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Intellettuali, non prendetevela con il popolo-bue

Ci sono troppi intellettuali in giro che se la prendono con il popolo-bue perché corre appresso ai demagoghi, ai populisti, agli imbonitori da fiera. Puntano il dito accusatore contro gli ignoranti tifosi malati di social, mettono sotto processo la scuola perché non educa e non insegna… inutile continuare: la lista è lunga e gli intellettuali ogni giorno ne aggiungono una nuova.

Non v’è dubbio che la gente, cioè la massa degli uomini e delle donne qualunque, legittimi eredi di quello che una volta era “l’uomo della strada”, sia attenta ad altro e se ne frega della cultura e degli intellettuali. Ma non è una cosa nuova. Non è il risultato dell’americanizzazione, della globalizzazione o della omogeneizzazione. La massa (e non è un’offesa) si è sempre comportata in malo modo, diciamo così.

Perché sia chiaro, prendiamo come riferimento una massa privilegiata e cioè quella del popolo eletto da Jahve, agli uomini e alle donne cui Jahve diede in dono la terra abitata da popoli arabi. Nell’Antico Testamento, il popolo d’Israele mette a dura prova la pazienza di Jahve, comportandosi come un qualsiasi massa di ieri e di oggi.

Un esempio fra tanti.

Mosè, il loro pastore, li fa attraversare il deserto. La marcia è lunga e faticosa. La gente si lamenta. Poi arrivano la sete e la fame. Apriti cielo! Gli scampati all’ira del faraone non innalzano cartelli di protesta, non vanno in tv a lamentarsi, non scendono in piazza a schiamazzare, ma la loro reazione è ugualmente stupida. E senza giri di parole strillano contro Mosè e il fratello Aronne w ricordano con nostalgia la schiavitù in Egitto «quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine».

Cosa conta la libertà senza pane? Meglio la schiavitù, dunque. Non vengono in mente quelli che urlavano «meglio comunisti che morti?», protestando contro i missili che avrebbero dovuto proteggerli da un’invasione sovietica.

La gente non ha bisogno di scusanti (la globalizzazione, la scuola, i preti, le banche…) per comportarsi come si comporta. Tutta la fiducia in Mosè, loro guida e salvatore, fu divorata dalla fame. E inghiottito fu il grande desiderio di libertà. La Terra Promessa non li faceva più sognare: i loro sogni erano spariti sotto la puzza dell’inedia.

Se perfino il popolo eletto rimpiangeva la schiavitù egiziana, è scontato che molti rimpiangano quando c’era la Lira e si svalutava a rotta di collo. Se dall’Europa non piove la manna… a proposito, della reazione popolare alla manna parleremo un’altra volta.

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