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Governo. Di Maio-Conte-Salvini: in Europa ci stiamo comodi

Conferenza-stampa a Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte illustra la pace fatta in merito al decreto fiscale (additato da tutti come ignobile condono indiscriminato) e poi concede la parola ai due vicepresidenti ai lati. Dopodiché risponde alle domande dei giornalisti sullo scontro in atto con i vertici Ue e affabilmente passa la parola a Di Maio e a Salvini. È una pantomima degna di Pirandello. Conte si sforza di far vedere che è il padrone di casa (sta studiando per fare il premier) e si mostra cortese con gli ospiti (i due vice), ma si nota che è una finta. Verso la fine, quando inciampa, incespica, cincischia, i due intervengono d’autorità. Ma sono troppe le domande alle quali non possono dare risposte chiare: lo sanno che i media (giornali, radio, tv) sono in gran parte nemici del governo gialloblu e che i cronisti embedded, arruolati a destra e a sinistra (e pure al centro), li bombardano a prescindere (Totò santo subito.

Le opposizioni brigano per indebolire e rompere l’alleanza gialloblu. Usano qualsiasi mezzo: la polemica irritante, il terrorismo finanziario (lo spread fu il killer di Berlusconi), le rivalità all’interno della Ue, le amicizie e le complicità a livello internazionale. Manca una seria offensiva sul piano giudiziario, ma forse se la tengono in serbo per scatenarla a ridosso delle elezioni europee.

I governativi debbono reggere fino al fatidico maggio del prossimo anno, quando si aspettano di fare il pieno dei voti e nel contempo auspicano che in Europa altri movimenti e partiti estranei all’establishment (l’alternanza centrodestra-centrosinistra che domina le istituzioni europee da decenni) abbiano decisivi risultati elettorali. Con “nuovi” europarlamentari, nascerebbe una “nuova” Europa.

La politica governativa, dunque, è mirata a incrementare il consenso elettorale. Ovviamente, essendo due consorzi politici costretti ad un matrimonio innaturale (i transgender scusino l’aggettivo politicamente scorretto) debbono rastrellare voti in reciproca concorrenza, per cui sono costantemente in equilibrio precario.

Il soldi ai poveri, i condoni fiscali, i tagli alle pensioni d’oro, il blocco dei porti… ogni provvedimento è un produttore di voti. Lo sviluppo? Ci si penserà dopo il 23 e il 26 maggio 2019.

Per gli antigovernativi è vitale, pena l’estinzione tipo dinosauri, minare la strategia del governo e non farlo arrivare alla scadenza europea nel pieno delle forze.

Quando i tre in coro proclamano la loro fede europea scandendo convincenti: «Noi in Europa ci stiamo comodi» è per invertire il trend dello spread, indebolire i nemici che hanno nella Ue, confermare che non sono avventurieri ma persone responsabili e affidabili.

Solitamente, dopo una riunione del Consiglio dei ministri, arrivava nelle redazioni un comunicato stampa. Ma la parola scritta è una brutta bestia per chi faccia affidamento sulla parola parlata, volatile e mai definitiva.

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