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Pietre e cemento cedono sotto la spinta della pianta

Immigrazione. I muri sono destinati a crollare

Le ciclopiche mura di Troia si rivelarono inutili contro l’inganno di Ulisse che aprì le porte alla conquista greca. La Grande muraglia cinese fu costruita per tenere i “barbari” fuori della Cina; una gigantesca linea “invalicabile” (oggi a rischio per i troppi turisti), che però non riuscì a fermare i Mongoli condotti da Gengis Khan. Le sanzioni economiche contro l’Italia, imposte nel 1935 dalla Società delle Nazioni, rafforzarono, invece che indebolire, il Fascismo. L’Autarchia, il fai-da-te, che impropriamente qualcuno auspica oggi, divenne una bandiera per l’autosufficienza alimentare e, con l’istituzione della Commissione interministeriale per le materie prime insufficienti e per i succedanei e i surrogati (Ciss), si diffusero il lanital, il rayon, il cafioc, la salpa, la masonite

L’Antifaschistischer Schutzwall (Baluardo antifascista) che per circa trent’anni ha diviso Berlino è crollato miseramente sulla propria inutilità. Tra parentesi, notare come l’aggettivo “antifascista” sia posticciamente usato per giustificare le peggio cose.

I muri innalzati da Israele, dall’Ungheria etc. faranno la stessa fine. Che siano in cemento armato, come la Linea Maginot, o di carta bollata, come quello eretto dalla SdN contro l’Italia, i muri sono destinati a crollare. Non abbiamo esempi contrari nella storia plurimillenaria dell’umanità.

Il filo spinato, i blocchi continentali (come quello che Napoleone organizzò invano contro l’Inghilterra), le frontiere blindate (ultimo miserabile esempio la Cortina di ferro sovietica), qualsivoglia sistema di contenimento ha vita precaria.

L’illusione di chiudersi in casa, con porte e finestre sbarrate e il frigorifero pieno, e tutelarsi dalle aggressioni alimenta grossi serbatoi elettorali, ma non sposta di una virgola i termini del problema.

Le scorte armate a protezione di personaggi a rischio attentati sono destinate a cadere come la persona protetta. Se per combattere le organizzazioni criminali d’ogni tipo, serve l’intelligence con adeguate tecniche di infiltrazione e intercettazione, a maggior ragione la regolamentazione dei flussi migratori (nel 2016 si sono contati in circa 26 milioni i rifugiati e i richiedenti asilo nel mondo) non può aversi con le cannoniere e con i muri.

A proposito della “diplomazia delle cannoniere”, ricordo a quelli che straparlano delle “leggi del mare” (che impongono il soccorso e il salvataggio) che gli Stati Uniti l’applicarono a metà Ottocento contro il Giappone. S’inventarono che una nave mercantile aveva bisogno di riparazioni e l’isolamento nipponico s’infranse sulla bocca dei cannoni.

Ricordarlo dovrebbe servire a spiegare a qualche ingenuo legalitario che il Diritto è sovente sfruttato a proprio vantaggio dal prepotente di turno. Allo stesso modo, cioè a trucco, molti invocano la sovranità perduta per nascondere carenze e incapacità. Ma questo è altro tema da svolgere.

 

 

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