Prima / ATTUALITÀ / Politica / I soldi pubblici alimentano la macchina del consenso

I soldi pubblici alimentano la macchina del consenso

Spulciare a uno a uno i bilanci pubblici è l’unica fatica che varrebbe la pena di fare. Ma non si fa. Ciascun politico ha i propri clienti da tutelare. A Roma, per esempio, ci sono migliaia di appartamenti e palazzi che appartengono al Comune e dai quali il Comune ricava una manciata di euro. Ma provate un po’ a sfrattare da un magnifico palazzo cinquecentesco al centro storico l’associazione “Amici della lupa intagliata”, che non paga nemmeno mille euro di affitto all’anno. Sarebbe un attentato alla cultura e bla bla bla, la solita tiritera.

Molti sodalizi sono insediati a costo zero: pagano al Comune un affitto simbolico di un euro all’anno. Qualche decennio fa, un assessore della Regione Lazio pubblicò un libro bianco sul patrimonio immobiliare regionale a Roma. La Regione pagava affitti mostruosi per una sede di rappresentanza al centro, mentre i suoi inquilini pagavano affitti da estrema periferia. Pochi giorni dopo la pubblicazione, quell’assessore venne arrestato per tangenti e della cosa non s’è più parlato. Nessun governatore, di sinistra, di destra, di centro, s’è azzardato a sfiorare la questione.

Invece di chiedere altri soldi allo Stato, la Regione potrebbe sfruttare al meglio il patrimonio che ha, ma immaginate che casino? Meglio prendersela con il governo che stringe i rubinetti. E ciononostante le casse dello Stato sono un colabrodo. Fiumi di denaro continuano a scorrere verso tutte le parti. Si pagano profumatamente consulenti privati, ignorando organismi e centri studi inseriti nella Pubblica amministrazione. Il denaro scorre verso una pletora di enti, che alimentano, in aggiunta agli immancabili consulenti, una miriade di organizzazioni, cooperative, strutture, società che succhiano soldi per le più svariate ragioni. Ovviamente sono tutte lecite; sulla carta. Basta ficcare il naso in uno qualsiasi di questi “centri di spesa” per scoprire parassitismi, manomorte, privilegi, inefficienze, sprechi. Guai a dire che dove ci sono tre autisti è inutile tenere cinque macchine. Ti rispondono: ecco, guarda come siamo ridotti per mancanza di fondi, abbiamo due autisti in meno.

Il denaro pubblico fertilizza ampi campi del dolce far niente. Ma nessuno si permetta di accusare una Regione che spende una barca di quattrini per foraggiare una sede di rappresentanza a New York con annessi strapagati dipendenti oppure un’azienda comunale che per i dirigenti organizza “viaggi di studio” a Dubai. S’arrabbiano. Si indignano. Tirano fuori la preziosa funzione svolta per l’arricchimento culturale e lo scambio di esperienze (un know-how parecchio indefinito). Ti sciorinano dati e cifre a dimostrazione dei grandi benefici apportati da spese che in realtà sono investimenti. Eh, sì. I soldi spesi per qualunque iniziativa ormai tutti li chiamano investimenti per sottolineare che non sono gettati al vento.

Sono stati scritti innumerevoli articoli e libri sugli sprechi statali, ma c’è poco da fare. Quando vai a tagliare, scopri che danneggi un bambino povero, un anziano disagiato, un senzatetto… perché così va a finire. Mica i soldi in meno riducono il numero delle le auto blu o fanno annullare il viaggio previsto (pure quando vanno a Zanzibar, lo fanno per lavoro o per studio!) oppure bloccano il rinnovo dei contratti di consulenza. Nient’affatto. Quelle spese corrono lo stesso.  Alimentano la macchina del consenso (la sconfitta del vecchio sistema centrodestra-centrosinistra l’ha inflitta un duopolio – Lega Cinquestelle – che ha promesso di distribuire ancora più soldi pubblici).

Anche per il duopolio è arrivato il momento nel quale non è più possibile traccheggiare, rimandare, imbrogliare. Così, dopo tanti giri di walzer (una lunga contrattazione al mercato; https://internettuale.net/2896/governo-gialloblu-commissione-ue-suk-aperto-ancora-un-po), la manovra è passata (il presidente Mattarella ne ha approfittato per bocciare il governo) e i grandi speculatori internazionali si preparano a comprarci per quattro soldi. Il denaro non ha patria e va dove può meglio riprodursi. Non è che gli speculatori siano cattivi: è la loro natura. Mica sono missionari.

Le decisioni prese dal governo hanno accontentato l’Ue e scontentato una marea di persone. Dicevano gli antichi: Zeus o fa piovere o fa splendere il sole, scontenta sempre qualcuno.

Le elezioni per il Parlamento europeo sono vicine (4 mesi circa) in termini temporali, ma ancora lontane sull’orologio della politica.

Vedi anche

L’Italia delle mance non è una vergogna del passato

Cominciamo daccapo. E vediamo di vederci un po’ più chiaro. Di fronte alle miserabili storie …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close