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Il Sinai è un’area supermonitorata: Washington e Tel Aviv sanno perché è precipitato l’aereo russo

L’intero mondo è sotto osservazione. È spiato; monitorato, se preferite. Il Sinai, la penisola egiziana un tempo nota per la vicenda di Mosè e delle Tavole della Legge e oggi famosa per la località turistica di Sharm el-Sheikh, è un’area di particolare rilievo per Israele, per l’Egitto, per il conflitto israelo-palestinese, per gli americani, per i russi e, da qualche tempo in qua, anche per i cinesi. Quanti siano i “sensori” (satelliti, radar, etc.) puntati sui circa 60 mila chilometri quadrati di quel territorio, credo non lo sappia nemmeno la Cia, ma non è azzardato affermare che ce ne siano abbastanza per sapere al centimetro e al secondo cosa vi succeda.

LA VOCE DEL PENTAGONO
Se, dunque, il Pentagono fa sapere che un satellite ha registrato una vampata di calore nel momento in cui passava l’Airbus russo precipitato sabato 31 ottobre sul Sinai, è il massimo dell’informazione (fra l’altro non ufficiale) che gli Usa possono dare senza scoprire le carte. È ovvio che il sistema satellitare di controllo gestito dagli Usa sia top secret che più top non si può che e una sia pur piccola rivelazione potrebbe essere usata dai competitor (oggi si dice così perché non sta bene usare la parola “nemico”) per penetrare nei segreti satellitari statunitensi.
Dunque, l’esplosione di una bomba a bordo? e perché non un missile?

LONDRA PARLA IN VECE DI TEL AVIV
Da Tel Aviv nemmeno una parola, ma in sua vece (more solito) parla Londra e dice che è stato un attentato.
L’Egitto sostiene la tesi del cedimento strutturale (lo scoppio di un motore, per esempio) e lo fa perché non può ammettere il malfunzionamento, diciamo così, dei servizi di sicurezza. A me viene in mente il giugno del 1967, quando gli aerei con la stella di David distrussero senza subire danni l’intera flotta aerea egiziana prima che un solo caccia riuscisse a prendere il volo. Fu un’operazione militare combinata senza che l’intelligence egiziana ne avesse sentore (forse ci fu anche la complicità di qualche 007 del Cairo). È arcinoto che i servizi segreti israeliani siano fra i più efficienti al mondo e che la stessa cosa non si possa dire per quelli made in Egypt.

TURISMO IN CRISI
È normale che il governo egiziano non possa sconfessare l’intelligence di casa e, inoltre, l’ammissione dell’attentato significherebbe la fine del turismo e dei suoi cospicui introiti di buona valuta estera.
Come andrà a finire? cosa sarà deciso alla fine? Non lo so. Intanto, il governo di Sua Maestà la Regina Elisabetta II sta facendo evacuare i circa diecimila turisti britannici che affollano Sharm el-Sheikh e dintorni.

LA RIVENDICAZIONE ABM
C’è anche la rivendicazione dell’attentato fatta dal Daish (Al-Dawlah Al-Islamiyah fe Al-Iraq wa Al-Sham) più conosciuto come Isiso Stato Islamico. Per la precisione, è stato Ansar Bait al-Maqdis (Abm), il gruppo che opera in Sinai e che fa capo allo Stato Islamico, a rivendicare l’abbattimento dell’aereo di linea della compagnia russa Kogalymavia. L’Abm dispone di armi “importate” dalla Libia frantumata dall’omicidio di Gheddafi. Ha anche i Manpads (Man-portable air-defense systems) cioè missili antiaerei facili da trasportare e da usare.

MOSCA SOTTO TIRO
Gli analisti ritengono che l’Abm miri ad un ruolo più “incisivo” tra i gruppi affiliati al Daish e che perciò bisogna attendersi altri attentati.
Mosca è nel mirino dei gruppi jihadisti e la cosa non fa piangere i competitor di Washington e di Tel Aviv. Non dispiace nemmeno a Parigi, che teme l’asse Berlino-Mosca. Cosa, questa, che può essere ritardata, ma che è inevitabile.
Giuseppe Spezzaferro

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