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Il capo dello Stato con il presidente della Camera Fico

Per fare il governo, rompere le uova

Per arrivare al governo prossimo venturo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (con la collaborazione in regia del due volte capo dello Stato Giorgio Napolitano) sta percorrendo una strada che più corretta non si può. Dalle elezioni dello scorso marzo, sono emersi tre poli, nessuno dei quali da solo ha rastrellato i numeri sufficienti per governare.

Le soluzioni che si prospettano passano attraverso un’alleanza di governo. In campo ci sono: il centrodestra vincitore con più di 12 milioni di voti, il Movimento 5 stelle con quasi 11 milioni e il centrosinistra con 7 milioni e mezzo di voti (ininfluente il movimento Liberi e uguali con poco più di un milione di voti).

La prassi della democrazia parlamentare lascia spazio a tre possibili governi: centrodestra-M5s, centrodestra-Pd, M5s-Pd. Dopo un mese e passa dalle elezioni, l’Italia è ancora governata da Paolo Gentiloni, il quale – se non ricordo male – venne catapultato a Palazzo Chigi per fare la riforma elettorale e andare alle elezioni. Il suo governo provvisorio sta ancora in piedi (e non se ne sta affatto fermo, come dirò fra poco) mentre del nascituro non c’è nemmeno una traccia ecografica.

Lo scontro tra Matteo Salvini, leader della Lega e, in pectore, dell’intero centrodestra, e Luigi Di Maio, premier designato dagli elettori del M5s, occupa lo spazio mediatico maggiore. Silvio Berlusconi, vecchio sfruttatore mediatico, fa di tutto per rubare la scena, mentre lo sconfitto per eccellenza, Matteo Renzi (ve lo ricordate?) se ne sta buono e silente lontano dai riflettori.

I personalismi sono importanti ma qui in gioco ci sono promesse elettorali (da mantenere) sulle quali si fonda la credibilità delle due forze politiche vincenti, Lega e M5s.

Per non andare fuori tema, torno al Quirinale. Fatte le consultazioni di rito (con un secondo giro a parti invertite: prima le forze politiche e poi l’ex presidente Giorgio Napolitano), il nulla di fatto, abbondantemente preannunciato, ha lasciato spazio per la seconda mossa di rito: il mandato esplorativo alla seconda carica dello Stato. Il 18 aprile un comunicato del Quirinale annuncia (copio e incollo così com’è stato redatto): «Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Palazzo del Quirinale la Presidente del Senato della Repubblica Maria Elisabetta Alberti Casellati, e le ha affidato il compito di verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare tra i partiti della coalizione di Centrodestra e il Movimento Cinque Stelle e di un’indicazione condivisa per il conferimento dell’incarico di Presidente del Consiglio per costituire il Governo. Il Presidente della Repubblica ha chiesto alla Presidente del Senato di riferire entro la giornata di venerdì».

Due giorni per verificare un dato scontato in partenza e cioè che non è possibile un governo centrodestra-M5s. Adesso, Mattarella dovrà dare un incarico esplorativo più ampio e verificare la possibilità di un governo M5s-Pd. Sarebbe la soluzione ideale per gli odiatori antiberlusconisti con contorno di antileghisti e antifascisti (lo so, Giorgia Meloni non c’entra ma vallo a spiegare). C’è però di mezzo Renzi, il quale approfitterebbe per rimontare in sella e questo preoccupa assai i suoi i compagni-nemici.

Dunque? La soluzione io la vedo in uno spacchettamento. Della serie: per fare un governo, rompere le uova. Il Movimento 5 stelle potrebbe spaccarsi e andare al governo con il centrodestra (con un “pezzo da novanta esterno” come presidente del Consiglio). Renzi potrebbe dire addio al Pd, formare un proprio gruppo in Parlamento e fare il governo con il centrodestra etichettato di “salute pubblica” (con quale presidente del Consiglio, qualcosa s’inventeranno).

A conti fatti (e a parte un governo del presidente, che comunque riporterebbe in campo Matteo Renzi, nonostante Napolitano&co.), la soluzione sta nella frantumazione. Distruggere per costruire. La prossima settimana, avremo indicazioni più chiare.

Il presidente del Consiglio Gentiloni con la presidente del Senato Casellati

Prima dicevo che il governo Gentiloni non se ne sta affatto fermo e, giacchè  i riflettori sono puntati sul duo Salvini-Di Maio, va acquistando a piene mani un po’ di benemerenze. Faccio un solo esempio.

Giovedì 19 ottobre 2017, sotto la presidenza del ministro del Lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti (segretario la sottosegretaria alla presidenza Maria Elena Boschi) il Consiglio dei ministri, su proposta della ministra della Difesa Roberta Pinotti, decise «l’adozione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri di esercizio dei poteri speciali in relazione al procedimento concernente l’operazione di cessione, da parte della società Piaggio Aero Industries S.p.a., alla Società PAC Investment S.A, del ramo di azienda EVO, relativo al complesso di attività consistenti nella ricerca, sviluppo, progettazione e vendita di modelli di aeromobili…» «In ragione della rilevanza dell’operazione per gli interessi della difesa e della sicurezza nazionale – precisava il Consiglio dei ministri – il decreto dispone l’esercizio di poteri speciali mediante l’imposizione di specifiche condizioni e prescrizioni, al fine di assicurare la tutela degli interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale, nel rispetto dei princìpi di proporzionalità e ragionevolezza. Il provvedimento prevede, inoltre, una serie di misure di monitoraggio e controllo del rispetto delle prescrizioni e condizioni imposte».

La sottosegretaria Boschi

Circa sei mesi dopo e cioè lo scorso martedì 17 aprile, il Consiglio dei ministri sotto la presidenza del ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti (segretario, ovviamente, la sottosegretaria alla presidenza Maria Elena Boschi) ha deliberato «la modifica delle prescrizioni e delle condizioni imposte con il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 19 ottobre 2017, relativamente all’esercizio dei poteri speciali, con imposizione di specifiche prescrizioni e condizioni, nei confronti di Piaggio Aero, PAC-Investements SA, MDC PA Cooperatief U.A. e MUBADALA Development Company PJSC e NewCo., in relazione all’operazione di vendita del ramo d’azienda EVO».

È tutto chiaro o serve un disegnino? Ah! Gentiloni, vecchia razza democristiana.

 

 

 

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