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Quei neofascisti bocciati da Thiriart

Un sostegno forte all’antifascismo continuano a regalarlo frotte di cosiddetti neofascisti. Non è cosa da ignorare, ma va valutata senza esagerazioni: è dannoso sopravvalutare certi ambienti altrettanto come lo è sottovalutarli. A questo proposito, è stato scritto e detto tantissimo.

Nella seconda metà del secolo scorso (e del passato Millennio) il fondatore di “Giovane Europa” Jean Thiriart fu impietoso con i neofascisti del tempo: «L’estrema destra raccoglie la più bella accozzaglia di incapaci: invidiosi, spioni, psicopatici, mitomani, passatisti, anarcoidi. La loro unica utilità storica è di rappresentare uno spauracchio che il comunismo utilizza con maestria. Le “internazionali dei nazionalisti” fanno ridere con le loro organizzazioni incentrate sull’idea fissa di una rozza indipendenza nazionale» (Questa citazione come le seguenti è tratta da “L’Europa: un impero di 400 milioni di uomini”; avataréditions, 2011).

«La slealtà è la regola – scriveva Thiriart – ed è regolare occupazione sparlare dei propri “alleati” e provare a rubar loro dei membri. Così tutto l’attivismo, in Europa, nei circoli nazionalisti, si riassume nel modificare la ripartizione dei gruppi, ma il totale non è mai modificato. Il gruppo A ruba 10 membri al gruppo B, 20 militanti scivolano dal gruppo C verso il gruppo D. Ma quando si fa il totale dei gruppi A, B, C e D, risulta invariato da 15 anni. Così, di defezione in diserzione, di tradimento in slealtà, l’autorità si è sbriciolata, polverizzata. L’estrema destra è entrata di volontà nel suo Medioevo. La sua sola attività si pratica nel campo della maldicenza e della calunnia».

Nel libro c’è una notizia di cronaca che avrebbe potuto prendere, ieri come oggi, dal teatrino italiano.

«La polizia federale tedesca – sottolineava Thiriart – ha contato più di 500 di questi gruppi di imbecilli o di scellerati che si denunciano a vicenda o si scomunicano mediante modesti fogli ciclostilati. Ed è ancora un bene quando non sono dei delatori prezzolati dalle innumerevoli polizie. Il coordinamento di questi gruppetti di anarchici di destra è fondamentalmente impossibile. Anche se vi si arrivasse, il suo equilibrio sarebbe talmente precario che il coordinamento svanirebbe in pochi giorni».

Impietoso rimarcava: «La concezione della guerra politica di tutti questi impotenti di destra li costringe a non potere — anzi a non volere — altro che l’arrocco nel fortino. Scavano piccole trincee intorno alle loro infantili posizioni e vi si rannicchiano in attesa “dell’attacco” comunista che non verrà mai — e a ragione — perché passerà accanto a loro sprezzantemente».

A bocce ferme, si può affermare che i comunisti di cui parlava Thiriart sono annegati in un mare di CocaCola. L’anticomunismo oggi fa ridere, mentre il suo gemello, l’antifascismo, è tenuto artificialmente in vita (e ingrassa, come si vede nella foto).

 

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