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Chi sono i whisperers italiani di Michelle Bachelet

L’Alto commissario Onu per i diritti umani, la cilena Michelle Bachelet, ha annunciato da Ginevra che manderà in Italia una squadra di controllori con il compito di registrare le dimensioni della violenza razzista. Ha detto testualmente: «Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom».

Riferito da chi? Chi è che ha riferito in merito al forte incremento del razzismo? Questo, l’Alto commissario non l’ha detto. Si può ipotizzare che i whisperers, i sussurratori, appartengano alla sua stessa parrocchia. Tornano alla memoria gli articoli di “autorevoli giornali stranieri” che raccontavano le malefatte del mostro Berlusconi. Qualcuno di quei giornalisti continua ad occupare studi televisivi tranciando “autorevoli giudizi” sulle cose d’Italia, con predilezione per i misfatti della “destra”. Romano Prodi, già liquidatore dell’Iri, è stato un maestro nello sfruttamento della stampa estera. Ciononostante è fallito il suo tentativo di sbarco al Quirinale e non ha (al momento, ma con questi politicanti non si è mai sicuri) altre carte da giocare sul tavolo d’ulivo o di qualsiasi altro materiale.

Verónica Michelle Bachelet Jeria è una politica di lungo corso. A fine mese compirà 67 anni ed ha un bagaglio di esperienze, amicizie e “entrature” da fare invidia perfino a Giorgio Napolitano.  In Cile è stata più volte ministro e per due mandati presidente della Repubblica. Di fede socialista ha governato coalizioni di centrosinistra. Donna dai molti titoli è raccontata in un libro scritto da Elizabeth Subercaseaux e Malù Sierra, due giornaliste impegnate in politica. La traduzione italiana è stata curata da Carla Chelo e Alice Werblowky, anch’esse schierate sul fronte della difesa dei diritti umani e delle rievocazioni della Giornata della memoria. Insomma, c’è un clan di donne in Italia che è pronto a far risuonare i messaggi della coraggiosa Michelle su tutti i media che non amano – diciamo così – il governo bicefalo Lega-Cinquestelle.

A fronte di uno schieramento ideologico-politico-culturale con sostegni nel mondo della finanza, non serve levare il coro delle prefiche (gratuite o a pagamento) le quali lamentano congiure e diffamazioni, falsificazioni e complotti. È ovvio che un governo venga attaccato con tutti i mezzi, leciti e illeciti. Non è difficile trovare un magistrato pronto ad inquisire, un professore d’economia amico del giaguaro, un intellettuale dalla lingua velenosa, una vittima della democrazia negata.

Dal dopoguerra è stato un continuo di scandali, incriminazioni, crisi ministeriali, sconquassi di bilancio, fallimenti internazionali, congiure di palazzo e processi bolle-di-sapone. Ogni governo è stato accusato di portare l’Italia alla rovina, di agire contro gli interessi delle classi lavoratrici, di servire interessi stranieri e via accusando. Tutto falso? Per niente. Tutto vero. Ma si trattava di un gioco delle parti fondato sul “levati tu che mi ci metto io”. Oggi è diverso. Oggi il governo osa fermare le navi delle Ong, sacrosante organizzazioni volte al bene dell’umanità. L’invio degli ispettori al servizio della “sinistra” Bachelet è il minimo. Che diamine!

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