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Lui mira a rottamare il Pd (e Renzi) e CasaPound canta: «Marino resta con noi»

Il mezzo sindaco di Roma Ignazio Roberto Maria Marino vuole il confronto in aula. Il suo(?) partito, il Pd, punta alle dimissioni in massa dei consiglieri con conseguente commissariamento del Campidoglio (ma non capisco come eviteranno il subentro dei primi non eletti). Al fuoco dello scontro in atto tra un uomo, il quale ha dislocato le proprie batterie con intelligenza e astuzia, e presuntuosi dirigenti di partito (Matteo Renzi incluso) colpevoli di averlo sottovalutato, hanno aggiunto carboni ardenti i ragazzi di CasaPound. Li chiamo “ragazzi” in forza della mia età e delle mie antiche lotte extraparlmentari, ma in realtà sono politici maturi e fini. Ancora una volta la “Tartaruga” ha rivelato l’autentico volto di Movimento prefascista e postfuturista, fatto su cui tornerò in seguito. Ora restiamo sulla manifestazione di CasaPound in Campidoglio, con la quale hanno chiesto all’odiatore dei sampietrini di non mollare cantando in coro: «Marino resta con noi…».

PD IN FRANTUMI
Come mai gli irriducibili oppositori del chirurgo esportatoci dagli Usa hanno cambiato parere? perché gli chiedono di non farsi sfrattare dal più alto scranno capitolino? Non hanno obiettivi nascosti e la loro non è una “manovra”. Dichiarano apertamente di sostenere il loro avversario perché s’è dimostrato un ottimo rottamatore del Pd romano ed un abile sabotatore del giocoliere di Palazzo Chigi.
Il Pd non è mai stato un vero partito. È un contenitore di orfani del Pci-Pds-Ds rassegnati a vivere insieme con ex democristiani. Al Parlamento europeo, per esempio, il Pd non è riuscito per anni a scegliere a quale gruppo iscriversi. Gli ex comunisti guardavano al “Gruppo dell’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici” (S&D) mentre i loro amici di contenitore premevano per il “Gruppo del Partito popolare europeo” (EPP). È stato Matteo Renzi, da buon ex democristiano, ad iscrivere il Pd al Gruppo S&D. Un atto simbolico di unità, però, non significa granché, se permane la divisione sui temi fondamentali della famiglia, della procreazione eccetera ecceterone.

IL PARTITO SENZ’ANIMA
La telenovela del sindaco commissariato dal presidente del Consiglio racconta senza ambiguità di un Pd che esiste (e resiste) per motivi elettorali. È un partito senza una politica estera (il caso dei Marò sequestrati dall’India ne è la prova più tragica), senza una politica economica (oscilla tra la dipendenza dalle banche e antiche nonché deboli sonorità socialisteggianti), senza una filosofia (spaccato fra l’anima cristiana e quella marxista), senza un progetto (naviga a vista seguendo una rotta da piccolo cabotaggio) e non ha il respiro europeo (l’Ue è “usata” per sostenere effimere politiche localistiche).

LA CHANCE DEI CINQUESTELLE
Il “Movimento 5 stelle” è riuscito a diventare l’antagonista diretto del Pd perché il comico genovese Beppe Grillo ha fatto da megafono alla rabbia, alle delusioni, al fastidio, al rifiuto… insomma alla crescente affezione italiana per l’antipolitica. Fece bene Grillo a sottolineare che, senza la presenza pentastellata, ci sarebbe stata una vera rivoluzione al posto dell’astensionismo elettorale.
Roma potrebbe scegliere di dare una chance ai Cinquestelle. Un fatto che potrebbe anche segnare una secessione all’interno del Movimento.

SCISSIONI IN VISTA
Come la crescita del bambino s’accompagna alle malattie esantematiche, così scissioni e “tradimenti” sono tappe inevitabili sulla via del successo di un movimento politico. L’Urbe è un pianeta abitato da mostri immortali o, comunque, mai uccisi (mafie, corruzione, malcostume, cupidigia, usura…) che vivono in bollenti deserti (immoralità, dissolutezza, degenerazione…) che s’alternano a giungle inestricabili (vizi d’ogni… degenere).
Amleto dice all’amico: «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia». Un monito che vale appieno per Roma. E Marino l’ha compreso.

LA TRASPARENZA VENEFICA
Un dibattito pubblico, la presentazione di mozioni di sfiducia, la capillare presenza mediatica… tutto contribuirebbe a “sputtanare” il Pd romano e a togliere i veli dalle ambiguità renziane. L’invocata trasparenza sarebbe venefica.
Quando riportai i brani “essenziali” della lettera di dimissioni presentata dal sindaco commissariato (e perciò mezzo sindaco), scrissi: «Non sono dimissioni “irrevocabili”. Assomigliano di più ad una bomba ad orologeria».
In effetti, la posta in gioco è molto più alta della pur importante poltrona di primo cittadino.
In ballo, strategicamente, c’è il governo e, tatticamente, le amministrative che ci saranno fra sei mesi.
Giuseppe Spezzaferro

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