Prima / ATTUALITÀ / Politica / Giornalisti. Di Maio e Di Battista accusati di attentato alla libertà

Giornalisti. Di Maio e Di Battista accusati di attentato alla libertà

Discesa in campo di sindacati e istituzioni (Quirinale in testa) in difesa della “libertà dell’informazione”. Sotto tiro i pentastellati Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista che hanno offeso la categoria.

Prendersela con i giornalisti è diventato normale. Se un genitore scazzotta il professore che gli boccia il figlio (perdigiorno e somaro), a maggior ragione è giusto mettere al muro questi privilegiati. Secondo l’opinione generale, i giornalisti lavorano poco, guadagnano assai e non s’abboffano mai: scrivono libri, fanno gli ospiti (a pagamento) in tv, dietro adeguato compenso danno consigli, viaggiano gratis o quasi, hanno pensioni alte. Specialisti in raccomandazioni (insuperabili nell’autoraccomandazione) forniscono adeguate sistemazioni a parenti, amanti e amici. Durante le feste comandate le loro case si riempiono di bei regali e graditi omaggi spediti sovente da appartenenti a quelle consorterie che loro dicono di combattere. Arroganti, presuntosi e ignoranti non si vergognano di fare interviste in ginocchio e di sparare cazzate e menzogne a sostegno della parte con la quale di volta in volta si schierano. Le cronache della repubblica (prima e seconda) rigurgitano di giornalisti corrotti, spie della Cia, di venduti e complici di affaristi.

Come sempre accade nei giudizi sommari, c’è parecchia esagerazione. I giornalisti corrotti e imbroglioni vanno a braccetto con i preti pedofili, con i magistrati che si vendono le sentenze, con i carabinieri che prendono mazzette dai delinquenti… il cattivo soggetto lo si trova in tutte le categorie. Se qualcuno chiedesse di esiliare tutti i preti o di cancellare la Benemerita, si guadagnerebbe una trasferta gratis in ambulanza.

È vero che ci sono giornalisti supergarantiti. Per licenziare un redattore al “Corriere della Sera” servono gravi motivazioni e precisi accordi con il sindacato, ma alla “Gazzetta di Battipaglia” il giornalista non è nemmeno contrattualizzato e, se lo è, significa che fa il redattore capo con lo stipendio di redattore ordinario. L’editore è una persona e non una società (che, quando c’è, è fittizia) ed è padrone assoluto: può mandare a casa chiunque senza nemmeno dirgli perché. Chi scrive, fu una volta licenziato per non aver risposto al saluto della figlia dell’editore. Fare causa è il più delle volte impossibile: per conservare il loro sia pur precario posto di lavoro, gli altri non testimonieranno mai a favore.

La realtà è che la tutela è assicurata soltanto ai giornalisti lavoratori delle grandi testate. Anche chi non è del mestiere capisce che un cronista assunto in Rai è in una botte di ferro rispetto ad un redattore di Telecondominio.

Accusare un’intera categoria fa soltanto il gioco di quelli che tradiscono la professione. Ordine, sindacati e istituzioni si schierano in difesa della “libertà dell’informazione” (qui ci sarebbe parecchio da dire, ma i pezzi lunghi non li legge nessuno) e così proteggono anche i non meritevoli.

Dal doppiopesismo diventa arduo uscire quando si è nel campo arato dalla politica politicante, ma è impossibile venirne fuori quando si è nel recinto-informazione: la figura più diffusa è quella del giornalista embedded, cioè schierato, tastiera pronta ad attaccare il nemico. I giornalisti fanno a testate (ironia delle parole); si scornano senza pietà sul terreno della sempiterna lotta per il potere.

I tratti demagogici tracimano e “fertilizzano”, per così dire, non più soltanto la politica politicante; connotano gran parte dell’informazione. Ogni potentato vellica (più o meno apertamente) la pancia del corpo elettorale, sfruttando l’atavico odio contro il potere espresso nel “piove, governo ladro”. Sull’onda della marea forcaiola sono nate nuove congreghe politico-partitiche, che strillano: basta con i privilegi; mandiamo a zappare l’esercito di nullafacenti che campano a spese nostre. È dalla notte dei tempi che la gente vuole vedere impiccato chi la governa. Il corollario è che la cosiddetta pubblica opinione la si soddisfa più facilmente con esorcismi demagogici che con ragionamenti.

Tornando alla bufera mediatica scatenata dai due cinquestellati, al di là delle frasi ad effetto, la loro posizione non è affatto sconcia.

Di Battista ha dichiarato: «Lo dico ancora una volta, il mestiere del giornalista, quello con la schiena dritta, è importante come quello del chirurgo. E grazie a Dio in Italia ci sono eccome giornalisti liberi» e Luigi Di Maio: «La libertà di informazione si garantisce prima di tutto migliorando le condizioni di lavoro dei giornalisti. Soprattutto i giornalisti sottopagati, al limite dello sfruttamento».

Chissà se qualche giornalista non embedded se ne accorgerà.

 

 

Vedi anche

Mattarella celebra Skanderbeg, il guerriero antislamico

Il 17 gennaio del 1468 moriva di malaria l’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg. Oggi, …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close