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Cnr: la cozza fa bene, è afrodisiaca fa una colla resistente all’acqua e ricostruisce ossa fratturate

Si dice che le cozze siano migliori nei mesi senza la “r” e cioè gennaio, maggio, giugno, luglio e agosto, e che nei mesi con la “r” (marzo, aprile, settembre, ottobre, novembre, dicembre) siano meno piene. È probabile che sia vero e che alcune varietà di questi mitili non siano al massimo durante i mesi della riproduzione, sta di fatto che io mangio cozze tutto l’anno, o quasi. In ogni caso, mancano pochi giorni a gennaio e quindi la prossima scorpacciata di cozze sarebbe anche “in regola” con la tradizione popolare delle “r”.
A dispetto di quanti credono che la cozza sia soltanto uno sfizio (e anche “pericoloso”, ma per certa gente è “pericolosa” pure la fiorentina…) riporto le ultime novità scientifiche diffuse dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

UNA MINIERA DI PROTEINE E DI ANTIOSSIDANTI
Va premesso che le proprietà antiossidanti, le vitamine, le proteine e i sali minerali della cozza sono roba nota da parecchio tempo. A queste qualità, va aggiunto che la cozza è un potente antinfiammatorio. Al pari dell’ostrica è afrodisiaca, ma questo, com’è noto, interessa poco i maschietti e per niente le femminucce.
Tutto qui? Questo frutto di mare è soltanto buono da mangiare e prezioso per l’organismo umano in quanto ricco di proteine nobili, di vitamine e di sali minerali? È una sfizio da gaudenti impenitenti sempre alla ricerca di stimoli afrodisiaci?
Nient’affatto. La bava della cozza è una forte colla. Embè? Che ci facciamo con la colla della cozza? Non scherziamo. Quanti collanti l’uomo produce in grado di resistere al logorio dell’acqua?

LO STUDIO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE
Per questo, i ricercatori dell’Istituto di nanotecnologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nanotec) di Rende (Cs), in collaborazione con i ricercatori dell’Università della Calabria e con il gruppo di ricerca di Ali Miserez della Nanyang Technological University di Singapore hanno studiato il comportamento delle proteine della cozza e misurato il tasso di “appiccicosità”.

COME FUNZIONA
Bruno Zappone di Cnr-Nanotec ha spiegato: «Usando il surface force apparatus (Sfa), in dotazione al nostro istituto, è stata misurata l’adesione che le proteine delle cozze riescono a generare tra due superfici completamente immerse in un mezzo acquoso. Il nostro studio (pubblicato su “Nature Communication”; ndr) ha rivelato che le cozze verdi asiatiche producono varie proteine secondo una sequenza di secrezione ben orchestrata».
Il funzionamento è il seguente: «Dapprima la cozza produce una proteina ‘asciugatrice’ che rimuove le molecole d’acqua e successivamente si lega fortemente al substrato. Su questo primo strato superficiale di proteine viene progressivamente costruito un complesso tessuto proteico in cui ogni proteina svolge una funzione specifica (protezione dall’ambiente esterno, resistenza alle sollecitazioni meccaniche, ecc.)».

PREZIOSA IN MEDICINA
Insomma, è una colla intelligente che dà una bella spinta allo sviluppo di adesivi sintetici biomimetici, biocompatibili e biodegradabili ispirati a molecole biologiche.
È intuitivo che una colla subacquea potrebbe essere usata nell’industria navale, ma ci sarebbero anche, aggiunge Zappone, «applicazioni in campo medico finalizzate, ad esempio, ad evitare inestetiche suture chirurgiche, a ricostruire tessuti danneggiati oppure ossa fratturate, a riparare i distacchi di retina o ad integrare materiali biomedicali in presenza di liquidi biologici».
Ah, madre natura, madre natura, giusto per Leopardi e qualche altro sfigato (absit iniuria verbis) sei un’ingrata, per tutti gli altri dispensi doni in quantità.
La coltivazione della cozza si avvia a diventare una benefica impresa industriale e così, mangiando una calda ‘mpepata, darò anch’io un contributo al benessere dell’umanità.
Giuseppe Spezzaferro

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