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Località del pianeta sorvolate da Tiangon1 il 9 marzo 2018

Domani sera pioggia di meteore (ma niente paura)

Il crash della stazione spaziale cinese Tiangong-1 è previsto per domani sera, domenica di Pasqua, o al più tardi nella mattinata di Pasquetta. La Protezione civile è riunita in permanenza per informare la stampa sugli sviluppi della situazione. Un’occasione per il capo del Dipartimento Angelo Borrelli, per il direttore dell’Ufficio emergenze Luigi D’Angelo e per un po’ di funzionari dell’Agenzia spaziale italiana. Ma quanto costano queste riunioni? le trasferte? gli straordinari? i vettovagliamenti? Mah!

Vedo parecchia gente in giro spaventata: è diffusa la paura di essere colpiti dai frammenti. Non c’è modo migliore del terrore per ottenere attenzione e guadagnare spazio sui media: il cosiddetto quarto d’ora di celebrità. A sentire gli esperti, invece, non c’è da preoccuparsi. I ricercatori dell’Istituto di scienze e tecnologie dell’informazione “A. Faedo” del Consiglio nazionale delle ricerche (Isti-Cnr) hanno fatto sapere circa una settimana fa che «la probabilità corrispondente di essere colpiti da un frammento è infatti un numero piccolissimo, dell’ordine di uno su centomila miliardi (cioè 1:100.000.000.000.000)». Per far capire le dimensioni del problema, l’Isti-Cnr ha spiegato che «la probabilità di essere colpiti da un fulmine è 130.000 volte maggiore, mentre quella di rimanere vittima di un incidente domestico, nei paesi sviluppati, è addirittura più grande di 3 milioni di volte».

«È per questo – hanno chiarito i ricercatori del Cnr – che, in oltre 60 anni di attività spaziali, e nonostante siano rientrati in media 1-2 stadi o satelliti alla settimana, nessuno è mai rimasto ferito, finora, per il rientro incontrollato di un oggetto artificiale dall’orbita terrestre». Di rientri senza controllo di stadi o satelliti con una massa superiore alle 5 tonnellate ne avvengono, in media, 1 o 2 all’anno, quindi sono relativamente frequenti. Per esempio, il 27 gennaio scorso, uno stadio russo-ucraino di circa 8.500 kg, quindi con una massa superiore a quella di Tiangong-1, è rientrato sul Perù e dei componenti sono precipitati nell’estremità meridionale del paese, nella regione del lago Titicaca. Il 10 marzo, uno stadio del lanciatore cinese Lunga Marcia 3B è invece rientrato sul Paraguay e un serbatoio è stato recuperato nei pressi della città di Canindeyú, vicino al confine con il Brasile.

Il Laboratorio di Dinamica del volo spaziale dell’Isti, a Pisa, attivo in questo settore dal 1979, da molti mesi ormai analizza l’evoluzione orbitale dell’oggetto ed elabora autonomamente previsioni di rientro distribuite a enti nazionali e internazionali. Quindi, se volete sapere come stanno le cose, rivolgetevi ai competenti in materia. Gli altri – politicanti, funzionari, giornalisti, in primis – hanno la stessa mia credibilità, che su questioni tecnico-scientifiche è pari allo zero.

Il China Manned Space Engineering Office ha dichiarato che la stazione spaziale «non si schianterà violentemente sulla Terra come nei film di fantascienza, ma si trasformerà in una splendida pioggia di meteore e si muoverà nel cielo stellato mentre correrà verso la Terra».

Sulla base della sua orbita si prevede che arriverà sulla Terra in un punto compreso tra le latitudini di 43 gradi nord e sud, più o meno dal sud della Francia fino in Tasmania. Inclusa Rocca Imperiale, aggiungo, che è il paese nel quale attualmente vivo.

Ma cos’è esattamente Tiangong-1? La stazione consiste di due moduli cilindrici montati uno sull’altro: quello di servizio (2 metri e mezzo di diametro)  e quello abitabile (diametro di 3,4 m). La lunghezza complessiva è di 10 metri e mezzo. Su lati opposti del modulo di servizio sono anche attaccati, perpendicolarmente all’asse di simmetria dei cilindri, due pannelli solari rettangolari, larghi 3 m e lunghi 7 m. Per quanto riguarda la massa attuale, i ricercatori dell’Isti-Cnr stimano che dovrebbe aggirarsi sui 7.500-7.550 kg.

Tiangong-1, la prima stazione spaziale cinese, venne lanciata il 29 settembre 2011 e due mesi dopo venne agganciata dalla navicella Shenzhou-8 senza equipaggio. I primi tre astronauti vi sono saliti a bordo, trasportati da Shenzhou-9, nel giugno 2012, trascorrendovi 9 giorni e mezzo. Il secondo e ultimo equipaggio di tre astronauti si è agganciato alla stazione, con Shenzhou-10, nel giugno 2013, trascorrendovi 11 giorni e mezzo.

Da allora – scrive l’Isti-Cnr – Tiangong-1 ha continuato a essere utilizzata, disabitata, per condurre una serie di test tecnologici, con l’obiettivo di deorbitarla, a fine missione, con un rientro guidato nella cosiddetta South Pacific Ocean Unpopulated Area (SPOUA), una specie di cimitero dei satelliti in una zona pressoché deserta dell’Oceano Pacifico meridionale. Purtroppo, però, il 16 marzo 2016, il centro di controllo a terra ha perso la capacità, pare in maniera irreversibile, di comunicare e impartire comandi al veicolo spaziale.

Nei due anni trascorsi da allora, Tiangong-1 ha perciò perduto progressivamente quota, perché il continuo impatto con le molecole di atmosfera residua presenti anche a quelle altezze le ha sottratto incessantemente energia. Ed è questo processo completamente naturale – conclude l’Isti-Cnr – che farà precipitare la stazione spaziale sulla terra senza controllo, non potendo essere più programmata un’accensione dei motori per un rientro guidato.

G.S.

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