo che finire nel dimenticatoio mediatico.

Vedi anche

L’Italia delle mance non è una vergogna del passato

Cominciamo daccapo. E vediamo di vederci un po’ più chiaro. Di fronte alle miserabili storie …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close