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Quirinale, tempi supplementari

Tempi supplementari in attesa del miracolo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha dato altro tempo alle forze politiche intenzionate a fare accordi per governare. Il copione è quello già seguito dal suo predecessore Giorgio Napolitano, il quale dilatò al massimo i tempi per dare la possibilità all’allora segretario Pd Pier Luigi Bersani di accroccare una maggioranza di governo. Dopo un mese di safari, Bersani si ritrovò al punto di partenza e dovette rinunciare. Napolitano fu rieletto al Quirinale perché la guerra interna al Pd aveva bruciato vari candidati (Marini, Prodi etc.) e fece da ostetrico al governo di Enrico Letta. Non ricordo quanto durò quella crisi, ma fu lunga.

Napolitano era di scuola moscovita (ricordo che aveva applaudito all’invasione sovietica dell’Ungheria) e perciò minacciò sganassoni e calci nel sedere. Mattarella è di stretta osservanza diccì siciliana. Oggi ha dichiarato:

«Le consultazioni, come è noto, hanno lo scopo di individuare, di fare emergere, in base agli articoli 92 e 94 della nostra Costituzione, una composizione di un governo che abbia il sostegno della maggioranza del Parlamento.

Le elezioni che abbiamo celebrato un mese fa hanno visto un ampio aumento di consenso per due partiti – uno dei quali alleato con altri – ma non hanno assegnato a nessuna parte politica la maggioranza dei seggi in Parlamento, né alla Camera né al Senato, dove sono presenti tre schieramenti politici.

Nessun partito, né schieramento politico dispone, quindi, da solo, dei voti necessari per formare un governo e sostenerlo. È indispensabile, quindi – in base alle regole della nostra democrazia – che vi siano delle intese tra più parti politiche per formare una coalizione che possa avere la maggioranza in Parlamento e quindi far nascere e sostenere un governo.

Nelle consultazioni di questi due giorni non è ancora emersa questa condizione.

Farò trascorrere qualche giorno di riflessione, anche sulla base della esigenza di maggior tempo che mi è stata prospettata durante i colloqui da molte parti politiche.

Sarà utile a me per analizzare e riflettere su ogni aspetto delle considerazioni che i vari partiti mi hanno prospettato.

Sarà utile anche a loro per valutare, responsabilmente, la situazione, le convergenze programmatiche e le possibili soluzioni per dar vita a un governo.

Nel corso della prossima settimana avvierò, quindi, un nuovo ciclo di consultazioni per ascoltare le opinioni dei partiti e verificare se è maturata qualche possibilità che oggi non si registra».

In breve: il capo dello Stato ci informa che alcune forze politiche hanno chiesto più tempo (immagino siano Lega e Cinquestelle) e che la soluzione uscirà da una coalizione diversa da quelle che si sono presentate alle elezioni. Il centrodestra e il centrosinistra, cioè, debbono spacchettarsi per poter varare un governo. I cinquestelle hanno rispolverato la tattica andreottiana dei due forni, per cui si dicono disponibili a governare o con la Lega o con il Pd.

Sono convinto che Matteo Salvini ritenga non sia ancora l’ora di farsi nemico Silvio Berlusconi e perciò è facile che la coalizione prossima ventura sia M5S-Pd (con qualche mal di pancia dei duri e puri).

Se nella settimana concessa dal presidente non sarà «maturata qualche possibilità che oggi non si registra», si dispiegherà per intera la fantasia ingegneristica-istituzionale dell’uomo del Colle.

 

 

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