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LA GUERRA AL TERRORISMO I Turchi abbattono un aereo russo I Curdi si preparano ad avere uno Stato

Un caccia di fabbricazione americana F-16 con bandiera turca ha sparato un missile (probabilmente uno Sparrow) contro un bombardiere russo Sukhoi 24 e l’ha abbattuto. La Turchia ha giustificato la “pugnalata alla schiena” (come l’ha definita il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin) dicendo che era stato violato lo spazio aereo turco. La versione non è cambiata anche dopo che i resti del velivolo sono stati trovati su territorio siriano a 4 chilometri dal confine turco.
Potrebbe anche essere che un pilota turco particolarmente nervoso abbia colpito l’aereo russo temendo un attacco terroristico. La sindrome del terrorismo è pervasiva e lascia poco spazio alla ragione (basta sentire i discorsi del ministro dell’Interno Angelino Alfano per farsene un’idea) per cui può cedere anche un militare addestrato a conservare i nervi saldi nelle situazioni di massimo stress.

COMINCIAMO DALLA FINE
Dare la colpa al pilota frettoloso sarebbe il modo migliore di appianare la faccenda e forse faranno così, ma io credo che sia stato un atto compiuto con lucidità dal governo turco per avvertire Mosca di non esagerare con la strategia interventista.
Per capirci qualcosa, tocca partire dalla fine. La distruzione del Daish (Isis, Califfato o Stato Islamico che dir si voglia) causerà un grande vuoto nelle aeree attualmente sotto il suo controllo. In politica, come in natura, il vuoto ha vita breve, anzi brevissima. Conclusione: la Siria, l’Iraq e la Turchia dovranno rassegnarsi a dire addio ad alcune parti dei loro territori nazionali. A vantaggio di chi? Dei Curdi, ovviamente.

STATO CUSCINETTO
Duplice risultato: piena soddisfazione di un popolo che di terrorismo se ne intende parecchio (per cui si spera che non lo praticherà più) e creazione di uno Stato cuscinetto che da quelle parti è prezioso quanto un’oasi nel deserto.
Non va dimenticato che la Siria come l’Iraq e la stessa Turchia e altre nazioni limitrofe sono “invenzioni” della Prima Guerra Mondiale. Su tutti quei territori e oltre si stendeva l’ombra della Sublime Porta. Erano province dell’Impero Ottomano, non solo; i loro confini erano in gran parte diversi da quelli odierni.
Nessuno di quegli Stati può vantare un’esistenza anteriore al primo Novecento. Ci provano, ma fanno la stessa figura che farebbe l’Italia se chiedesse la restituzione dalla Francia di Nizza e Savoia oppure vantasse i diritti dell’Impero Romano su Istanbul o Alessandria d’Egitto.

IL TAPPETO DELLO SHA
La verità è che dal Marocco risalendo il Nordafrica fino all’Asia, troviamo tutti Stati dalle antichissime storie ma dalle recentissime istituzioni. Ogni tanto qualcuno ci prova. Ricordo Mohammad Reza Pahlavi, l’ultimo Shah di Persia (cioè l’Iran), quando nel 1971 spese una barca di quattrini (all’epoca lavoravo a “il Fiorino” e il direttore-proprietario Luigi d’Amato – con la d bassa perché ci teneva – tornò da Teheran con un prezioso tappeto omaggio dello Shahanshah) per le celebrazioni dei 2.500 anni della monarchia persiana.
Patetico inutile costoso vanitoso tentativo di rifarsi ad un passato del tutto estraneo (la dinastia Pahlavi era sul trono soltanto dal 1925!).

CONFINI DISEGNATI DALLE BAIONETTE EUROPEE
Africa, Medioriente, Oriente e dintorni sono stati divisi tra Stati, Protettorati etc. dalle baionette francesi e inglesi (ma non sono mancati gli interventi tedeschi, italiani, olandesi, spagnoli, portoghesi…) praticamente fino alla crisi di Suez del 1956. Questo non significa che l’interventismo europeo (e israelo-statunitense) sia finito del tutto e che non sia arrivato qualche altro colonialista (vedi Cina).
Come impedire la felice distruzione del Daish con annessa creazione di uno Stato curdo?
Non lo so, ma la grossolana reazione turca alla strategia russa fa capire che in gioco c’è ben altro che la guerra al terrorismo (che, detto fra di noi, si potrebbe vincere in trenta secondi… ma questo è un altro tema).

PUTIN E ABDULLAH II
Il presidente Putin ha incontrato a Sochi sul Mar Nero il re di Giordania Abdullah II. Faccio presente che anche la Giordania è un’invenzione anglofrancese post 1915-18 e che Mosca ha bisogno del consenso di Amman perché i confini giordani sono con la Siria, con l’Iraq, con l’Arabia Saudita, con Israele e con il Territorio palestinese. Non c’è bisogno di un disegnino per capire il valore strategico della collocazione della Giordania.
Putin era a colloquio con re Abdullah II quando è arrivata la notizia dell’attacco turco all’aereo russo e le dure parole contro Ankara le ha pronunciate in presenza del sovrano hascemita.

I CACCIA FRANCESI SORVOLANO LA TURCHIA
La situazione ora è questa. I 26 caccia bombardieri francesi Rafale M e Super Etendard che decollano a ondate dalla portaerei Charles de Gaulle stanno facendo a pezzi Ramadi e Mosul (città irachene occupate dal Daish) aprendo la strada alle truppe di terra curde. Parigi ha ordinato anche ai Mirage 2000 (più altri Rafale) che stazionano solitamente tra Emirati Arabi Uniti e Giordania di dare una ripassata alle forze armate del Daish.
Da notare che gli aerei francesi sorvolano la Turchia e che a nessun militare turco viene in mente di buttarli giù.
Fino ad oggi sia la Francia che gli Usa hanno smentito di avere in mente l’invio di truppe sul terreno, ma la Russia ha già un po’ di carri armati T-90 in Siria.

TUTTI INCONTRANO TUTTI
Sul piano diplomatico, sono da registrare: il vertice a Parigi tra il premier britannico David Cameron e il presidente francese Francois Hollande, il quale ha anche incontrato alla Casa Bianca il presidente Usa Barack Obama, ha dato appuntamento per giovedì 26 mattina alle 8 all’Eliseo al presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi e poi volerà a Mosca da Putin.
Hollande non è noto come statista di spessore. Ricordo che in Francia erano in parecchi a prenderlo in giro perché scialbo e sciapo. I morti di Parigi gli hanno letteralmente cambiato i connotati.
L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy cercò un rilancio politico regalando a Tel Aviv la distruzione della Libia e oggi Hollande prenota un posto nella Storia con la crociata anti Daish.

ISIS, TIGRE DI CARTA
Qui mi piace autocitarmi. Scrivevo il 17 febbraio scorso: «Cos’hanno i combattenti dell’ISIS? Le armi che l’Occidente vende loro. Se si bloccano i rifornimenti, dovrebbero tornare a combattere a colpi di scimitarra. In realtà, l’ISIS è una “tigre di carta”, come disse Mao a proposito dei nemici della Cina. Non è stupido ipotizzare l’azione di qualche fanatico che si carichi di esplosivo e si faccia esplodere in un mercato o in una banca. Sono rischi che purtroppo le nostre opulente società non possono cancellare del tutto. Ci sono cattivi ragazzi che lanciano pietre dai cavalcavia, giovani che sparano ai compagni di scuola, pazzoidi che fanno stragi nei supermercati, squilibrati che massacrano la famiglia… le cronache quotidiane statunitensi e europee raccontano di episodi terribili. Impedirli? È impossibile. Si possono limitare, questo sì. È successo con i morti sulle strade. Ricordate le stragi del sabato sera? i morti del ponte pasquale? i caduti della strada sulla via di Ostia? Maggiori controlli, un nuovo codice della strada e messaggi televisivi hanno fatto scendere il numero dei morti, ma i dati del 2013 dicono che i morti da incidenti stradali in Italia sono stati 3.385. Quanti morti ha fatto l’ISIS in Libia? Quello che voglio dire è che ci sono delle realtà con le quali tocca fare i conti. Invece, un sacco di gente crede di esorcizzarle come facevano le fattucchiere. Le formule magiche contro il colera non funzionano: o hai gli antibiotici oppure muori» (https://ilnostroarcipelago.com/2059/dalla-libia-linvasione-dellitalia-washington-tel-aviv-contro-leuropa-lisis-e-una-tigre-di-carta).

L’ININFLUENZA DELLA FARNESINA
Adesso c’è da chiedersi: cosa faranno gli “amici e clienti” del Daish? cosa combineranno i nemici di Assad,? cosa inventerà Ankara per non farsi scippare terra dai Curdi? e, soprattutto, come si muoverà Israele approfittando dei riflettori puntati sul Turchia-Iraq-Siria?.
Di quello che combinerà il governo italiano non vale la pena nemmeno tentare di immaginarlo. Almeno finché alla Farnesina siederà un ministro il cui unico merito è di aver fatto il portaborse, pardon, portavoce dell’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli.
Giuseppe Spezzaferro

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