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Il fabbisogno statale scende a 60 miliardi grazie all’aumento della spremitura fiscale

C’è un momento nel quale la spremitura fiscale comincia a dare meno frutti perché si innesta una spirale perversa per la quale la produzione e i consumi rallentano facendo calare le entrate fiscali. Non ricordo ora come i tecnici definiscano questa fase, ma negli ultimi tempi se n’è parlato molto. Anch’io ho riportato, per esempio, i dati relativi ai prodotti petroliferi raccontando che il calo dei consumi significava meno incassi per il Fisco. Ora il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha pubblicato i dati preliminari sul fabbisogno statale del 2015 mostrando un netto miglioramento rispetto al 2014.
Dal che si deduce che la spremitura fiscale funziona, eccome.
Come una buona vacca da latte, la popolazione è ancora abbastanza ricca da essere munta con piena soddisfazione dello Stato.

PARLIAMO DI DEBITI
Per i pochi non informati, ricordo che per fabbisogno statale si intende il denaro di cui lo Stato ha bisogno per far fronte al saldo passivo tra entrate e spese. È noto che lo Stato spenda molto di più di quanto non incassi per cui va a cercare soldi aumentando le tasse, vendendo beni, emettendo certificati di debito pubblico etc.
Quindi è di debiti che si tratta. Il miglioramento è sulla quantità di quattrini che lo Stato deve rimediare per portare le entrate a livello delle spese. Un esperto di economia e finanza arriccerebbe il naso, ma in sostanza il meccanismo è questo che ho descritto.
Vediamo, dunque, i numeri in ballo.

AUMENTATE LE ENTRATE TRIBUTARIE
Le entrate tributarie e contributive del periodo gennaio-ottobre 2015 (gli ultimi dati diffusi dal Mef) sono cresciute di più di 5 miliardi di euro (per la precisione, +5.350 milioni con un aumento dell’1% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente). Il totale si ottiene sommando i +2.375 milioni di euro delle entrate tributarie e i +2.975 milioni delle entrate contributive.
Sulla base dei dati preliminari del mese di dicembre, recita il comunicato del Mef, il fabbisogno del settore statale nel 2015 si attesterebbe sulla cifra di 60 miliardi, cioè circa 15 miliardi in meno rispetto al 2014.

RIDOTTO L’AVANZO
Oltre ai maggiori incassi fiscali e a minori interessi sul debito pubblico, vanno calcolate anche alcune operazioni di carattere straordinario di natura finanziaria, fra le quali, il Mef evidenzia: il riversamento in Tesoreria delle giacenze liquide delle Camere di Commercio e l’operazione di riacquisto delle obbligazioni di alcune Regioni con effetti positivi sul debito complessivo delle amministrazioni pubbliche.
L’acquisto di alcuni debiti regionali ha però ridotto l’avanzo di circa 5 miliardi di euro (4.900 milioni, per l’esattezza) sicché nel mese di dicembre 2015 si è realizzato un avanzo pari, in via provvisoria, a circa 2.500 milioni, cioè in fortissimo calo rispetto al saldo del corrispondente mese del 2014.

DATI DA SVENTOLARE A BRUXELLES
Morale della favola: sulla carta (soprattutto su quelle da sventolare a Bruxelles e dintorni) i conti del 2015 sono migliorati rispetto al 2014. In pratica, a sostenere il “miglioramento” sono sempre gli stessi: lavoratori a reddito fisso, pensionati e quei poveri disgraziati di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori che non possono nascondersi al Fisco come fanno invece quelli grandi (per dimensioni) che dispongono di mille modi e maniere per evitare di pagare dazio.
Giuseppe Spezzaferro

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