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La statua di Scanderbeg a Tirana è la copia di quella eretta a Roma.

Mattarella celebra Skanderbeg, il guerriero antislamico

Il 17 gennaio del 1468 moriva di malaria l’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg. Oggi, 7 novembre 2018, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è andato in Calabria ad incontrare il presidente della Repubblica d’Albania Ilir Meta. Ufficialmente i due hanno concelebrato il 550esimo anniversario della morte dell’invincibile Alessandro schipetaro (Skënderbeu è corruzione del nome datogli dai Turchi Iskender Bey, Signore Alessandro). Un altro mese e avrebbero commemorato il 551esimo della morte.

Dall’intervento di Mattarella affiora il vero motivo e cioè la riconferma della buona disposizione italiana: «Anche l’Albania – ha assicurato il capo dello Stato italiano – sarà parte integrante dell’Unione europea, dopo l’ingresso avvenuto nella comunità euro-atlantica».

Ciò che non si comprende è a cosa facessero riferimento i ghostwriter quirinalizi quando gli hanno fatto dire: «L’eredità più autentica e attuale che questo abile e sensibile stratega, diplomatico e politico, ci ha lasciato è la promozione di un modello statuale che coniuga e sa contemperare le differenze».

Il principe albanese (oltre che re d’Epiro) riuscì a riunire tutti i principati d’Albania (sempre in guerra tra di loro) e schierarli contro i Turchi, i quali per entrare in Europa non potevano lasciarsi alle spalle un’Albania cristiana.

L’inaugurazione a Roma della statua di Scanderbeg il 27 ottobre del 1940.

Iskender Bey s’era fatto le ossa combattendo per il Sultano, che poi tradì quando da lui ebbe il comando di un esercito per riconquistare la Serbia. Annunciò, infatti, al nemico ungherese che avrebbe disertato. La Repubblica Serenissima di Venezia, spaventata dalla disinvoltura, diciamo così, del guerriero cristiano-musulmano-cristiano (evoluzioni risibili se paragonate a quelle di un Rutelli qualsiasi) cercò l’alleanza con il Sultano per fermare l’inarrestabile schipetaro. Il quale s’alleò con il Regno di Napoli (venne anche in Italia a combattere al fianco di Ferdinando d’Aragona contro Giovanni d’Angiò) avendone aiuto nella lotta contro la Sublime Porta. Tutti i tentativi di sconfiggerlo spedendogli contro giganteschi eserciti furono da lui sventati. La marcia islamica verso l’Europa subì una lunga battuta d’arresto grazie all’Alessandro redivivo.

Mattarella, leggendo il discorso preparatogli dal Quirinale, ha insistito sulla capacità di Skanderberg di «coniugare le differenze». Le decine di migliaia di musulmani uccisi sui campi di battaglia rassomigliano più a una “chiusura” che ad una “apertura”. Bah!

Mattarella ha approfittato dell’occasione per promettere qualcosa anche al presidente della Regione Calabria Mario Oliverio (Pci-Pds-Ds-Pd) che sta cercando più soldi per il maltempo.

Un paio di curiosità.

A Roma, al vicolo Scanderbeg, c’è ancora il palazzotto che il principe albanese abitò mentre con il Papa organizzava una nuova crociata antislamica. A poca distanza dalla Piramide, troneggia la statua bronzea di lui a cavallo che Mussolini inaugurò 27 ottobre 1940 nell’ambito delle celebrazioni per il diciottesimo anno della Marcia su Roma. Una copia di quella statua fu innalzata anche a Tirana.

Altra curiosità. Skanderberg morì in Alessio, città fondata con il nome di Lissos da Dionisio di Siracusa circa mezzo millennio prima della nascita di Cristo, poi i Romani la chiamarono Lissus e infine Venezia la ribattezzò Alessio e fu qui che Skanderberg istituì la Lega per combattere l’Islam.

 

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