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Meotti, e fu subito Sionismo

Giulio Meotti, giornalista, ha scritto sul “Foglio” un astutissimo pezzo a favore di Israele. Ha elencato quelle quattro/cinque proteste nel mondo contro i killer israeliani che uccidono manifestanti palestinesi, concludendo con amara compunzione: «Tira brutta aria in occidente. Di abbandono del popolo ebraico».

È abilissimo, il Menotti. C’è poco da fare. Le stragi di Gaza evaporano al fuoco intenso che brucia da molti decenni sotto il calderone dell’olocausto. Un fuoco continuamente alimentato (adesso hanno pure scoperto un paio di pagine inedite dell’iperpubblicitato “diario di Anna Frank”) infrangibile scudo dietro il quale Israele trasforma qualsiasi protesta in manifestazione di razzismo e antisemitismo. Gli esperti comunicatori sono riusciti perfino a diffondere nella pubblica opinione la formula “antisionismo=antisemistismo”.

Meotti ha scelto la via migliore per difendere gli omicidi israeliani: agita lo spettro dei pogrom. Attenzione – suggerisce – quel clima di furiosa rabbia antisemita potrebbe tornare. Il popolo ebraico –  insiste – ne pagherebbe le conseguenze.

Ma chi è che accomuna il popolo ebraico alle stragi che Israele compie da anni ignorando le risoluzioni delle Nazioni Unite, bollando l’Unesco di razzismo e violando sovranità e confini? Forse il sindaco di Dublino che ha proposto il boicottaggio di Eurovision 1919 in programma in Israele? Di certo la sede sarebbe Gerusalemme per dare un’altra conferma al mondo che la Terrasanta è proprietà di Israele.

È tanto pericolosa la protesta di un’attrice libanese, l’appassionata Manal Issa (nella foto), a Cannes?

A guardar bene, è nel popolo ebraico che in molti condannano le aggressioni israeliane e invocano giustizia per i Palestinesi… ci sono piloti che si sono rifiutati di bombardare campi profughi affrontando la corte marziale… dentro Israele il consenso all’espansionismo lordato di sangue non è affatto unanime. E allora caro Meotti? Non si profila alcun pogrom. La superpotenza statunitense marcia al fianco di Israele e, come dimostra la vicenda dell’ambasciata Usa spostata dalla capitale Tel Aviv a Gerusalemme, sono già in fila parecchi Stati pronti a seguire Washington. Qualche vignetta e un paio di cartelli che implorano lo stop dei bombardamenti su Gaza sono il segnale di un antisemitismo di ritorno?

Purtroppo è un trucco che funziona. Attacchi Israele (a parole, intendiamoci) e diventi subito uno sterminatore di giudei.

Ho guardato su Wikipedia e ho trovato questo: «Giulio Meotti is an Italian journalist who writes on Middle Eastern and Jewish issues. He is a strong advocate of Israel, and is critical of both the Catholic Church and of Jews who are themselves critical of Israel, regarding them as abettors of anti-semitism. He was subject to accusations of engaging in plagiarizing the work of other journalists, and since has worked for Il Foglio and Arutz Sheva».

Ancora: «Meotti was born in Arezzo, the son of a goldsmith, who had an extensive clientale of polyglot Jews from whom Meotti is said to have absorbed their cosmopolitan outlook».

Oltre a “Il Foglio”, la cui collocazione a fianco di Tel Aviv è granitica, Meotti scrive anche su Arutz Sheva «also known in English as Israel National News, is an Israeli media network identifying with Religious Zionism».

Potrebbe mai scrivere un articolo non filoisraeliano? o, meglio, non sionista?

 

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