Prima / ATTUALITÀ / Europa / L’attentato di Istanbul e il business della morte

L’attentato di Istanbul e il business della morte

Cosa si può fare per fermare una persona imbottita di tritolo decisa a farsi esplodere? Niente. Non si può fare assolutamente niente. Si possono attivare gli strumenti di controllo che la tecnologia mette a disposizione; ma soltanto per limitare i danni. Mi spiego.
I cancelli elettronici che filtrano i turisti a San Pietro servono senz’altro a individuare pistole, coltelli ed esplosivi, per cui uno deciso a farsi saltare ucciderà un po’ di persone intorno a lui, ma non potrà distruggere, per esempio, la Pietà di Michelangelo o il baldacchino del Bernini. Anche negli aeroporti, una bomba umana non potrà far saltare in aria un costosissimo aereo. Tutt’al più ammazzerà qualche poliziotto al controllo e chi gli sta vicino.
I sistemi di controllo, dunque, possono proteggere monumenti e beni preziosi, ma non saranno mai utili ad impedire l’esplosione di un uomo-bomba. Dico uomo, ma sappiamo che potrebbe essere anche una donna o addirittura un bambino.

“SACRIFICI” INCOMPRENSIBILI
Inutile parlare delle ragioni che motivano una persona al punto da fargli sacrificare la propria vita. Viviamo in un mondo di individui, dei quali ciascuno pensa alla propria personale felicità ed è del tutto impossibile parlare di “sacrifici”. In verità, ci sono molti che si “sacrificano” (nel senso che si prendono cura, accudiscono, sborsano quattrini etc.) per gli altri, ma soltanto pochissimi mettono in gioco la propria vita.
In generale, “sacrificarsi” è un verbo sconosciuto. Se il diavolo in persona (facciamo finta per un attimo che esista per davvero) imponesse ai cristiani d’oggi la scelta tra l’abiura e la morte, quanti sceglierebbero di morire? Anche ai tempi di Nerone, tanto per citare il più calunniato (dalla pubblicistica cristiana, prima, e illuminista, poi) imperatore romano, non tutti i catturati sceglievano di farsi sbranare dai leoni nel Circo (mai nel Colosseo, dove si davano spettacoli “classici”, diciamo così), molti abiuravano e se ne tornavano a casa felici di essere ancora vivi.
Non conosciamo le percentuali esatte, ma sta di fatto che non tutti si tenevano stretta la croce.

DOMANDA DELLE CENTO PISTOLE
Domanda delle cento pistole (una bella cifra, se pensate che il Re ricompensò D’Artagnan con 40 pistole, leggete “I tre moschettieri” se non ci credete): papa Francesco si farebbe sbranare oppure la “ragione” prenderebbe alla fine il sopravvento sulla “fede”? Perché di questo si tratta, di fede.
È una fede che fa ammazzare la gente? Beh, trovatemi una fede che non abbia generato guerre, stragi, genocidi, roghi e migrazioni. Dovreste andare in Oriente fra i buddisti oppure tornare all’antica Roma, dove potevi innalzare templi e statue a chi ti pareva; ma che dici?, quelli erano “pagani”, brrrr! che paura! Vuoi mettere con i civilissimi gesuiti che schiavizzavano gli indios in Brasile?
Insomma, la fede di per sé è esclusiva, nel senso che esclude tutto il resto. L’assioma è semplice: il mio dio è quello vero, il tuo è falso. Ciò vale anche per le fedi laiche. Ma qui il terreno è scivoloso, troppi distinguo, meglio che li rimandi ad un altro momento.

Il “MARTIRE” NON LO FERMA NESSUNO
Premesso, dunque, che il “martire” non lo ferma nessuno, facciamo capolino nel mondo che sta dietro a chi si vota al martirio.
Innanzitutto, alla spalle di chi va a morire c’è sempre un Pietro d’Amiens, il quale strillando Deus vult (per l’esattezza era Deus lo volt, mezzo latino e mezzo francese) arruolò migliaia di pezzenti (che furono massacrati dai Turchi) per la prima crociata, che alla fine, con l’arrivo dei cavalieri con tanto di armature, portò alla conquista di Gerusalemme e assicurò al predicatore il posto di elemosiniere dell’esercito crociato.
Quanti elemosinieri, predicando “Dio lo vuole” inculcano nei fedeli la necessità del martirio?

LA STORIA VA LETTA
A parte i miserabili armati soltanto di fanatismo religioso, perché partirono anche combattenti di mezza Europa? Qualcuno era a caccia di terre e tesori, qualche altro di gloria e fama imperitura. Per i “grandi” tipo Goffredo di Buglione, fu una scelta politica: all’epoca il papa s’impicciava apertamente degli affari interni di regni e principati. Urbano II aveva promesso all’imperatore di Bisanzio di aiutarlo nella difesa di Costantinopoli e l’esercito mandato lì ci mise poco ad arrivare fino al Santo Sepolcro. A leggere la storia, s’impara a capire meglio ciò che accade sotto i nostri occhi e ad immaginare con buona approssimazione ciò che ci tengono nascosto, ma a scuola i ragazzi imparano presto ad odiare la materia che viene insegnata da gente con la fissa dei quiz tv e che chiede “in quale anno ci fu la prima crociata?”, “quando fu presa Gerusalemme?” e via quizzando.
Le date sono importanti, per carità, ma sarebbe sufficiente sapere che accadde nell’XI secolo (dovrei prendere un libro per copiare le date esatte) per avere un’idea dell’epoca. Ma anche questo è argomento che meriterebbe più attenzione. Lo salto e torno a oggi con un’altra domanda delle cento pistole (che m’è venuto in mente adesso era un refrain del telegiornalista Sandro Paternostro): chi ha interesse politico a lasciare i tanti predicatori liberi di inculcare il martirio nel nome d’Allah il Misericordioso?

LE RADICI A WASHINGTON E TEL AVIV
È una vera giungla di interessi. Armiamoci di machete e tagliamo prima il groviglio più grosso. Dobbiamo dimostrare al mondo musulmano che siamo “garantisti”, che non applichiamo due pesi e due misure quando si tratta di Israele.
Gli arabi (termine generico ma di grande comodità riassuntiva) verificano ogni giorno che una risoluzione dell’Onu la debbo rispettare tutti tranne Tel Aviv. Vedono che i cacciabombardieri israeliani possono andare dappertutto a seminare morte e distruzione, mentre se un Palestinese incazzato tira una pietra si attira la ferma condanna (come il paesino che è sempre ridente, così la condanna è costantemente ferma, Napolitano docet) dell’Occidente. A proposito di quest’altra parola comoda, avete notato che la strage di Istanbul è stata definita “attacco al cuore dell’Occidente”?

ARRESTATI TRE RUSSI
Avendola citata, dovrei raccontare cosa è successo ieri (martedì 12 gennaio) nella città turca ridiventata subito Costantinopoli nei media. Un siriano di 28 anni, pare militante del Daish (che tutti si ostinano a chiamare Isis), si è fatto esplodere nel quartiere di Sultanahmet uccidendo 10 persone e ferendone altre 15. Al momento si parla anche di tre russi sospettati di complicità.
Mi fermo qui, per adesso, e continuo sul tema “la rabbia araba”.

L’ESCALATION AMERICANA ANTI-ARABA
Negli ultimi tempi c’è stata una vera escalation statunitense contro di loro. Hanno cominciato con Saddam Hussein, che possedeva le armi chimiche (che non c’erano), e conseguente distruzione del’Iraq; hanno continuato con le cosiddette “primavere arabe”, destabilizzando tutta l’area nordafricana (operazione propedeutica all’assassinio di Gheddafi e allo smembramento della Libia); hanno puntato il dito contro il “mostro” Assad, scatenando la guerra civile in Siria. Nell’elenco dovrei metterci anche il dossier-Ucraina e l’affaire-Volkswagen, ma mi fermo alla esportazione della democrazia (attività che gli americani hanno esercitato sempre con pieno successo dalla “diplomazia delle cannoniere” in poi) fra i “retrogradi, feudali, ignoranti, miserabili musulmani”, i quali, proprio perché sono barbari, odiano quello stupendo edificio di civiltà occidentale, di somma giustizia, di autentica democrazia che è Israele.

FERMI ALLA RIVOLTA NEL DESERTO
Un generale italiano mi raccontò tempo fa che aveva visto equipaggi egiziani abbandonare i carri armati che s’erano fermati perché era finita la benzina ed equipaggi israeliani che con un po’ di fil di ferro riparavano i guasti dei propri carri. Erano racconti che rimandavano direttamente al colonnello Lawrence e alla sua Rivolta nel deserto. Della serie: gli arabi sono sempre gli stessi, pigri, infingardi, superstiziosi, ignoranti.
Sono aggettivi razzisti? Per carità, nessuno si permetta di lanciare un’accusa del genere. Che altro vuoi dire di uno che si fa esplodere in mezzo a innocenti civili? Ben altra cosa è un Eitan, modernissimo drone israeliano in grado di bombardare con estrema precisione un ospedale dove si nasconde uno dei tanti “bracci destri” di uno dei tanti “nemici di Israele”. E i ricoverati? Inevitabili danni collaterali. Purtroppo bombardare una scuola d’infanzia è necessario, sennò questi maledetti arabi credono di poter impunemente tirare pietre contro la Stella di David.

FERMIAMO GLI “INSEDIAMENTI SPONTANEI”
Forse, dico forse, la rabbia araba la potremmo giustificare e la potremmo depotenziare se soltanto li lasciassimo vivere alla loro maniera (come facciamo con la Cina che sfrutta i prigionieri nei campi di concentramento per inondare i mercati del mondo con merci a basso costo) e spiegassimo a lorsignori di Tel Avi che la debbono piantare, che abbiamo strapagato l’Olocausto, che non li assisteremo più se continuano a fare i prepotenti e a rubare terra palestinese con il trucco degli “insediamenti spontanei”.

GLI INTERESSI DEI “CAVALIERI”
Dicevo prima che i nobili cavalieri s’armarono nell’ambito della strategia politico-militare disegnata dal pontefice romano.
Stavolta la strategia è di Washington-Tel Aviv, ma i cavalieri chi sono? La risposta richiederebbe un volume, perciò accenno agli elementi principali e a qualche altro secondario.
Innanzitutto ci sono gli interessi degli Stati sunniti minacciati dalla minoranza sciita e, all’interno di questi Stati, di clan e potenti famiglie (per esempio in Arabia Saudita). Sarebbe troppo lungo addentrarsi. Basti sapere che attentati e uccisioni varie sono in gran parte fatti interni delle “chiese” islamiche e che l’Occidente c’entra soltanto per il commercio delle armi.
Poi ci sono antichi nazionalismi mai morti (basti pensare alla guerriglia curda) sui quali alcuni governi fanno affidamento per giustificare riforme e controriforme.

IL RUOLO DELLA RUSSIA
C’è la Federazione Russa, che ha trovato in Putin un leader determinato a restituire a Mosca la perduta centralità. Per questo, il presidente ex Kgb ha tutto il mondo “civile” contro (dalle Femen, che protestano a seno nudo, ai gay, feriti nell’orgoglio). È stato Putin ad impedire la fine programmata per Assad sul modello Hussein-Gheddafi e sempre lui è l’autore dell’unico piano serio per fermare l’espansione del Daish.

PICCOLI PROFITTATORI
Tra i piccoli “cavalieri”, contiamo il governo italiano che, alimentando la fobia del terrorismo, è legittimato ad assumere (tanto per dirne una) migliaia di poliziotti e carabinieri nonostante lo stop imposto alle assunzioni nella Pubblica amministrazione. E in Germania qualcuno dirà che l’attentato di Istanbul è stato architettato contro la Repubblica Federale perché il numero maggiore di vittime è tedesco (cosa che è, ovviamente, un caso, ma tutto fa brodo per prendere voti). Su vocifererà anche di complicità moscovite dopo l’arresto di tre russi sospettati di essere legati al Daish.

A CHI SERVE UN ATTENTATO
In conclusione, un attentato è a) utile al predicatore; b) lenisce un po’ di rabbia; c) serve ad assegnare “punti” ad un’organizzazione invece che ad un’altra; d) incrementa il mercato delle armi; e) favorisce le ingerenze Usa-Israele; f) spinge (e questo è positivo) l’Europa ad avere una sola voce in politica estera (purtroppo Federica Mogherini non è il massimo; ma è un inizio); g) serve allo scontro politico nei singoli Paesi (vedete che succede in Francia…); h) consente a governi deboli di farsi un po’ di clienti (vedi Renzi & co.).
E i morti? Quei turisti uccisi perché volevano vedere la Grande Moschea Blu? Sono utili per funerali di Stato, manifestazioni di cordoglio/protesta, forniture di altre telecamere di sorveglianza, acquisti di metal detector, installazione di cabine blindate eccetera ecceterone.
In questo mondo del… il business della morte è uno dei più prosperosi.
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

A Gerusalemme il matrimonio dell’orrore In Cisgiordania i soldati israeliani uccidono

Non sempre le semplificazioni aiutano a comprendere. Prendiamo il video di una festa di nozze …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close