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ISIS E KAMIKAZE Blitz a Parigi, psicosi europea dell’attentato Mosca: sull’aereo russo scoppiò una bomba

Un blitz antiterrorismo nel sobborgo parigino di Saint-Denis non ha portato alla cattura di Abdelhamid Abaaoud sospettato di essere la “mente” delle stragi di Parigi. Tre poliziotti feriti, tre morti, una donna kamikaze che si è fatta esplodere, tre arresti e, pare, un passante ucciso per sbaglio. Nelle prossime ore avremo la versione ufficiale.
Intanto, da Mosca è arrivata la conferma: l’aereo russo precipitato mentre sorvolava il Sinai il 31 ottobre è stato abbattuto da una bomba, caricata a bordo, sembra, a Sharm el Sheik. È fallito, perciò, il tentativo egiziano di nascondere la cosa per evitare i costosi contraccolpi sul turismo. Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha promesso che i colpevoli non la scamperanno e che «la vendetta è inevitabile».

SPERIAMO SIA STATO L’ABM
Spero sinceramente che sia stato l’Abm (Ansar Bait al-Maqdis), il gruppo che opera in Sinai e che fa capo allo Stato Islamico (Daish, più conosciuto come Isis) ad aver messo l’esplosivo sull’aereo di linea della compagnia russa Kogalymavia (https://ilnostroarcipelago.com/2465/il-sinai-e-unarea-supermonitorata-washington-e-tel-aviv-sanno-perche-e-precipitato-laereo-russo). Il Sinai, com’è noto, è un territorio che Israele occupò e che poi dovette restituire all’Egitto. In quell’area si muovono servizi segreti, gruppi più o meno “spontanei”, guerriglieri, agenti provocatori, trafficanti e chi più ne ha più ne metta. Se Putin dovesse scoprire che non furono “terroristi” ad uccidere quelle 224 persone, in maggioranza turisti russi, i rapporti con Washington e Tel Aviv arriverebbero al calor bianco. E dico poco.

AEREI DEVIATI E PARTITE SOSPESE
Negli ultimi giorni ci sono stati attentati, sparatorie, kamikaze e, soprattutto, annunci di bombe. Sono stati deviati due aerei dell’Air France decollati dagli Stati Uniti e diretti a Parigi (un falso allarme) ed è stato cancellato l’incontro amichevole di calcio tra Germania e Olanda ad Hannover, la capitale della Bassa Sassonia, dove a causa di falsi allarmi sono stati evacuati anche una stazione, una sala concerti e un treno intercity.
Che la psicosi dell’attentato faccia sragionare il cittadino comune è normale: la paura della morte è terribile. Ma che ne siano vittime interi apparati di sicurezza (la cosiddetta “intelligence”), beh, questo è grave. E fa il gioco di chi canta Allah Akbar (“Allah è il più grande”).
Gli attentati (veri/presunti/falsi) hanno unito il mondo in una crociata con il primo risultato di consentire alla strategia di Putin, il quale non vuole la morte del presidente siriano Assad (Bashar Hafiz al-Asad, per l’esattezza). Distruggere l’Isis è prioritario rispetto al resto. Giusto, ma eliminare lo Stato Islamico significherà la fine degli assalti armati contro americani, francesi, tedeschi etc. etc?
Facciamo qualche considerazione.

BLOCCARE I TRAFFICANTI D’ARMI
Dai filmati abbiamo visto come sono armati i guerriglieri dell’Isis e degli altri gruppi tipo Abm. La polverizzazione della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, cioè la Libia di Mu’ammar Gheddafi, ha, fra l’altro, immesso sul mercato grandi quantità d’armi. Alcuni depositi sono stati svuotati a mano armata e altri da trafficanti e contrabbandieri.
È ovvio che non sia soltanto l’ex Libia a rifornire la guerriglia. Le armi (anche pesanti e anche sofisticate) sono trasportate da società fantasma, da gente che s’arricchisce, dai cosiddetti mercanti di morte. Che vogliamo fare al riguardo? Vogliamo bombardare le fabbriche d’armi italiane o israeliane oppure americane? L’intelligence (e qui la collaborazione fra i servizi dei singoli Paesi sarebbe una mano santa) dovrebbe occuparsi di recidere i collegamenti tra i gruppi che comprano armi e quelli che le vendono. Non mi dispiacerebbe se qualche mercante d’armi fosse ritrovato suicidato alla scrivania; i processi offrono troppe scappatoie e se ne dovrebbero fare il meno possibile.

MEDITERRANEO SUPERCONTROLLATO
Pare che molti soldi arrivino dal petrolio. Non dico di incendiare i pozzi perché, conoscendo i miei polli, il primo effetto sarebbe l’aumento del prezzo della benzina in Italia. Si potrebbero piuttosto isolare le vie di rifornimento e sabotare un paio di raffinerie sospette. Un po’ di pressione la si potrebbe beneficamente esercitare anche su chi compra quel petrolio “sporco di sangue”.
La collaborazione tra le marine militari consentirebbe di stringere l’intero Mediterraneo in una maglia di controlli. Sarebbe positivo anche qualche affondamento “per incidente” di portacontainer e bastimenti; chi naviga deve sapere che, se non è in regola, potrebbe non cavarsela con un normale sequestro del carico.
E mi fermo qui con i provvedimenti “tattici”.

MORAL SUASION SU ISRAELE
Ce ne sarebbero altri ma mi preme accennare anche a soluzioni “strategiche”, la prima delle quali sarebbe una moral suasion su Israele per persuaderlo, appunto, ad abbandonare i progetti di espansione a spese soprattutto dei Palestinesi, a fermare i cosiddetti “insediamenti spontanei” e a consentire alla creazione dello Stato di Palestina.
Se i musulmani di tutto il mondo vedranno l’impegno dell’Occidente a sanare le ingiustizie e le persecuzioni, lo spazio per strutture come l’Isis sarà ridotto ad un francobollo.

FERMARE TEL AVIV
Washington, in primis, sa come potrebbe esercitare una moral suasion sui governanti di Tel Aviv. L’intelligence potrebbe, per esempio, favorire movimenti e iniziative che dentro Israele e nel mondo ebraico in generale sono contro la guerra, a favore della pace, indifferenti al fatto che i confini israeliani arrivino fino al Tigri o fino al Nilo. Anche un costante monitoraggio sul movimento sionista potrebbe aiutare nella costruzione della necessaria moral suasion.

ALT ALL’EXPORT DI DEMOCRAZIA
La seconda azione strategica (anche questa dipendente dagli Usa, dato che sono loro i padroni della Terra) riguarda la strombazzata “esportazione della democrazia”. Le teste d’uovo statunitensi la debbono piantare con la politica di “colonizzazione democratica”. L’Europa ha per secoli occupato terre altrui con il pretesto di portare la civiltà. Il neocolonialismo made in Usa si fonda sulla missione democratica.

LA LUNGA MARCIA DEL CAOS
L’Africa del Nord, dal Marocco all’Egitto, è stata squassata dalle “spontanee” primavere arabe. Non bastante ciò, si è proceduto all’eliminazione fisica di Gheddafi perché era un dittatore antidemocratico. Risalendo verso Mosca, è stato attaccato il legittimo presidente della Siria Assad (Bashar Hafiz al-Asad, per l’esattezza) scatenando una sanguinosa guerra civile. In precedenza c’è stata la “democratizzazione” dell’Iraq con annesso omicidio del legittimo presidente Saddam Hussein ed era cominciata l’opera di criminalizzazione del presidente russo Putin. Insomma, una lunga marcia del caos.

LA PAUSA PER L’ISIS
Non vorrei fare il profeta di sventura, ma il problema-Isis ha soltanto interrotto la democratizzazione (dovrebbero essere i turni del Marocco e della Giordania) del Nordafrica. E a Putin è stata concessa una pausa di breve durata.
Ricapitolando: se gli Usa avessero interesse al mantenimento della pace, avrebbero modi e strumenti per fermare il conflitto israelo-palestinese, tagliare alle radici la pianta islamista, lasciare la Russia compiere in autonomia il percorso storico interrotto dal settantennio comunista, aiutare la crescita dei Paesi sottosviluppati, pardon, in via di sviluppo e, questa è la più improbabile, consentire l’unità politica dell’Europa.

EUROPA UNITA PER LA PACE
Lo so, è come chiedere al cappone di saltare spontaneamente nella pentola, ma gli Usa debbono capire che una corretta politica di non-ingerenza assicurerebbe la continuazione della loro egemonia e, inoltre, che l’Europa unita (esercito comune, unico regime fiscale, etc.) sarebbe una grande alleata per il mantenimento della pace sulla Terra.
Giuseppe Spezzaferro

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