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Mattarella, il lupo travestito da nonna fa la maestrina

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha letto interi pezzi della Costituzione ai discoli indisciplinati poco attenti alle lezioni. Ho trascorso più della metà della mia vita all’interno del triangolo Palazzo Chigi-Montecitorio-Palazzo Madama con vertice al Quirinale (il “triangolo delle Bermude” della politica nazionale) e non ho mai visto né saputo di un capo dello Stato nei panni della deamicisiana Maestrina dalla penna rossa. Non lo fece nemmeno la buonanima di Scalfaro, che pure nella sua vita aveva più volte impugnato la bacchetta per punire “alunni” ignoranti. Sul Monte Cavallo hanno abitato anche professori rigorosi e severi, i quali dovettero rassegnarsi a restare inascoltati (Antonio Segni ci rimise la salute… Giovanni Leone venne intrappolato come anche Francesco Cossiga…), ma nessuno di loro s’era presentato all’appuntamento con la Carta costituzionale sotto il braccio.

La convinzione generale che leghisti e pentastellati siano tanti Masaniello improvvidamente esaltati dal popolo va di pari passo con l’opinione che siano degli sprovveduti incapaci inesperti arruffoni.

Che ci troviamo di fronte ad una pattuglia di aspiranti governanti senza arte né parte è parzialmente vero. Uomini e donne della Lega hanno acquistato dimestichezza con la politica reale amministrando Regioni, Province e Comuni. Hanno imparato a muoversi nei corridoi del Palazzo e a trattare con i “grandi vecchi” ospiti fissi del Transatlantico, della Sala Garibaldi, della Bouvette (scritto così) della Camera e della buvette del Senato. Degli ex followers di Beppe Grillo, ha senso dire che si tratta di persone senza esperienze di alcun genere. Usare le pecore a Roma per tenere i prati in ordine è una bella mossa pubblicitaria ma l’Urbe ha problemi ben più gravi del disordine vegetale delle sue ville.

Però, ed è questo il punto, un sacco e una sporta di italiani hanno stravotato leghisti e pentastellati lasciando al palo partiti nobili come Pd e Forza Italia.

È stato di pessimo gusto, da parte dell’inquilino di Monte Cavallo, fare una lezioncina di diritto costituzionale alla coppia Di Maio-Salvini. Un’azione che ben autorizza gli stranieri a darci lezioni d’ogni genere e a trattarci con caritatevole sussiego. Vedono che i nostri presidenti del Consiglio sono processati come ladri (Craxi), mafiosi (Andreotti), imbroglioni ladri mafiosi corruttori di minorenni (Berlusconi), che il ceto politico è composto in gran parte da arruffapopoli poco avvezzi al lavoro… e, soprattutto i vicini di casa in Europa, vedono attoniti la vastità di fenomeni degenerativi (falsi invalidi, furbetti del cartellino, bustarellari, burocrati incompetenti…) nonché le mille e mille maniere di eludere leggi e regolamenti… e che fanno gli Italiani, quelli con la I maiuscola? danno la colpa all’Europa. Di tutto, dal debito alla mancanza di lavoro, ritengono responsabile l’Europa. Fanno come la colomba kantiana che volava pensando a quanta fatica in meno avrebbe fatto se non ci fosse stata l’aria a opporle resistenza. Ma non lo sanno ed è questo il vero problema.

Ma vado fuori tema. Ho cominciato pensando a quel lupo con la pelle di pecora o, meglio, travestito da nonna e mi sono perso tra il libro Cuore e il diario degli italici orrori.

Dico subito che Cappuccetto Rosso stavolta è difficile che si salvi dalle fauci del lupo con gli occhiali della nonna.

Lo sanno pure in Botswana che il progetto del presidente Mattarella, all’indomani di un risultato elettorale né carne né pesce, era di appioppare agli italiani (così imparano a votare meglio) un governo cosiddetto tecnico. Sono anni che è prassi quirinalizia imporre governi non eletti dal popolo. È che siamo distratti e ci perdiamo una notizia-base: da Oscar Luigi Scalfaro in poi l’Italia ha avuto governi di nomina presidenziale. Dall’uomo del Bronx Lamberto Dini (qualcuno se lo ricorda?) all’uomo delle banche Mario Monti, dall’ex rottamatore Matteo Renzi al pesce in barile Paolo Gentiloni, ma quanti anni sono che gli Italiani non eleggono un loro presidente del Consiglio?

Mattarella, dunque, si è felicemente adagiato sulla dorata poltrona delle consultazioni sicuro di poter tirar fuori dal cassetto la squadra ministeriale che il “deep state” (lo Stato nello Stato v. https://internettuale.net/2711/deep-state-contro-il-mostriciattolo-gialloverde) lo aveva graziosamente aiutato a comporre. Ha dato incarichi esplorativi impossibili. Ben sapendo come stessero i fatti, ha finto di incoraggiare prima un governo Pd-M5s e poi uno Centrodestra-M5s. Acclarata l’incompatibilità tra le forze in campo, stava per aprire il fatidico cassetto quando questi discolacci irriguardosi – Di Maio e Salvini – hanno chiesto di provarci loro. Una cosa mai vista: un partito che pur di andare al governo molla la coalizione di riferimento e il suo “alleato” che si rimangia tutte le male parole strillate e scritte. Si stanno cordialmente antipatici (i loro elettorati si odiano di cuore) eppure non vogliono perdere l’occasione di arraffare Palazzo Chigi. Questo, Mattarella non se l’aspettava. Il “deep state”, comunque, lo incoraggia a dare spago: è una buona occasione per togliersi definitivamente di torno un centrodestra pilotato dal vecchio tycoon di Arcore.

E siamo arrivati ad una conclusione che pochi ritenevano possibile: il duo Di Maio-Salvini ha trovato la quadra sul nome del premier (mentre si faceva finta di faticare su un “contratto di governo”) e, ovviamente, sulla lottizzazione di ministeri, sottosegretariati nonché sulle poltrone di potere fattuale a cominciare dall’Eni.

Al Quirinale hanno lasciato scarso spazio di manovra. Mattarella ha preso tempo convocando per l’ennesima volta i presidenti di Camera e Senato: spera in un deus ex machina che qualcuno cali sulla scena a rompere i giochi. Giorni fa m’è capitato di pensare che la “riabilitazione” di Berlusconi fosse arrivata a fagiolo per arrestare la marcia in solitaria della Lega.

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