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IMMIGRATI Vertice a Malta: soldi dall’Europa all’Africa L’Italia è lenta a redistribuire i profughi

Per due giorni a Malta, s’è svolto un incontro tra una novantina di rappresentanti di 63 Stati europei e africani. S’è parlato di immigrazione e problemi connessi. Cioè di soldi. I Paesi ricchi debbono pagare se non vogliono essere invasi. La presidente dell’Unione Africana Nkosazana Dlamini Zuma ha lamentato che alcuni Paesi europei si chiudono come fortezze. Si costruiscono muri un po’ dappertutto. Qualcuno, come la Slovenia, li definisce “ostacoli tecnici temporanei”, qualcun altro, come Israele, li contrabbanda come argini al terrorismo, e la Svezia ha stretto i controlli alle frontiere dicendo che si tratta di “misure prese in via provvisoria”.

L’UE DEVE PAGARE
Lo scenario tratteggiato dai rappresentanti africani è lineare: se non sborsate quattrini è inutile che innalziate muri. E i capi di Stato e di governo europei si sono subito detti pronti a finanziare i Paesi africani se li aiutano a rimpatriare un po’ di clandestini.
Intanto, l’Unione europea ha aperto un conto di 1,8 miliardi di euro affidato all’Etiopia. Questi soldi dovrebbero essere usati da Addis Abeba per controllare i flussi clandestini e dare aiuto ai Paesi africani che non ce la fanno a gestire i migranti.

QUATTRINI ALL’ETIOPIA E ALLA TURCHIA
Una delle strade principali usate dai migranti africani passa attraverso l’Etiopia, per cui i circa 2 miliardi di euro saranno soltanto un anticipo.
Stesso discorso va fatto per la Turchia alla quale l’Ue ha garantito 3 miliardi di euro. In questo momento sono circa 2 milioni i profughi siriani ospitati dai turchi e i costi aumentano di giorno in giorno. Inutile piangere. I migranti si potrebbero fermare in altro modo? con il filo spinato? con le mitragliatrici? L’unica via è pagare.

IL CONTRAPPASSO
L’Europa ha sfruttato l’Africa ed ora è il contrario. Al vertice della Valletta lo pensavano tutti anche se nessuno l’ha detto: è la legge del contrappasso.
Un altro dato passato in secondo piano riguarda l’Italia.
Le strade che attraversano Grecia, Turchia etc. sono più affollate che in passato, ma ancora oggi i migranti che arrivano in Italia dall’Africa sub–sahariana sono più del 90% del totale e quest’anno sulle coste italiane sono già sbarcati circa 140 mila disperati.

IL BUSINESS INEFFICIENZA
Il nodo sta non tanto nel numero degli sbarchi quanto e soprattutto nell’italica inefficienza o, per meglio dire, in una inefficienza-business perché chi ospita migranti incassa quattrini. Alla Valletta, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha messo nello stesso mazzo Italia e Grecia perché questi due Paesi redistribuiscono i profughi verso gli altri Stati membri Ue al ritmo di 130 al mese. Quanti sarebbero i profughi contati dalla Ue a tutt’oggi? 160 mila! Il presidente Juncker ha calcolato che «la ricollocazione di 160 mila persone decisa dalla Ue sarà completata il primo gennaio 2101», cioè fra 86 anni se i numeri restassero questi.

I BLA BLA SONO CRIMINALI
I centri di smistamento greci non funzionano a dovere (e non so perché), ma, se quelli italiani sono “rallentati” dall’avidità di chi li gestisce, non dovrebbe essere molto complicato metterli in riga.
È evidente che è più facile il bla bla sull’impegno, l’accoglienza, la solidarietà e via blablando, ma la situazione è tale che continuare sulla stessa strada sarebbe un autentico crimine governativo. Nei confronti sia degli immigrati che degli italiani.
Giuseppe Spezzaferro

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