Prima / FOCUS / Geopolitica / OCO-2 (satellite Nasa) rivela: il riscaldamento globale non è colpa dell’uomo

OCO-2 (satellite Nasa) rivela: il riscaldamento globale non è colpa dell’uomo

Da mane a sera e da sera a mane ci dicono che il riscaldamento globale è colpa nostra. Bruciamo gas, petrolio, carbone, legna e quant’altro invece di usare energia pulita, sprechiamo acqua e sporchiamo l’aria, non facciamo la raccolta differenziata, usiamo troppi imballaggi anche per prodotti che basterebbe incartare… l’elenco è lungo. Quotidianamente un esperto/scienziato/professore/studioso ci racconta in tv, alla radio, sui giornali, sui telefonini e via internettando che l’accumulo di anidride carbonica prodotta dall’uomo farà collassare la Terra.

PECHINO SE NE FREGA
Premesso che le nostre (cioè del cosiddetto mondo industrializzato) precauzioni sono inutili perché rappresentiamo un terzo mentre gli altri due terzi se ne fregano (a Pechino t’avveleni se non cammini con la maschera antigas), i profeti di sventura (i millenaristi ci sono sempre stati e sempre ci saranno) mi irritano, per non dire di peggio. Fra l’altro, non tutti gli scienziati sostengono che il riscaldamento globale sia colpa nostra.
È certo, piuttosto, che ci siano cause naturali sulle quali si studia poco perché criminalizzare chi tiene il riscaldamento a palla fa più rumore (e ci si va in tv) che puntare il dito contro i “capricci” dell’atmosfera terrestre.

VISIONE D’INSIEME
Più di un anno fa la Nasa (l’ente spaziale americano) lanciò un satellite siglato OCO-2 (Orbiting Carbon Observatory-2) per monitorare dallo spazio le concentrazioni di biossido di carbonio (più noto come anidride carbonica CO2) sulla Terra. Mentre le stazioni di monitoraggio fisse misurano il livello di inquinamento dell’aria in aree limitate, OCO-2 guarda dall’alto tutto il globo e attraversa le stagioni andando loro incontro invece d’aspettare che arrivino.

L’ESPERTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLE RICERCHE
Giovanni Gregori, docente di Fisica terrestre e ricercatore associato dell’Istituto di acustica e sensoristica (Idasc) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), commenta: «Si presumeva che le rilevazioni condotte da OCO-2 avrebbero mostrato chiari massimi di concentrazione nelle aree di maggior occupazione antropica e/o sviluppo industriale, mentre si è riscontrato che questi non corrispondono a dette aree». Poi spiega (il testo integrale è su www.almanacco.cnr.it): «Questi dati sono coerenti con precedenti evidenze che mostrano come, in passato, l’atmosfera terrestre avrebbe conosciuto periodi con densità anche 5-10 volte superiori a quella attuale, con enormi concentrazioni di CO2».

CALORE ENDOGENO
È il calore che viene dal profondo della Terra a far salire la temperatura.
In pratica, aggiunge Gregori ripetendo cose da lui pubblicate fin dal 2002, «il globo non è una ‘palla’ che si sta raffreddando, quanto una batteria che si carica e scarica in tempi diversi, con variazioni spaziali e temporali che ben spiegano sia i cambiamenti paleoclimatici, sia il cambiamento climatico odierno».

ANIDRIDE CARBONICA IN AMAZZONIA
La conferma è arrivata dai dati spediti da OCO-2. Le mappe, conclude il ricercatore Idasc, «hanno chiaramente messo in luce proprio le ben note zone del globo soggette a flussi di calore endogeno molto elevato, dalle Hawai al Botswana, dall’Amazzonia all’arcipelago indonesiano. Ma Europa e Mediterraneo non mostrano massimi di concentrazione di CO2, nonostante l’elevata antropizzazione».
E lo scioglimento dell’Oceano Artico? Gregori chiarisce che «è palesemente in atto, da numerose precedenti evidenze, un aumento di rilascio di energia termica endogena che coinvolge tutta la calotta boreale e che comporta anche un aumento globale dell’attività geodinamica e sismica».

LE MAPPE STAGIONALI NON MENTONO
«Le mappe OCO-2 stagionali – conclude Gregori – mostrano inequivocabilmente sia un enorme massimo sulla calotta boreale in primavera quando si scioglie il suolo ghiacciato, sia una totale assenza del fenomeno analogo in autunno nell’emisfero australe. In estate mostrano un aumento (non facilmente spiegabile) nell’emisfero australe (oltre al Botswana). Solo in inverno si vedono chiaramente le sorgenti antropiche. Ovvero l’esalazione prevalente è quella naturale e riguarda soprattutto la primavera e l’emisfero boreale. Il contributo antropico è meno rilevante e lo si misura solo durante l’inverno, quando il suolo alle alte latitudini è ghiacciato ed impedisce le esalazioni».

IL RICERCATORE E SHAKESPEARE
In fin dei conti, ammonisce il ricercatore Cnr sulle orme di Amleto, «sono molte più le cose che non capiamo di quelle che possiamo pensare di aver capito con le nostre ipotesi». Shakespeare aveva scritto: «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia».

PREVISIONI MATEMATICAMENTE ESATTE MA FASULLE
Il problema vero è che i matematici, accettata un’ipotesi, elaborano equazioni in base alle quali arriva l‘esperto di turno che strilla: «Nel 2053 mezza Italia sarà sommersa dalle acque…» e cataclismi analoghi. Gli scienziati seri, invece, mettono in guardia da previsioni che vadano più in là di una settimana. E ne sanno qualcosa i meteorologi.
Giuseppe Spezzaferro

Vedi anche

L’attentato di Istanbul e il business della morte

Cosa si può fare per fermare una persona imbottita di tritolo decisa a farsi esplodere? …

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookies. Se accetti o continui nella tua visita, consenti al loro utlizzo .

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close