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Il mare di Rocca Imperiale

Rocca Imperiale, chi vince e chi perde

Rocca Imperiale, in provincia di Cosenza, è uno dei pochi Comuni dove il Pd possa cantare vittoria: dai 292 voti delle politiche del 2013 è passato ai 427 di questo 4 marzo; 135 voti in più (dal 18,59 al 24,26%).

La Lega ha fatto un balzo enorme: dallo 0,12% (2 voti) è arrivata al 7,16% rastrellando 119 voti. E di più i Cinquestelle: avevano il 22,35% (351 voti) e oggi, con Francesco Sapia, hanno superato il 30% con 512 voti (161 voti in più).

Per comprendere appieno questi numeri, ce ne vogliono altri. Eccoli: nel 2013 il Comune contava 3.361 abitanti e 2.659 elettori, oggi ne conta 55 in meno con una riduzione del corpo elettorale di 90 persone. Nonostante il calo degli aventi diritto, sono aumentati i votanti: il 24 febbraio del 2013 furono 1.683 (63,29%) e questa volta sono stati 1.757 (68,39%); in 74 hanno disertato le urne, a fronte dei 976 della volta scorsa.

Un netto miglioramento hanno registrato anche le schede non valide: 74 (35 bianche) rispetto alle 113 (48 bianche).

I Rocchesi, dunque, hanno votato in maggior numero, con più attenzione e minori inganni (è ovvio che la scheda bianca sia una finta).

Ciò posto, diamo uno sguardo alle coalizioni. La vittoria va al centrodestra (le perdite di Forza Italia sono state compensate dalla crescita della Lega e di Fratelli d’Italia, che, con Giorgia Meloni, sono passati da 14 a 59 voti). Il candidato Ernesto Rapani ha raccolto 667 voti, 512 Francesco Sapia dei Cinquestelle e 427 Ferdinando Aiello del centrosinistra.

Una sorpresa (e non soltanto a Rocca Imperiale) è arrivata dal partito messo in piedi dall’ex piddino e magistrato in aspettativa Piero Grasso, che ha raccolto più di un milione di voti a livello nazionale e ben 35 voti rocchesi.

Da questo piccolo osservatorio sullo Ionio, è possibile osservare che l’Italia sta cambiando sul serio. I politologi parleranno di Terza Repubblica (ma io la Seconda non l’ho mai vista) e della fine degli equilibri postbellici. Per sessant’anni e passa, l’Italia è stata dominata dalla diarchia Dc-Pci, che non è mai morta. Si era soltanto trasformata nel binomio Forza Italia/Pds-Ds-Pd: sul fronte del centrodestra, s’erano riversate truppe democristiane, socialiste, soialdemocratiche ed ex fasciste, grazie allo sdoganamento operato da Silvio Berlusconi (erano tempi nei quali era ben consigliato) della destra postmissina. Sul fronte del centrosinistra s’erano raccolti i democristiani che una volta erano definiti catto-comunisti, i compagni del Pci distrutto dal disfacimento dell’Urss, i socialisti non craxiani e pendolari vari.

In buona sostanza, l’Italia era rimasta un condominio Dc-Pci. Le irruzioni di forze di rottura erano state assorbite di volta in volta (esempio: la Lega secessionista che ha fatto diventare tutti federalisti) lasciando inalterati gli equilibri di potere. Giulio Andreotti (che andrebbe studiato a scuola) a proposito di un calo di consensi alla Dc commentò: «Sono voti in libera uscita…». A dirla tutta, quella fiducia nella inossidabilità del sistema, gli impedì di vedere il crollo del Muro… ma questa è un’altra storia.

Torniamo ai risultati elettorali. Ci sono due forze (fa anche capolino CasaPound ma è ancora poco) che danno voce agli Italiani che vogliono il cambiamento: Lega e Cinquestelle. Le componenti “tradizionali” sono sul viale del tramonto (servirà tempo, perché, come ha dimostrato il trasformismo del Pci, sono dure a morire) ma ciò che fa la differenza è quello che non si vede. Gli accordi sottobanco per le nomine all’Eni o a Palazzo Madama, all’ambasciata di Tel Aviv o a quella di Mosca, alla direzione di Bankitalia o alle Ferrovie… tutto sarà ridiscusso. È probabile che assisteremo ad altri compromessi, ma saranno compromessi diversi, non i soliti. I giochetti di potere in Parlamento sono balocchi di distrazione di massa. È ciò che sta dietro (e sopra) che l’arrivo di leghisti e pentastellati (e domani di CasaPound) andrà a minare.

La lunga digressione trova conferma qui, a Rocca Imperiale, dove è vero che l’Udc resiste (aveva 73 voti e ora ne ha 4 in più) a conferma di antiche relazioni parentali/amicali, ma sono ancora più veri i 512 voti pentastellati e i 119 leghisti. E quelli del Pd? È tutta un’altra storia.

Giuseppe Spezzaferro

 

 

 

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