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21 aprile: festa di Roma e del Lavoro

Il 21 aprile è il Natale di Roma. Nel 1923 un regio decreto legge decretò che fosse una festività nazionale. Decretò anche che nello stesso giorno fosse celebrata la Festa del Lavoro, tradizionalmente festeggiata il 1° maggio.

Il classico due piccioni con una fava.

Copio e incollo il regio decreto legge del 19 aprile 1928 n.833:

«Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia, vista la legge 23 giugno 1874, n.1968; vista la legge 19 giugno 1913, n.630; udito il Consiglio dei ministri; sulla proposta del presidente del Consiglio dei ministri, ministro dell’Interno, di concerto con il ministro della Giustizia e degli affari di culto; abbiamo decretato e decretiamo: il 21 aprile, giorno commemorativo della fondazione di Roma, è destinato alla  celebrazione del lavoro ed è considerato festivo, eccetto che per gli uffici giudiziari. È soppressa la festa di fatto del 1° maggio e tutte le pattuizioni intervenute tra industriali ed operai per la giornata di vacanza in tal giorno dovranno essere applicate pel 21 aprile e non pel 1° maggio. Il presente decreto entra in vigore oggi e sarà presentato al Parlamento per essere convertito in legge. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma, addì 19 aprile 1923».

Il presidente del Consiglio Benito Mussolini, capo di un governo di coalizione, dichiarò: «Il giorno 21 aprile dedicato alla memoria della fondazione di Roma sarà celebrata in tutto il Regno d’Italia la Festa Nazionale del lavoro e saranno passati in rassegna i reparti della Milizia volontaria». E spiegò: «La grande guerra, che ha valorizzato ogni manifestazione di attività, ha sviluppato anche in tutte le classi una più profonda coscienza delle energie e del lavoro individuale. Celebrare, in un giorno all’anno, queste energie e questo lavoro è sprone ad una più fervida, proficua attività collettiva e nazionale; ed è bene che ciò sia formalmente riconosciuto in una legge dello Stato. E perché la celebrazione si ricongiunga ai ricordi della nostra storia e del genio della stirpe, il Governo ha voluto farla coincidere con la data del 21 aprile: la fondazione di Roma, data immortale da cui ha inizio il lungo, faticoso, glorioso cammino dell’Italia».

La Festa del Lavoro, nata da uno sciopero fatto negli Stati Uniti, era poi stata cooptata dal comunismo internazionale trasformandosi in un simbolo della sinistra e dell’Unione Sovietica.

La “spiegazione” di Mussolini non faceva una grinza, ma quella decisione divenne un facile strumento di propaganda per le opposizioni più o meno clandestine, tant’è che in tutta Italia negli anni a venire la giornata del primo maggio fu costantemente punteggiata da manifestazioni. Tanto per dirne una, il governo nazionalsocialista in Germania, sapendo che le feste popolari è meglio lasciarle in pace, non abolì la festa ma arricchì il 1° maggio di ulteriori significati. In Italia si scelse di aggregarla ad un’altra celebrazione spostandola di data, ma il 1° maggio era ed è tuttora una ricorrenza internazionale, sicché il pragmatismo nazionalsocialista si mostrò più efficace di quello fascista. Ne dico un’altra: in Francia, nel pieno della guerra, il maresciallo Petain, capo del governo con sede a Vichy, proclamò il 1° maggio «festa del lavoro e della concorda sociale». Non la faccio lunga, ma questa dell’accorpamento del Natale di Roma con una festa di altra natura la vedo come una furbata democristiana ante litteram.

Noterella: il regio decreto legge fu convertito in legge nella “tornata” (come all’epoca erano definite le assemblee a Montecitorio) di mercoledì 14 gennaio 1925. Circa due anni dopo. Anche a quei tempi il Parlamento se la prendeva comoda.

 

 

 

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