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Il nemico degli Italiani più pericoloso è la Pubblica amministrazione

Sappiamo tutti che l’Italia soffre per i guai combinati dalla classe politica dominante. Inutile andare a scavare. C’è di tutto e di più. La maggioranza dei polticanti è ignorante e impreparata. La carriera personale viene prima di qualsiasi altra considerazione. Tutte le spese (anche la comunione della bambina) si pagano con i soldi pubblici. Pur di fregare l’avversario dentro il partito, s’appoggia un avversario di altro partito. Se non ottengo quello che voglio, saboto il governo pure se fa cose buone. Insomma, lo sapete tutti come funziona la cosiddetta democrazia parlamentare. Basta guardarsi intorno e vedere che, dalla scelta di un modello di autobus al salvataggio di una banca amica/compagna, c’è sempre un interesse politico/affaristico/elettorale con nome e cognome.
Una delle conseguenze più disastrose è il cancro della Pubblica amministrazione.

I CONTI DELLA CGIA
Se facciamo i conti (e l’Ufficio studi della Cgia, l’Associazione artigiani piccole imprese Mestre, l’ha fatti) scopriamo che sulla ripresa economica italiana grava un macigno che altri Paesi (Grecia a parte) non hanno.
Intanto, va ricordato che i debiti della Pa (Stato, Regioni, Comuni…) con i fornitori ammontano a circa 70 miliardi di euro. È una cifra gigantesca. Una marea di piccoli imprenditori deve chiudere bottega non perché abbia scialacquato i quattrini con la sciantosa (pardon, oggi si chiamano starlette, hostess, escort…) ma perché la fattura è rimasta nel cassetto di un assessore o sta ancora viaggiando tra gli uffici “preposti” (a che? non si sa) oppure è al vaglio (altra espressione che nasconde una presa per il c.) di una commissione (trucchetto usato per assicurare strapuntini a un po’ di sfigati). Un esercito di gente che ha lavorato, ha fornito servizi, si è indebitato con le banche per anticipare le spese, sta alla canna del gas perché il debitore (ripeto: Stato, Regione…) non paga.

SUDDITI, NON CITTADINI
Cosa ci capita quando non paghiamo qualcosa alla Pa o quando la Pa decide che abbiamo pagato troppo poco? Ingiunzioni, processi, sequestri… Invece il cittadino (uso il termine a sfottò, in realtà è un suddito; siamo tutti dei sudditi peggio che ai tempi di Nerone, il quale – detto tra noi – era una brava persona, a differenza di questi vampiri insaziabili) invece il cittadino, dicevo, non può fare niente. O meglio, qualcosa la può fare. Può distribuire bustarelle, può assumere i nipote del cugino dell’amante del senatore… può, come si diceva una volta, ungere le ruote. E lo fa, certo che lo fa. Il dramma è che da un po’ di tempo non ha più olio a sufficienza per oliare. Se la Pa non lo paga, come fa a farcire le bustarelle?

LO SPRECO DELLA PA
Qualcuno si potrebbe arrabbiare e dire che esagero e che non tutti sono disonesti e che grazie al cielo c’è un sacco di gente onesta e bla bla bla. Ammettiamo che non tutti i guai dipendano dall’avidità di chi sta dall’altra parte rispetto al suddito. La domanda è facile: perché non pagano? Per favore, non dite che non hanno soldi. Per pagare i reggimenti di consulenti, professoroni etc. i quattrini ce li hanno. Per compensare le fantastiche iniziative culturali (festa del cinema, saga della porchetta, festival della canzone premedioevale, manifestazione per la salvezza del lombrico appenninico… e via inventando pur di mungere la grassa vacca pubblica) i soldi non mancano mai. E allora?

I COSTI DELLA BUROCRAZIA
La burocrazia (struttura nata per il bene di tutti che però oggi alimenta se stessa, i burosauri, i padrini politici e che si ammodernizza soltanto quando, e se, resta qualche spicciolo) grava sulle Piccole e medie imprese (Pmi) per circa 31 miliardi di euro l’anno. Sono calcoli fatti dagli analisti della Cgia e presentati dal coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo. Io non li so fare, ma a lume di naso, vedendo quello che è costretto a fare il titolare di un negozietto o di una barberia per stare in regola, non faccio fatica a credere ai conti Cgia.
E mica è finita. La Pa è una palla al piede perché a) non paga i fornitori, b) appesantisce l’attività delle Pmi, e – udite! udite! – perché non amministra correttamente la giustizia. La lentezza dei tribunali civili, infatti, ci costa 16 miliardi di euro l’anno.

QUATTRINI PER LE CROCIATE
Se i magistrati facessero meno crociate (adesso non accusatemi di difendere la mafia oppure i vecchi satiri appassionati di puttanelle) e pensassero di più a lavorare sul quotidiano, non avremmo questi risultati da Quarto Mondo. Purtroppo è difficile resistere alla tentazione di andare sui giornali, di fare l’ospite in tv, di meritarsi una bella blindata con scorta annessa, di pensare al caso mediatico-giudiziario come a un trampolino verso straordinarie avventure. Di magistrati accomodatisi sulle poltrone di Montecitorio, di Palazzo Madama e di molti Comuni ce ne stanno in quantità.
La verità è che non c’è scelta fra un fascicolo di un signor nessuno (procedimento che si potrebbe sbrigare in qualche settimana) e quello di un vip (con i riflettori accesi per un sacco di tempo). E così i fascicoli dei signor nessuno si accumulano ignorati e la giustizia-spettacolo va in scena con soddisfazione di tutti; cioè: del magistrato, del giornalista, dell’editore e del povero suddito al quale non resta che cibarsi di scandalismo, gratuito in tutti i sensi.

SPESE SENZA CONTROLLO
In questa logica, è normale spendere milioni di euro per intercettare le telefonate del vip fino a trovare quella giusta da sbattere in prima pagina. Per la giustizia, non si deve badare a spese, perbacco!
Anche al ministero dell’Interno dicono che per la sicurezza non si deve risparmiare. Tutti hanno ottimi motivi per spendere quattrini pubblici, cioè nostri. In totale quanto spende in più la Pa rispetto a quanto ha a disposizione? Circa 24 miliardi di euro.
Potrei continuare con i costi che dobbiamo sopportare perché in Italia l’unica infrastruttura che funziona è l’autostrada Salerno-Reggio Calabria (ah!ah!). Secondo la Cgia «il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 42 miliardi di euro l’anno».

LA VORAGINE-CORRUZIONE
Chiudo dando ragione a chi sostiene che non c’è tutta la corruzione che racconto. In effetti, non ci sono cifre e quindi possiamo soltanto fare congetture. Potremmo, per esempio, partire da una situazione particolare per arrivare ad una conclusione generale (Aritostele docet) e dire che, se gli sprechi e la corruzione nella sanità costano al sistema-Paese 23,6 miliardi di euro l’anno, per quanto vogliamo moltiplicare questa cifra contando le “competenze” (altra risata) della Pa?
Quand’ero giovane, ripetevo questa frase di un tizio “una risata vi seppellirà”. Da vecchio, ho perso un po’ di fiducia nelle pernacchie. Ci vuole ben altro per farla finita con questo mondo di parassiti, succhiasangue e ipocriti maneggioni.
Giuseppe Spezzaferro

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