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Antifascismo, l’arma più forte per la “sinistra”

La crisi della “sinistra” (virgolette d’obbligo per una classificazione logora e fondamentalmente estranea all’attualità) è in buona parte generata dalla crisi dell’antifascismo.

Una conclusione scarsamente credibile per chi sia immerso nel presente made in social ed abbia poca dimestichezza con la Storia e perfino con la cronaca dell’ultimo secolo. Perciò è d’obbligo, per poter continuare, fare un riassunto delle puntate precedenti.

Il Partito comunista italiano (Pci) è stato il più forte rappresentante dell’Unione sovietica (Urss) in Occidente. Il comunismo – come ideologia e come regime – era tutt’altro che democratico. Nell’Urss era legale soltanto il partito comunista, le libertà individuali erano cancellate a vantaggio dell’interesse del partito, le religioni erano state abolite, tutto, dall’industria all’agricoltura, dal commercio ai trasporti, era gestito dallo Stato, onnipotente nonché occupato da un superonnipotente partito, comandato a sua volta da un megaonnipotente uomo. Dal 1922 al 1982, in sessant’anni a Mosca hanno comandato tre uomini: Stalin, Kruscev e Breznev. Specularmente, dal 1943 al 1984, il Pci è stato guidato da: Togliatti, Longo e Berlinguer. Era la morte che decideva gli avvicendamenti. Il segretario-padrone (del Pcus o del Pci) restava al proprio posto finché era in vita.

Il Pcus non aveva bisogno di legittimità democratica: erano sufficienti la polizia e i gulag. Per il Pci, invece, una copertura democratica era necessaria per essere parte della nascente Repubblica italiana. Il bollino di democratico doc fu assicurato dalla mitologia resistenziale e dagli incessanti sbandieramenti dei gagliardetti dell’antifascismo.

I finanziamenti occulti da Mosca, la pronta obbedienza alle parole d’ordine lanciate dal Kremlino, ogni “neo” sul volto comunista è stato per più di mezzo secolo ricoperto da abbondante cipria antifascista.

L’antifascismo ha garantito spazi di manovra e di legittimità al Pci-Pds-Ds-Pd; ed ha anche benedetto i mostri da laboratorio ulivisti e neofrontisti accroccati da vecchi Frankestein democristiani.

È filato tutto liscio, fino a quando il golpe mediatico-giudiziario, che avrebbe dovuto far entrare trionfalmente i comunisti a Palazzo Chigi, ha lasciato il campo per la discesa di un miliardario tycoon televisivo. Silvio Berlusconi tolse la benzina e le munizioni alla gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto (ultimo segretario del Pci) e inaugurò una nuova stagione politica fondata sullo sdoganamento della “destra”. Virgolette d’obbligo pure qua, perché è definizione valida soltanto in quanto contrapposta alla “sinistra” di cui sopra.

I comunisti non hanno gestito, grazie al condominio con la Dc, cooperative, sindacati, banche e società varie con le baionette inastate contro una generica destra, bensì contro i fascisti e i loro poteri occulti.

È questo che ha assicurato al Pci la solidarietà interna, la forza di persuasione, la bontà democratica e via coglionando.

L’antifascismo è l’arma più forte. L’imprenditore non vuole aumentare la busta-paga? È un fascista. Il poliziotto manganella lo scioperante troppo vivace? Fascista! Il prete non benedice la coppia divorziata? O è un fascista oppure è un loro complice.

L’aggettivo “fascista” valeva (e vale tuttora, anche se molto di meno) pure per gli americani e i loro alleati. Basta scorrere le pagine dell’Unità (il quotidiano-vangelo comunista) per trovarvi presidenti Usa fascisti, leader negri fascisti, partiti fascisti etc.

Ricordo che, quando ci fu la rivolta d’Ungheria (schiacciata dai carri armati sovietici), l’Unità denunciò che migliaia di infiltrati fascisti avevano sobillato il popolo contro i loro fratelli dell’Urss.

Berlusconi, dunque, ha legalizzato la “destra” (molto aiutato dai pentimenti di capi e capetti) ed ha costretto i comunisti a fare gli antifascisti contro piccoli gruppi e movimenti di una persona (o al massimo di tre).

Non è stato più possibile parlare di congiura fascista internazionale. Né s’è più potuto denunciare la minaccia fascista allo Stato democratico. Quando qualche fessacchiotto con in testa ancora la parrucca comunista strilla contro un paio di giovanotti che hanno attentato allo Stato rifilando qualche schiaffone, non gli crede nessuno.

Il forte cemento dell’antifascismo s’è frantumato. La improvvisata sostituzione con l’antiberlusconismo ha funzionato per un po’, ma niente di paragonabile ai magnifici traguardi tagliati dalle gloriose battaglie antifasciste. Con la nascita del mostriciattolo giallo-verde, hanno caricato spingarde e schioppi per sparare sul populismo, provando anche a imporre la formula populismo uguale fascismo.

Come esempio di antifascismo militante e di come la “sinistra” si sia dilettata per decenni nei safari antifa’, c’è Eugenio Scalfari. Ma di lui tratto in un prossimo articolo, perché questo è già troppo lungo.

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