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Marino, il mezzo sindaco di Roma che mette tutti in difficoltà

Non avevo visto la trappola. Debbo apportare una sostanziale correzione al pezzo sulle dimissioni del mezzo sindaco di Roma Ignazio Roberto Maria Marino (https://ilnostroarcipelago.com/2451/roma-se-il-mezzo-sindaco-non-se-ne-va-per-sfrattarlo-si-dimetteranno-i-consiglieri), il quale sta dimostrando di muoversi bene tra i regolamenti. Perciò, eccomi qui a pubblicare una errata corrige.
Eliminata l’ipotesi della bocciatura del bilancio come mezzo per sfrattare il chirurgo esportatoci dagli Usa, ne avevo esaminate due: la mozione di sfiducia e le dimissioni contemporanee di almeno la metà del Consiglio comunale.

LA TRAPPOLA DEI PRIMI NON-ELETTI
Bene, debbo cancellare questa seconda opzione. Alle dimissioni di un consigliere, infatti, segue il subentro del primo dei non-eletti. Il Consiglio comunale (chiedo scusa, ma non ci avevo proprio pensato) resterebbe in piedi con tutti i primi non-eletti che andrebbero a sostituire i dimissionari.
Inutile dire che sarebbe impresa impossibile anche per Ercole staccare dalle poltrone capitoline i nuovi arrivati per grazia ricevuta.

LA MOZIONE DI SFIDUCIA
Resta in piedi l’ipotesi della mozione di sfiducia. Al riguardo, conservo le mie perplessità su un accordo tra piddini antimariniani e forzisti, pentastellati e colleghi vari. Dove trovare una persona capace di stilare una mozione con motivazioni accettate dalle parti in commedia?
Il Pd (sia romano che nazionale) insiste sul fatto che l’esperienza dell’odiatore dei sampietrini si è conclusa, ma la cosa non fa né caldo né freddo al dimissionario-Tentenna.

PREVISIONI IMPOSSIBILI
Non c’è che da aspettare. Ho azzardato troppo. La situazione, in realtà, è imprevedibile e tutto sta nelle mani di Ignazio Roberto Maria Marino. Il mezzo sindaco dal lungo nome è pari al “duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari”, l’altezzoso nobilastro che il popolo spernacchiava nel film “L’oro di Napoli”.
Giuseppe Spezzaferro

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