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Nietzsche: l’Europa in un vicolo cieco per la piccola politica

«Chi ha creduto di aver compreso qualcosa di me si è costruito, usando me, qualcosa a sua immagine…». Lo scriveva nel 1888 il quarantaquattrenne poeta-filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche in “Ecce homo”. Quell’intuizione è valida tutt’oggi e va sotto l’etichetta di “Nietzsche-Rezeption”, cioè ciascuno si piglia quello che gli serve e ignora il resto (che gli dà pure fastidio). La “lettura” di Nietzsche è diventata oggi la ginnastica preferita di quei «ruminanti accademici» che tanto stavano sulle scatole al grande prussiano. “Ecce homo. Wie man wird, was man ist” (Ecce homo. Come si diventa ciò che si è) è una sorta di autobiografia scritta nel 1888 a 44 anni e pubblicata per la prima volta otto anni dopo la sua morte a soli 56 anni.

Il 6 dicembre del 1925, il ventisettenne Jiulius Evola disse nel corso di una conferenza che Nietzsche «attende ancora di essere compreso». Nonostante la montagna di libri e libretti pubblicati in seguito nel mondo, quell’affermazione all’apparenza apodittica, dall’amaro sapore dogmatico, resiste alle confutazioni “moderne”.

Tocca rimarcare che sono entrambi, Evola e Nietzsche, incomprensibili ai più? Per troppa gente la conoscenza dei due si riduce alla lettura di articoli e “saggi” pubblicati sui giornali e sulle cosiddette riviste specializzate. Sugli “studiosi”, seri e seriosi, pesano (ancora e purtroppo) le collocazioni politico-ideologiche.

Torniamo per un momento a quella conferenza di quasi un secolo fa. Premesso che il giovane gigante Julius Evola non cascò in nessuna delle trappole per nani disseminate a bella posta dal cantore di Zarathustra, qualcuno potrebbe avanzare un qualche dubbio a proposito del “nihilismo nicciano”, quando Evola disse alla platea: «È il crollo dei valori: nessun appiglio esiste più…».

Nietzsche sui “valori” aveva scritto «trasvalutazione di tutti i valori» – Umwertung aller Werte – (vedere “Ecce Homo”, per esempio”) e perciò quel “crollo” non appartiene all’universo nicciano. Se proprio trasvalutazione è complicato, possiamo ridurci a reinterpretazione, trasformazione, conversione e giù di lì. Risulta chiaro ciò che Nietzsche scrisse dell’Europa in “Ecce homo”: «…il nazionalismo, questa névrose nationale, di cui l’Europa è malata, questo mantenere in eterno la divisione d’Europa in stati minuscoli, questa piccola politica: essi hanno tolto alla stessa Europa il suo senso, la sua ragione – l’hanno portata in un vicolo cieco». Amen.

 

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