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Lutto nazionale. Il ponte Morandi e i funerali dello Stato

Non sono funerali di Stato, ma dello Stato, perché è lo Stato che è morto. E da parecchio tempo. Che alcune famiglie si siano rifiutate di partecipare a Genova alla cerimonia impreziosita dalla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è un ulteriore segnale dell’insofferenza per liturgie vecchie, ipocrite, inutili. Le facce contrite, le accorate strette di mano, le parole vestite di dolore non valgono più come moneta corrente con la quale lo Stato ha sempre pagato le tragedie sofferte dalle popolazioni.

Un tempo, lo Stato interveniva duramente e metteva in moto la macchina delle punizioni per non perdere di credibilità. Poi, anno dopo anno, ha ridotto gli interventi alla semplice presenza nelle cerimonie funebri, a lunghi telegrammi di condoglianze, a commosse dichiarazioni televisive.

Oggi la gente non ci crede più. Non soltanto quelli che hanno deciso di votare per partiti e movimenti antisistema, quanto anche gli altri (che per i più diversi motivi e non sempre nobili continuano a sostenere gli antichi padroni) avvertono che sta per finire una stagione che è durata fin troppo. È la fine del mondo se a Palazzo Chigi non siedono più i D’Alema, le Bindi e compagnia brutta? Pezzi di magistratura, imprenditori senza scrupoli, ripugnanti speculatori, affaristi d’ogni risma e ampi settori parassitari pubblici operano concordemente per convincere la popolazione italiana che lasciare la via vecchia per le nuove fa precipitare nel baratro. L’Europa, i mercati, gli equilibri internazionali… tutto viene cinicamente usato per mettere paura, per dirottare il vento del cambiamento, per tenere in vita la manomorta.

Delle 41 vittime finora accertate, soltanto 18 hanno ricevuto la benedizione dell’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco. I familiari delle altre 23 persone uccise dall’incuria dello Stato hanno scelto di seppellire i propri cari lontano dai riflettori dei media e, soprattutto, dai gesti liturgici di presidenti e ministri.

Lo Stato è morto perché basta un po’ di pioggia perché le città si allaghino. La neve ferma aerei e treni. Il vento abbatte alberi e viadotti. Hanno inventato le “bombe d’acqua” e analoghe fantasie lessicali per giustificare l’assenza di manutenzione ordinaria e straordinaria. I terremoti e le alluvioni, i fiumi che straripano e le montagne che precipitano a valle sono sempre fenomeni eccezionali e imprevedibili. Crollano scuole ufficialmente fondate su strutture antisismiche e palazzoni costruiti risparmiando sul materiale. Gli acquedotti sono giganteschi colabrodo attraverso i quali si perde quasi la metà dell’acqua trasportata.

Una cosa che funzioni? Ce n’è più d’una. Funziona l’impegno antifascista. Funziona il sostegno agli omosessuali e agli animali domestici. Funziona la difesa degli zingari (che tocca chiamare nomadi sennò scatta l’accusa di razzismo) e la tutela degli immigrati. Il resto? Strade, acquedotti, ponti, scuole, ospedali…? Uno Stato morto non può farci niente e amen.

 

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