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Aerei libici volano sulle navi italiane ma Renzi non è Giolitti (né Obama)

In Cirenaica e in Tripolitania si sono accumulati i sorprusi e le violenze a danno di cittadini italiani lì residenti. Il governo informa l’Europa che si vede costretto a prendere decisioni estreme. In una nota ufficiale vengono ricordati «il reclamo Giustiniani e l’intervento arbitrario dell’autorità ottomana nel corso della giustizia locale, quello di Napoleone Guarnani, di Kuhn e di Cuttoni, di Marcopoli, degli eredi Sola, rispettivamente creditori verso lo Stato o verso personaggi della famiglia imperiale. La ditta Stagni, dalle ostilità dell’autorità locale ottomana, fu costretta ad abbandonare la concessione del taglio del legname nella provincia di Brussa. E così rimasero sempre insoluti tutti i danni d’ordine pubblico subiti dai sudditi italiani nelle varie province dell’impero, come quelli dipendenti dai massacri di Adana nel 1909 e dal saccheggio dell’Agenzia della Società di Navigazione Generale Italiana a Santi Quaranta. E numerosi altri reclami e infinite altre controversie di maggiore o minore gravità esistono – come ad esempio quelle per sfregi e aggressioni compiute contro il personale appartenente ai consolati italiani – tali da dimostrare come da qualche tempo i nazionali fossero circondati da un’atmosfera ostile, non rispondente alle nuove relazioni ufficiali esistenti fra i due Stati».
E così, un secolo fa, il 29 settembre del 1911, l’Italia dichiarò guerra alla Turchia e dopo un anno, il 18 ottobre 1912, il trattato di pace le diede “piena e intera” sovranità su Cirenaica e Tripolitania.

NEOCOLONIALISMO IPOCRITA
La Libia nacque in questo modo. Fu un’invenzione italiana.
Oggi, dopo la sciagurata avventura neocolonialista (un secolo fa le cannoniere sparavano per “portare la civiltà”, adesso sparano per “portare la democrazia”…) i territori (e le etnie) artificiosamente unificati sono tornati alle originarie divisioni. Scrivevo il 10 agosto scorso: «Con l’insediamento di un governo comprendente tutte o quasi le componenti libiche (che si articolano in circa 140 tribù), sarà necessaria la presenza di un “garante” e cioè dell’Italia, l’unico Paese in possesso del giusto know-how e in grado di farlo» (https://ilnostroarcipelago.com/2341/litalia-deve-tornare-in-libia-contro-i-mercanti-di-carne-umana-contro-il-daish-e-per-il-petrolio).

NESSUNO VUOLE LA PACE
In realtà, tutti parlano di pace, dichiarano ad alta voce di volere la pace a tutti i costi, ma fanno la guerra o la preparano. In grande, è ciò che si verifica nel piccolo mondo condominiale. Fateci caso, sono proprio quelli che espongono la bandiera della pace i condomini che “rompono” di più: pacifisti a parole, guerrafondai nei fatti.
Il governo di Tobruk (riconosciuto a livello internazionale, a differenza degli altri) ha condannato “con fermezza” la violazione delle acque territoriali da parte di tre navi italiane. Il ministero della Difesa ha ribattuto: «Tutte le navi militari italiane presenti nel Mediterraneo operano in acque internazionali rispettando i limiti stabiliti dai trattati».

ACQUE TERRITORIALI “BALLERINE”
Quali trattati? firmati con chi? riconosciuti anche dalle 140 e passa tribù che abitano la ex Libia? Non dimentichiamo che gli americani nel 1989 buttarono giù due aerei libici che “difendevano” un confine ampliato unilateralmente dal loro governo. Le acque territoriali che rivendicano i libici sono più estese di quelle stabilite dalle convenzioni internazionali. Le navi italiane, dunque, erano fuori dai limiti riconosciuti e dentro quelli decisi da Tobruk?. In questo modo stanno le cose? Ripeto: i caccia Usa stabilirono quali fossero i limiti, mentre le navi italiane si tengono sulla testa i caccia libici.

TOMBE ITALIANE DEVASTATE
Pare che non ci si voglia rendere conto dello stato dell’arte. La devastazione del cimitero cattolico di Tripoli non dice niente a nessuno? Giovanni Giolitti mandò l’esercito, Matteo Renzi non potrebbe neanche se lo volesse (prerogative istituzional-costituzionali a parte). Nel Novecento anche l’Italia poteva fare una guerra, oggi soltanto pochi, Usa in testa, hanno questo diritto.
Immaginate per un momento cosa sarebbe accaduto se ad essere devastato fosse stato un cimitero yankee…

LA SIRTE NON È IL SINAI
Anche i libici sanno che l’Italia fa le guerre quando le viene ordinato dai padroni del mondo e, al momento, gli americani (e gli israeliani) hanno tutto l’interesse che a Tripoli e dintorni ci siano lotte tribali e caos.
Possibile che ai caccia di Tobruk che volano sulle navi italiane nom capiti nessun incidente? Perché un aereo russo può precipitare sul Sinai per un “guasto” e uno libico no?
È arrivato il momento di ritornare in Libia, non fosse altro che per fermare il Daish (Al-Dawlah Al-Islamiyah fe Al-Iraq wa Al-Sham) più conosciuto come Isis e per proteggere il “nostro” petrolio.
Giuseppe Spezzaferro

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