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Dal Friuli Venezia Giulia un segnale forte per Roma

Il centrodestra vince anche in Friuli Venezia Giulia. I Cinquestelle subiscono un’altra battuta d’arresto, dopo quella molisana. Le polemiche, la lotta per il governo nazionale, le faide interne del Pd, le ambizioni di Luigi Di Maio che hanno infilato il M5s in un vicolo cieco… niente è servito a smuovere i cittadini-elettori. Nemmeno la metà degli aventi diritto è andata a votare.

In Friuli Venezia Giulia, quindi, la maggioranza della minoranza dei cittadini ha eletto il governo regionale. Come per il Molise, la legge elettorale consente a chi ottiene un voto più degli altri di governare subito senza dover ricorrere ad accordi più o meno sottobanco, a inciuci coperti o scoperti, a compromessi nobili o ignobili. A differenza del Molise, in FVG è consentito il voto disgiunto e la soglia di sbarramento è del 4% per le singole liste e dell’1,5% per le coalizioni con almeno il 15%. Il premio di maggioranza scatta nel caso in cui la lista, o la coalizione, del candidato eletto presidente abbia ottenuto un numero di seggi inferiore al 55-60%. Insomma le due leggi elettorali regionali sono ben congegnate. Se a livello nazionale, a distanza di due mesi dalle elezioni, il governo è di là da venire, il solito curiosone si chiede perché ciò accada e cosa impedisca al Parlamento di varare una legge elettorale semplice ed efficace.

Sono cose per gli addetti ai lavori, per i cervelloni costituzionalisti, per gli ingegneri istituzionali, per i quali vale tuttora l’avviso posto nei tram alle spalle del guidatore “non disturbare il manovratore”. Avviso che sui bus è diventato, per pudore, “non parlare al conducente”, in quanto il verbo “disturbare” appariva troppo forte in una società avvezza a non chiamare più le cose con il loro nome ma con giri di parole, eufemismi e mascheramenti vari.

Ma torniamo al FVG. Già i dati dell’affluenza erano stati un segnale. Su 1.107.415 aventi diritto al voto a mezzogiorno avevano votato in 200.139 (18,07%), alle 19 in 424.869 (38,37%) e alle 23 549.356 (49,61%).

I votanti alle regionali 2013 erano stati complessivamente 554.943 (il 50,48%).

Sono stati ben 558.059 i cittadini che hanno incrociato le braccia. L’astensionismo è tanto più significativo in quanto alle recenti politiche la percentuale dei votanti è stata del 76,19%, ma i raffronti elettorali si fanno tra realtà omogenee, le pere con le pere e le mele con le mele, insomma. Confrontare politiche con regionali e comunali con europee è esercizio che lascio a chi deve dimostrare una tesi e con un guazzabuglio ci riesce sempre.

Qua c’è poco da inventarsi. Ieri, domenica 29 aprile 2018, i cittadini del Friuli Venezia Giulia hanno partecipato svogliatamente alla scelta del governo regionale. Nel 2013, era andata al voto poco più della metà degli aventi diritto e stavolta ancora di meno.

 

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