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La politica estera del duo Renzi-Gentiloni si riduce a vendere armi ai Paesi in guerra

La politica estera italiana è una barca che fa acqua da tutte le parti. La strana coppia – presidente del Consiglio Matteo Renzi e ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – improvvisa e pressappocheggia con l’occhio sempre rivolto alla telecamera e le dita a twittare. Di fronte alle tragedie “vecchie” (i marò sequestrati dall’India) e “nuove” (la Francia in guerra) il duo, superattivo in approssimazioni e luogocomunismo, si muove a vista. Della coppia, il giocoliere Renzi è il più bravo ed è inutile cercare una strategia per la Libia come per la Siria oppure per il Daish (più noto come Isis). Ciò che brilla è il restyling dei siti web di Palazzo Chigi e della Farnesina, sintonizzati con il gusto dei giovani elettori.

LA RELAZIONE DEL GOVERNO
Lasciamo perdere per un attimo gli interventi mediatici alquanto istrionici e vediamo qualche atto ufficiale. Guardiamo, per esempio, le operazioni autorizzate dal governo Renzi in merito alle esportazioni di armi e sistemi militari. La legge intitolata “Nuove norme sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento” ha compiuto 25 anni ed è sempre stata un ottimo strumento per avere un quadro abbastanza verosimile di un settore alquanto “delicato”.
Nella relazione spedita al Parlamento da Renzi, però, non c’è l’elenco di dettaglio delle operazioni bancarie: invece dell’elenco delle operazioni autorizzate ci sta un elenco di operazioni segnalate. Per dirla in breve: la relazione difetta proprio di quella trasparenza della quale il presidente del Consiglio straparla di continuo.

DAL DECRETO SUL SEGRETO DI STATO FINO AL 1990
Faccio presente, di straforo, che la legge del 1990 aveva sostituito il decreto del 1941 (a firma Mussolini, Ciano, Teruzzi, Grandi) che aveva messo il “segreto di Stato” sul commercio delle armi. A costo di essere pedante, sottolineo che per circa cinquant’anni in Italia il traffico d’armi era stato coperto dal “segreto di Stato” messo dal Fascismo. Aggiungo che la prima relazione dopo l’entrata in vigore della nuova legge portava la firma di Giulio Andreotti. Quel testo è talmente trasparente che perfino io riesco a seguire l’export di pistole mitragliatrici Beretta, per esempio, senza fare alcun sforzo interpretativo. La relazione di Renzi, oltre ad essere segnata da carenza di informazioni, pare fatta apposta (due volumoni di milleduecentottantuno pagine) per mettere il lettore nelle condizioni di capirci ben poco.

QUALI ELICOTTERI ALL’ALGERIA?
Faccio un esempio. Nel 2014, l’export verso l’Algeria è stato di circa 62 milioni di euro. La relazione di Renzi porta la cifra esatta (ma che bravo!) e scrive che si tratta di aeromobili. E qui non è tanto bravo. Anzi è pessimo. Quali aeromobili? elicotteri-ambulanza? maritime rescue? oppure i micidiali Mangusta?
Acclarata la difficoltà di risalire al modello d’arma venduto, mi debbo limitare ai dati della relazione.

TYPHOON ALL’ARABIA SAUDITA
Nel 2014, dunque, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha autorizzato esportazioni militari verso l’Arabia Saudita per circa 300 milioni di euro consistenti in artiglieria, bombe, missili, razzi e velivoli, oltre ai residui di consegne per i Typhoon (https://ilnostroarcipelago.com/103/typhoon-per-riyad).
Oltre 300 milioni è il valore dell’export autorizzato verso gli Emirati Arabi Uniti; si tratta di velivoli, missili, blindati, armi a microonde, bombe, munizioni varie, armi pesanti e leggere. Se volete conoscere esattamente la natura di questo armamentario, chiedete alle aziende che le esportano. Le principali sono: AgustaWestland Spa; Alenia Aermacchi Spa; Selex Es Spa; Ge Avio Srl; Elettronica Spa; Oto Melara Spa; Piaggio Aero Industries Spa; Fabbrica d’Armi Beretta Spa; Whitehead Sistemi Subacquei Spa e Iveco Spa.

I MORTI NELLO YEMEN NON FANNO NOTIZIA
Tutti i Paesi coinvolti nella guerra in Yemen, guerra della quale si parla poco, chissà perché, comprano armi italiane. In breve: c’è una coalizione araba che sta combattendo contro i ribelli sciiti Houthi aiutati dall’Iran. La richiesta di una commissione Onu per i crimini di guerra che si sono compiuti e si stanno compiendo nello Yemen s’è perduta nei corridoi del Palazzo di Vetro.
I cacciabombardieri sauditi insieme con aerei di Emirati Arabi, Egitto, Bahrein, Giordania, Qatar e Kuwait bombardano tutto e dappertutto senza che nessuno protesti. Il cosiddetto Occidente è sconvolto dalle vittime di Parigi e non vede le migliaia di donne e bambini uccisi in Yemen.

ALCUNE CIFRE DELLA RELAZIONE
La Farnesina ha autorizzato vendite di armi all’Egitto (32 milioni), al Bahrein (25 milioni), alla Giordania (11 milioni), al Qatar (1,6 milioni) e al Kuwait (0,4 milioni). Anche l’Oman ha comprato armi italiane (per 272 milioni di euro) ma al momento non sta facendo alcuna guerra (almeno ufficialmente). A Israele, Finmeccanica sta ancora consegnando 30 caccia da addestramento M346 pagati 450 milioni di euro.
Verso i teatri di guerra del Medioriente l’export di armi italiane ha segnato nel 2014 un +23% rispetto al 2013 per le autorizzazioni alle esportazioni definitive (2,65 miliardi), un +21% per le consegne effettuate (3,3 miliardi) ed ha visto quadruplicate quelle alle esportazioni temporanee (1,6 miliardi).

I PROFITTI DELLE BANCHE
Finché c’è guerra, c’è speranza” era il titolo di un film del 1974 scritto e diretto da Alberto Sordi. Nella pellicola la speranza di fare quattrini era di un “rappresentante di commercio” spremuto dalla famiglia, nella realtà i soldi facili li fanno le banche che gestiscono le transazioni finanziarie tra i governi.
La Cgia (Associazione artigiani piccole imprese Mestre) ha elaborato i dati ufficiali di 5 anni (fino al 2014) calcolando che le industrie italiane produttrici di armi sono state destinatarie di autorizzazioni definitive alle esportazioni per 17,47 miliardi di euro: di questi, 8,58 miliardi sono stati realizzati in Europa (pari al 49,2% del totale), 4,85 miliardi in Africa settentrionale e nel vicino Medio Oriente (27,8%), 1,68 miliardi in Asia (9,6%), 1,22 miliardi in America settentrionale (7%), 670 milioni nell’America centro-meridionale (3,8%), 267,4 milioni in Oceania (1,5%) e 188,6 miliardi in Africa centro meridionale (1,1%).
Sono comprese armi di vario tipo distinte in più categorie, spiega la Cgia: armi o sistemi d’arma, munizioni, bombe, siluri, missili, apparecchiature per la direzione del tiro, veicoli terrestri, agenti tossici ecc., esplosivi e combustibili militari, navi da guerra, aeromobili, apparecchiature elettroniche, corazzature o equipaggiamenti di protezione e costruzioni, software etc.

L’ESEMPIO DI GERMANIA E SVEZIA
Altri Paesi, come la Germania e la Svezia, hanno sospeso le forniture d’armi all’Arabia Saudita in guerra, ma loro hanno una politica estera, hanno ministri competenti e governanti che non passano il tempo a twitteggiare.
Giuseppe Spezzaferro

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