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Mattarella-Cottarelli: occhi negli occhi.

Mattarella tira fuori Cottarelli dal cassetto

Ecco l’annuncio ufficiale (incluse maiuscole e virgole fuori posto): «Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha convocato per le ore 11.30 di oggi, al Palazzo del Quirinale, il Prof. Carlo Cottarelli». A mezzogiorno e mezza, il segretario generale Ugo Zampetti, faccione oramai noto al pari di un tronista, ha annunciato che il presidente ha conferito l’incarico di formare il nuovo governo a Cottarelli e che il neopresidente incaricato avrebbe fatto una dichiarazione. Difatti, dopo una decina di minuti è arrivato il professore, il quale ha esordito con un ovvio «ho accettato e ce la metterò tutta» ed ha spiegato che se il suo governo avrà la fiducia, si andrà alle elezioni nel 2019, se invece non l’avrà, i seggi si apriranno dopo agosto. Ha anche aggiunto che l’Italia resta nell’euro e nella Ue. Affermazione pleonastica, altrimenti neanche sarebbe salito a Monte Cavallo.

Su internettuale.net/2723/mattarella-il-lupo-travestito-da-nonna-fa-la-maestrina scrivevo la scorsa settimana:

«…Mattarella, dunque, si è felicemente adagiato sulla dorata poltrona delle consultazioni sicuro di poter tirar fuori dal cassetto la squadra ministeriale che il “deep state” (lo Stato nello Stato v. https://internettuale.net/2711/deep-state-contro-il-mostriciattolo-gialloverde) lo aveva graziosamente aiutato a comporre. Ha dato incarichi esplorativi impossibili. Ben sapendo come stessero i fatti, ha finto di incoraggiare prima un governo Pd-M5s e poi uno Centrodestra-M5s. Acclarata l’incompatibilità tra le forze in campo, stava per aprire il fatidico cassetto quando questi discolacci irriguardosi – Di Maio e Salvini – hanno chiesto di provarci loro. Una cosa mai vista: un partito che pur di andare al governo molla la coalizione di riferimento e il suo “alleato” che si rimangia tutte le male parole strillate e scritte. Si stanno cordialmente antipatici (i loro elettorati si odiano di cuore) eppure non vogliono perdere l’occasione di arraffare Palazzo Chigi. Questo, Mattarella non se l’aspettava….».

«…E siamo arrivati ad una conclusione che pochi ritenevano possibile: il duo Di Maio-Salvini ha trovato la quadra sul nome del premier (mentre si faceva finta di faticare su un “contratto di governo”) e, ovviamente, sulla lottizzazione di ministeri, sottosegretariati nonché sulle poltrone di potere fattuale a cominciare dall’Eni. Al Quirinale hanno lasciato scarso spazio di manovra. Mattarella ha preso tempo convocando per l’ennesima volta i presidenti di Camera e Senato: spera in un deus ex machina che qualcuno cali sulla scena a rompere i giochi…».

Una voce fuori dal coro non si sente. C’è poco da fare. Perciò mi vedo costretto ad autocitarmi. È antipatico, segno di scarso stile… tutto quello che volete; ma come fare altrimenti a segnalare che, oltre alle analisi ed ai retroscena dei grossi media, ce ne sono altri? In più, quei media fanno capo a partiti, movimenti, banche e, qualcuno di loro, addirittura a quel “deep state” cioè allo Stato nello Stato che è un autentico potere antidemocratico. Altri, come me, non hanno padroni, né vicini, né lontani, né occulti né visibili; situazione che è di svantaggio in quanto a diffusione, ma preziosa per esercitare l’intelligenza alimentata dall’onestà intellettuale.

Ecco il discorso integrale del capo dello Stato, subito dopo aver dato il benservito a Giuseppe Conte (credo sia pleonastico commentarlo):

«Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata – com’è noto – una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un’intesa, dopo un ampio lavoro programmatico.

Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo.

Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche.

Ho accolto la proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo.

Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com’ è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione.

Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un’attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere.

Questo pomeriggio (domenica 27 maggio) il professor Conte – che apprezzo e che ringrazio – mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale.

In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia.

La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.

A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato – con rammarico – indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.

L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. 
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.

Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando – prima dell’Unione Monetaria Europea – gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.

È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri – che mi affida la Costituzione – essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani.

In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull’Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo.

L’Italia è un Paese fondatore dell’Unione europea, e ne è protagonista.

Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico.

Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell’interesse della nostra comunità nazionale.

Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.

Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento.

Nelle prossime ore assumerò un’iniziativa». Cottarelli era già pronto con il trolley.

 

 

 

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