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“Joe, questa gente vuole cerotti color carne”

Razzisti e anti-razzisti. Thiriart: politicanti apprendisti stregoni

«Negare la differenza tra le razze è ancora più ridicolo che negare la differenza di base fra uomini di una stessa razza. Queste disuguaglianze sono fatti osservati, dati scientifici, etnologici, sperimentati. Esi­stono due tendenze tanto ridicole quanto poco sostenibili: quella dei razzisti che inseriscono nella politica le conoscenze etnologiche e quella di coloro che, come i “progressisti”, negano goffamente queste medesime verità etnologiche. Noi constatiamo che le razze sono differenti…». Lo scriveva più di mezzo secolo fa Jean Thiriart, il fondatore di Jeune Europe. Per la precisione era il 1964, quando uscì “Un Empire de quatre cents millions d’homnes, l’Europe”, il testo fondamentale del politico belga (1922-1992). I brani qui copiati sono tratti dall’edizione del 2011 di Avatar “L’Europa: un impero di 400 milioni di uomini”.

«Non possiamo farci niente – scriveva Thiriart – se i neri sono stati in­capaci di inventare la ruota, se essi non hanno inventato una scrittura e se, nel 1900, non sapevano nulla delle regole della geometria, concepite 25 secoli or sono dai nostri antenati greci. Ciò nonostante, non avremo la ferocia di adagiarci su queste ineguaglianze. I politicanti apprendisti stregoni, che oggi vogliono attuare una integrazione forzata delle razze, ci condurranno a sangui­nose agitazioni sociali… Negli anni futuri, la guerra delle razze, accesa per l’appunto dai presunti anti-razzisti, innesterà la lotta di classe sul piano razziale, dandogli un crudele significato». La cosiddetta integrazione? Thiriart prevedeva che avrebbe condotto «ad una nuova classificazione sociale nella quale i neri saranno una sorta di sottoproletariato».

Poi spiegava: «Esistono, all’interno dei gruppi etnici, delle sfere intime che sarebbe pericoloso voler distruggere. La comunità ebraica, per esempio, dispone nei nostri paesi di numerose scuole israe­litiche sovvenzionate dallo Stato come le altre. A nessuno ver­rebbe l’assurda idea di costringere la comunità ebraica ad ac­cettare nelle sue scuole dei bambini fiamminghi. Se lo si facesse, si griderebbe subito al crimine contro l’umanità… Quando un padre di famiglia rifiuta la mano della figlia ad un pretendente (della stessa razza della propria famiglia) perché è un fannullone, ignorante o poco serio, tutti lo trovano, giustamente, normale ed equo. Ma se il me­desimo padre bianco si comporta allo stesso modo nei riguardi di un nero perché questo nero è anche lui fan­nullone, ignorante e poco serio, subito si grida al razzismo cri­minale. Questa situazione non può lasciarci indifferenti».

E concludeva: «L’anti-razzismo è divenuto, da una decina d’anni, un mezzo deputato a instillare negli Europei dei complessi di colpa. Noi siamo stati colonizzatori e non colonialisti, come si tenta di farci credere».

 

 

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