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OLP, fascisti mascherati da nazimao?

L’Organizzazione Lotta di Popolo (OLP) è conosciuta dai più come il movimento dei nazimao. Da quando, Wikipedia (l’enciclopedia libera, come si autodefinisce) riporta che «alcuni avversari lo ricompresero nella categoria dei movimenti nazi-maoisti», il movimento è per tutti quello nazimao per eccellenza. Wikipedia spiega che «il nazi-maoismo fu un fenomeno politico diffuso in Italia in ambito universitario romano a partire dal 1968, che ebbe nel movimento politico Lotta di Popolo la sua principale espressione partitica…». Anche il libro “Da Evola a Mao” (Luni Editrice, 2017), ricco di fonti documentarie di polizia, riporta la medesima diceria, però Alfredo Villano pone una domanda: «Hitler e Mao uniti nella lotta, dunque, fu una semplice ed effimera provocazione intellettuale di un gruppuscolo di confusi studenti o rappresentò, metaforicamente, la volontà di limitati spezzoni del ribellismo di destra di aprirsi a nuovi valori di riferimento, ad un nuovo modo di intendere la politica, a mescolare idee e concetti per uscire definitivamente dagli steccati eretti dal neofascismo e dall’antifascismo?».

Villano parte da un luogo comune inventato di sana pianta (non ricordo di aver mai sentito qualcuno di noi strillare “Hitler e Mao uniti nella lotta”) per approdare alla questione di fondo (che per noi era la madre di tutte le premesse): la volontà di abbattere gli steccati fascismo/antifascismo, comunismo/anticomunismo.

Villano appiccica a Lotta di Popolo (poi diventata OLP) l’etichetta di gruppuscolo di gente confusa, avallando in buona sostanza la definizione di nazimao.

Scienza e tecnica dominano la nostra vita quotidiana. Ciò che è scientifico è incontestabile. Eppure i luoghi comuni sono più forti di un qualsivoglia test di laboratorio. Nel cosiddetto occidente viviamo incredibili contraddizioni. Mentre gli scienziati scoprono i segreti del cosmo e del corpo umano, stregoni e fattucchiere, oroscopisti e cartomanti, maghi e guaritori godono di una crescente credibilità. L’armata brancaleone di ciarlatani d’ogni risma sembra infoltirsi di pari passo con le esplorazioni spaziali. Il luogo comune se ne frega delle discipline scientifiche. Inclusa la Storia, che negli ultimi tempi, purtroppo, è stata privata dei requisiti scientifici. Se alla Storia tolgo, infatti, la sua specificità scientifica e cioè la sudditanza al revisionismo e ne faccio una narrazione alla quale credere come a transustanziazione, miʿrāj o kriat yam suph, non mi trovo più dinanzi ad una disciplina scientifica. Se, per esempio, in un archivio segreto fosse trovata una lettera del medico di Napoleone con la quale il dottor Antommarchi informava Londra di aver compiuto la missione di avvelenare il generale Bonaparte, la Storia non oscillerebbe più tra le varie interpretazioni sulla morte dell’Imperatore. La vicenda, opportunamente revisionata, sarebbe un dato acquisito. La scoperta di un documento, di una lapide, di una necropoli, di un reperto rivelatore del passato potrebbe far riscrivere interi capitoli di Storia. Negando la facoltà di rivedere, revisionare, correggere, si ricaccia la Storia nel mondo delle favole.

È stata una lunga digressione, ma volevo fosse chiaro che anche nel caso di “Lotta di Popolo” gli storici potrebbero approfittare di nuove testimonianze e di altri documenti per rivedere (al riguardo non c’è alcuna legge che lo proibisce) le vicende del movimento.

Ciò posto, sento anche l’obbligo di rispondere all’affermazione finale del libro di Villano, il quale scrive che i riferimenti valoriali «non permettono ad Olp di rivendicare una sostanziale estraneità rispetto al mondo di provenienza».

Una cosa del genere sarebbe stata vera se fossimo stati dei fascisti travestiti da nazimaoisti. La verità è che – a parte qualcuno che per carrierismo fece autodafé – nessuno di noi ha fatto mai atto di abiura e nessun nostro documento nasconde il “mondo di provenienza”.

A differenza dei compagni, i quali non rinunciavano alla lotta di classe e a tutte le altre parole d’ordine del marx-leninismo, noi avevamo rinunciato a ripetere le lezioncine delle destre (a cominciare da quella del Movimento Sociale Italiano) decidendo di elaborare tesi politiche e risposte organizzative all’altezza dei tempi. Semmai ci si può rimproverare di non essere riusciti nell’impresa, ma non di aver tentato di «rivendicare una sostanziale estraneità…».

I fatti dicono che stavamo dalla parte opposta di chi difendeva “l’autorità dello Stato”, applaudiva “l’occupazione di Israele in Palestina”, sosteneva “l’alleato americano” e via di seguito. Dov’era la differenza con i compagni? La fede nell’Uomo, nel suo coraggio, nel suo eroismo, nella sua volontà di lotta e vittoria. Per noi, la vita non era determinata da meccanismi indipendenti dall’umana volontà, dalla meccanica sempliciotta di tesi-antitesi-sintesi, dai rapporti di produzione e analoghe “risposte” ottocentesche alle domande della nuova era. Tutto qua. Il resto – sviluppo industriale, lavoro, pubblica istruzione, Europa, alleanze internazionali… – avremmo voluto costruirlo cercando il consenso del Popolo. Obiettivo evidentemente fuori portata, ma per il quale c’impegnammo tutti, chi più chi meno, fino all’autoscioglimento.

 

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