Prima / SAPERE / Reale/Virtuale / Quarto, la camorra, i cinquestelle e il pm che arrestò il principe di Savoia

Quarto, la camorra, i cinquestelle e il pm che arrestò il principe di Savoia

Nel piccolo Comune di Quarto (circa 40 mila abitanti ad una ventina di chilometri da Napoli) in corso il “solito” scandalo del cosiddetto voto di scambio. Dico “solito” perché già nel marzo del 2013, il Consiglio dei ministri aveva sciolto l’amministrazione comunale per “infiltrazioni mafiose”. E l’anno scorso era stata eletta sindaco Rosa Capuozzo del Movimento 5 stelle.
Premetto che della vicenda so quello che riportano i vari media (giornali, tv, radio, web). Da quando sono esiliato lontano da Roma, non ho più informazioni di prima mano, ma quel poco di esperienza di cronista affastellata alla meno peggio in quarant’anni di professione mi consente di fare alcune annotazioni.
La prima, e credo mi accomuni ad un sacco di gente, è: tutte le volte che fa capolino qualcuno che disturbi il Pci-Pds-Ds-Pd arrivano puntualissime le mazzate della magistratura. Non dico che ci sia un complotto, per carità. Mai mi sognerei di dire che nei tribunali ci sia un partito dei magistrati cinghia di trasmissione, com’era una volta la Cgil, dei “comunisti”. Qua le virgolette sono d’obbligo in quanto i comunisti non esistono più se non in alcune frange minoritarie di scarsissimo peso politico.

LA NOMENKLATURA IRRIDUCIBILE
È tuttora viva e vegeta una brigata composta da ex della nomenklatura erede del Pci di Berlinguer. Si tratta di uomini e donne irriducibili nel vero senso della parola. Arroccati su posizioni elettorali ancora corpose, questi combattenti, mentre lottano contro i “nuovi” nemici pentastellati, affrontano insieme con i democristiani alla Bindi gli attacchi interni dei democristiani alla Renzi. Le loro roccaforti bancarie saltano l’una dietro l’altra (la debacle cominciò con l’affaire Unipol, ricordate?), i giornalisti embedded “saltano il fosso”, come si diceva una volta, sono svaniti i forti alleati esteri (rimangono qualche liberal americano, un paio di mugiki sopravvissuti allo sterminio moscovita, tre o quattro francesi con il ritratto di Sartre e Marchais in capo al letto, una decina di maturi signori tedeschi che ce l’hanno a morte con la Kanzlerin Merkel. Non è tutto qui: ci sono i preti arretrati sulla teologia della liberazione, qualche intellettuale minimalista (nel senso che ha un minimo di pensiero unico) e sei o sette femministe che trovano Vendola troppo “spontaneista”.

MAGISTRATURA&POLITICA
Insomma, ci vorrà ancora del tempo (meno male che gli anni passano e nel corso di quest’anno ne vedremo già morire qualcuno) perché siano relegati tra le pagine della storia politica nazionale, però hic et nunc contano. E non poco. Nella magistratura (dove, com’è noto, non ci sono partiti, né sindacati, ma soltanto associazioni di scacchisti e cultori del “liscio”) di toghe che fanno le crociate a senso unico ce ne sono parecchie e perciò la lotta politica in Italia sarà costantemente intrecciata con inchieste giudiziarie.
Preciso che è assai, è veramente assai difficile che un politicante sia estraneo a raccomandazioni, appalti, babà et similia. È dai tempi dell’antica Roma che il potente cerca di aumentare i propri clientes per diventare più potente. Il clientelismo è un “naturale” alimento della vita pubblica. Va da sé che il politicante preso con le mani nel sacco debba pagare pegno. Lui aspira al potere, ma se colto in fallo deve mollare. È ciò che accade in tutti i Paesi del mondo tranne che in Italia, dove il riciclaggio si pratica da tempi remoti, quando ancora non esisteva la mitopoiesi della raccolta differenziata. L’amministratore delegato che fa schifezzuole in un’azienda non viene mandato a casa. Gli si fa cambiare azienda. Il politicante trombato viene insediato da qualche altra parte in attesa della pensione oppure di una nuova scrittura nel teatrino della politica.

M5S NEL MIRINO
Così vado troppo lontano. Torno a Quarto e ripeto: non conosco i fatti, non so quali siano le famiglie camorriste e neppure chi siano i portatori d’acqua (i collettori di voti). Nutro il sospetto, forse infondato, che la campagna elettoral-giudiziaria contro i cinquestelle sia appena cominciata. La gente è propensa a dare fiducia a questi nuovi rappresentanti del popolo. E dice: li abbiamo provati tutti, proviamo pure questi, hai visto mai? Se, come pare, il centrodestra non riuscirà a trovare di meglio di un’alleanzina costruita su Salvini, lo scontro finale sarà Pd-M5s e, da come vanno i sondaggi, pare proprio che i pentastellati siano in spaventevole crescita.

I SENZA PECCATO
Come fermare la gioiosa macchina da guerra punto 2? È come nei film americani, quando il tizio dice: cercate, scavate a fondo, conti in banca, famiglia, amici, viaggi, e trovate qualcosa. «Chi è senza peccato, scagli la prima pietra»: disse uno che di uomini ne capiva abbastanza.
Hanno trovato, dicono, questo connubio che mette in difficoltà la sindachessa (ma perché le donne piangono con tanta facilità?) e ne debbono fare un marchio infamante da incidere sui cinquestelle.

IL RITORNO DI WOODCOCK
A proposito di marchi. Sull’inchiesta c’è l’impronta inconfondibile del pm Henry John Woodcock. Ve lo ricordate? È quello che arrestò il principe Vittorio Emanuele di Savoia per sfruttamento della prostituzione e una sfilza di altri reati. I giornali riportarono in abbondanza le conversazioni telefoniche del principe che contrattava il prezzo con le puttane. Per la precisione l’inchiesta riguardava un traffico internazionale d’armi e reati collegati, per cui, passata la buriana mediatico-giudiziaria, il principe e gli altri furono assolti. Woodcock di inchieste finite in una bolla di sapone ne ha imbastite parecchie.

COLLEGA DI DE MAGISTRIS
I malevoli dicono che farebbe di tutto pur di finire sui giornali. Io non ci credo. Credo che sia un magistrato tutto d’un pezzo che alla procura di Potenza (dove faceva coppia con Luigi de Magistris, altro magistrato sfortunato riciclatosi come sindaco di Napoli) non riusciva ad esprimere il massimo delle competenze e della dottrina. A Napoli è tutt’altra cosa e non appena si chiuderà il concorso interno (dove Woodcock non ha rivali in quanto a esperienze sul campo) la città sarà scossa fin nelle fondamenta dal magistrato venuto dal Somerset.
Altro che vallettopoli e dintorni, stavolta si fa sul serio. A cominciare da Quarto. Che, se me lo consentite, mi ricorda lo scoglio dal quale salpò Garibaldi per okkupare il Sud. Non lo voglio paragonare al Dittatore delle Due Sicilie, ma Henry John Woodcock una qualche ambizione ce l’ha.
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

Il fabbisogno statale scende a 60 miliardi grazie all’aumento della spremitura fiscale

C’è un momento nel quale la spremitura fiscale comincia a dare meno frutti perché si …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close